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Il Papeete di Conte: Draghi, Mattarella e soci di governo lo accompagnano alla porta

‘Capolavoro politico’ del leader Cinquestelle: il M5S non partecipa al voto sul dl Aiuti alla Camera e promette di fare altrettanto al Senato. Il premier sale al Quirinale e ottiene il via libera del Presidente, il resto della maggioranza spinge affinché i grillini smammino al più presto

di Peppe Papa

I Cinquestelle non partecipano al voto sul decreto Aiuti alla Camera e promettono di fare altrettanto al Senato giovedì prossimo, Draghi – intascata comunque la fiducia – sale al Quirinale, il resto della maggioranza spinge perché i grillini smammino al più presto, tanto non sono più indispensabili a tenere in piedi il governo.

Inizia così il suo Papeete Giuseppe Conte, sempre più nervoso, che pensava di terremotare l’esecutivo con l’annuncio dell’appoggio ‘spurio’ all’attività di Palazzo Chigi fissando inderogabili condizioni alla permanenza del M5S nella compagine dei “responsabili” che sostiene l’ex capo della Bce, e si ritrova invece sbeffeggiato dai suoi avversari, messo ai margini, relegato in uno spazio tra l’irrilevanza e il compatimento.

E’ riuscito, spinto dalla combriccola di quelli del “Fatto”, a fare un ‘capolavoro politico’ degno dei libri di storia: rimanere al governo senza avere più alcuna voce in capitolo, o unica possibilità, mollare. Solo che poi tocca fare opposizione e non sembra più il tempo dei vaffa’, bisognerebbe inventarsi qualcosa di nuovo. Sì, ma cosa?

Conte e i suoi, non ne hanno la minima idea, la scatoletta di tonno è già stata aperta e abbiamo visto come è andata a finire, Beppe Grillo – la vera macchina del consenso pentastellato – ha fatto capire di averne le tasche piene di trovarsi a che fare con un manipolo di dilettanti e un presunto leader “incapace”, Mario Draghi non si è fatto ancora sentire, come gli aveva intimato l’avvocato.

Il premier, tanto per rimarcare il solido asse con Mattarella, è salito al Colle subito dopo la fine della votazione alla Camera per riferire al Presidente sulla situazione politica e ne ha ricevuto il mandato ad andare avanti a prescindere dalle fibrillazioni di alcuni pezzi della maggioranza. Vale a dire che si prosegue anche senza il M5S e, se questi ne è capace, faccia cadere il governo.

Questo no, non lo avevano previsto, ritrovarsi come ospiti sgraditi al banchetto, troppo per il loro livello di intuito politico.

Come avvoltoi si sono avventati sulla carcassa del Movimento i soci dell’esecutivo a cominciare da Berlusconi che ha chiesto “una verifica”, il Pd con il senatore Andrea Marcucci per quale “indebolire o mettere a rischio il governo in queste settimane è una scelta scellerata”, Ettore Rosato di Iv che ha evocato il Papeete del M5Sanche se nel 2019 non avevamo Covid, guerra in Ucraina e inflazione all’8%”.

Autostrada spianata per Luigi Di Maio e i suoi, ai quali non è sembrato vero del regalo portogli su un piatto d’argento dai vecchi amici per affondare ancora di più la lama nelle contraddizioni del loro ex partito, cercando di lucrarne in termini di consenso parlamentare e elettorale.

Non sono pochi infatti quelli che sono pronti a fare il salto nel nuovo gruppo formato dal ministro degli Esteri, “Insieme per il futuro”.

Assurdo voltare le spalle agli italiani non votando un provvedimento importante come il dl Aiuti – hanno affermato in una nota Iolanda Di Stasio e Primo Di Nicola, capigruppo alla Camera e Senato di If – che stanzia decine di miliardi contro il caro bollette e il caro energia. C’è chi ancora una volta – hanno sottolineato – pensa solo ai sondaggi e si nasconde dietro a egoismi di partito”.

Dalla Lega non ne parliamo proprio, per loro la possibilità che il M5S esca dal governo sarebbe come prendere un terno a Lotto. Non è vero che replicherebbero – perché ringalluzziti dalla propria insperata indispensabilità – l’atteggiamento dei loro compari populisti stellati, anzi. Fortunatamente nel Carroccio non c’è solo quel “cazzone” di Salvini.

Maggiori assunzioni di responsabilità, significa più potere contrattuale che, per il sindacato del Nord, è pura manna dal cielo in funzione dell’autonomia che è la tradizionale aspirazione, nonostante le mire del Capitano, dell’anima leghista. Zaia, Fedriga e le centinaia di amministratori veneti e padani, badano al sodo che in questo momento ha un nome: Draghi. Alle elezioni poi si vedrà.

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