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Toti apre il cantiere di Centro, ma finisce a pesci in faccia: Renzi gongola ‘in attesa’ del Pd

Tra i paletti di Calenda che ha detto no al “fritto misto” con dentro tutti, la disponibilità di Mastella a condizione che non ci sia il “pariolino”, la fatwa lanciata da Berlusconi “il centro sono io”, i distinguo del renziano Rosato, la presa di distanza di Emma Bonino, il fronte non decolla. E il leader di Iv, non aiuta

di Peppe Papa

Il Centro si sa è sempre affollato, caotico, spesso sconclusionato di gente che gira a vuoto. Non fa eccezione nella politica, almeno in quella italiana di questa epoca storica, dove a contendersi lo spazio c’è più di un pretendente, ognuno con un suo personale progetto di direzione del traffico, e l’ingorgo è assicurato.

Inevitabile che finisca in zuffa. Esattamente quel che sta succedendo da quando i due poli di centrosinistra e centrodestra sono finiti in frantumi, il bi-populismo è alle corde e il sistema maggioritario, che ha condizionato la politica degli ultimi trent’anni, si è dimostrato un disastro sia dal punto di vista della promessa stabilità che da quello della semplificazione del quadro politico.

Terzo polo, Centro tout court, partito della Nazione, della Repubblica, del buon governo, dei riformisti, dei liberal democratici, di Draghi, le sigle si sono sprecate, così come le iniziative, senza chi finora si sia approdati a niente.

Eppure tutti, da Renzi a Calenda, dal governatore della Liguria Toti ai ministri forzisti Brunetta, Carfagna e Gelmini, alla new entry Di Maio, ai radicali Della Vedova e Bonino eccetera, sono concordi nel ritenere possibile, nonché indispensabile, la nascita di un fronte moderato, riformista, liberale capace di mettere insieme un consenso a due cifre alle elezioni.

Egoismi, antipatie, miopie politiche rendono però l’operazione difficile, nonostante i buoni propositi e qualsiasi intrapresa di qualcuno dei più volenterosi finisce a cazzeggio inconcludente. Come il “cantiere” aperto proprio dall’ex delfino del Cavaliere, Giovanni Toti che oggi a Roma ha tenuto a battesimo “Italia al centro” (appunto) cui hanno preso parte in tanti, da Azione a Italia Viva, fino al movimento di Clemente Mastella.

Si tratta di un’area potenziale di elettori – ha spiegato il presidente ligure – che va dal 14% al 18% in grado di superare le emergenze e garantire stabilità. Un’ampia fascia del Paese, equamente rappresentativa e distribuita sul territorio nazionale che oggi fatica a riconoscersi in una compagine politica e rischia di frammentare il proprio voto perdendo voce in capitolo”.

Probabilmente ha ragione, solo che è finita a pesci in faccia. Tra i paletti di Calenda che ha detto no al “fritto misto” con dentro tutti (Mastella e Di Maio in particolare) e il sindaco di Benevento che di rimando ha confermato la sua disponibilità, ma a condizione che non ci sia il “pariolino”, come ha apostrofato per tutto il suo intervento il leader di Azione.

La fatwa lanciata da Berlusconiil centro sono io”, i distinguo del renziano Ettore Rosatonon è qui oggi che nasce il centro, evitiamo di fare dieci costituenti”, la presa di distanze di Emma Boninonoi di Più Europa con questo centro ‘pancione’ e minestrone non ci entriamo niente”.

Insomma, più di una falsa partenza, come probabilmente, viste le premesse, sarà la kermesse organizzata dal “pariolino” il 24 settembre prossimo a Milano. “Un grande incontro per la costruzione del polo liberaldemocratico – ha annunciato proprio dal palco apparecchiato da Toti – aperto a tutte le personalità e ai partiti che sono stanchi del bi-populismo”.

Calenda ha anche confermato che sarà presente Italia Viva, con cui è notorio non scorre buon sangue, ma Matteo Renzi, che in questo periodo gongola per la disfatta di Conte e dei Cinquestelle, non sembra particolarmente interessato a definire per ora una scelta strategica, in attesa di capire come si mette con il Pd.

Dal quale, gli è chiaro a differenza del suo ex Ministro, non si può prescindere, soprattutto se dovesse chiudere definitivamente con l’incubo M5S. E’ la politica bellezza, il resto sono chiacchiere.

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