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Armi all’Ucraina? Meloni sfida l’imbarazzo della Schlein

Il 22 marzo la presidente del Consiglio riferirà in parlamento, alla vigilia del Consiglio europeo, con al centro la fermezza dell’Italia sulla linea di sostegno a Kyjiv

di Peppe Papa

Se Elly Schlein sia la vera sfidante di Giorgia Meloni non tarderemo a scoprirlo. Il 22 marzo la presidente del Consiglio riferirà in parlamento, alla vigilia del Consiglio europeo, con al centro la fermezza dell’Italia sulla linea di sostegno a Kyjiv, compreso l’invio di nuove armi se necessario.

Sarà l’occasione per saggiare, nel concreto, l’orientamento del Pd e della nuova segretaria, nel merito di un tema che a sinistra crea non poche divisioni e che finora ha visto i dem schierati senza ripensamenti sull’appoggio incondizionato alla resistenza ucraina.

Schlein ha già confermato di essere d’accordo sull’invio di altro materiale bellico “assolutamente sì, abbiamo votato in parlamento e credo sia necessario sostenere il popolo ucraino da un’invasione criminale”, anche se poi ha dovuto ammettere che “non può esserci sinistra senza cercare di costruire la pace e non possiamo rinunciare che non si risolva solo con le armi”.

Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte, salvo poi il 22 dovere votare a favore, o astenersi sulla mozione di maggioranza che sicuramente sarà presentata dal centrodestra.

Di certo ci sarà quella del M5S, è stata già annunciata, che si ripromette di dare battaglia sull’assoluta contrarietà all’invio di altri armamenti e a una soluzione diplomatica del conflitto, anche se non si capisce cosa vuol dire. Ma è la posizione sulla quale è schierato tutto il fronte composito del mondo progressista di stretta osservanza demo-populista, che la Schlein vorrebbe riportare nell’orbita Pd.

L’umore della piazza antifascista di sabato a Firenze che ha fatto gonfiare il petto a tutta la galassia della sinistra-sinistra, è stato un segnale forte di cosa pensano da quelle parti.

Tra le  mille bandiere di tutto l’antifascismo nazionale organizzato: sindacati, Anpi, Arci, pacifisti, antagonisti, antimperialisti, gli immancabili vessilli palestinesi; non se n’è vista una dei colori dell’Ucraina. Nessuno striscione, nessuno slogan.

Un bel problema per la neo segretaria che sarà obbligata, per rispondere alla trappola preparatagli dall’avversaria, presentare una sua risoluzione nella quale dovrà necessariamente indicare quanto è disposta a cedere sul piano del peso diplomatico in funzione dello sforzo bellico.

Sarà difficile per lei mantenere l’equilibrio che non scontenti nessuno, Giuseppe Conte e i suoi Cinquestelle la incalzano a sinistra più a sinistra, non hanno nulla da perdere e l’aspettano al varco.

Ma è in queste situazioni che si misura la qualità di una leadership, tra l’altro conquistata a furor di popolo. Il confronto con Meloni, al di là dello stucchevole glamour sulla novità del duello tutto al femminile, è politico.

La premier ha dimostrato, finora, di saperci fare visto dove è arrivata, Schlein ha l’occasione di fare altrettanto e di essere all’altezza, rappresentandone l’alternativa. Sarà dura, ma niente, proprio in politica, è impossibile.

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