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Conte il ‘descamisado’: strizza l’occhio a Meloni e snobba il Pd

La mano tesa al governo sul Pnrr pone più di un interrogativo sulle reali intenzioni del capo del M5s in vista della tornata di nomine entrata ormai nella fase decisiva. Incassata per il momento la Vigilanza Rai

di Peppe Papa

Forse si tratta solo di un semplice inciucio, o il primo passo di una strategia di ampio respiro, certo è che la mano tesa di Giuseppe Conte a Giorgia Meloni sul Pnrr, contiene più di un interrogativo. Il primo dei quali attiene alla spregiudicatezza dell’avvocato di Volturara Appula e dei suoi seguaci del M5S che hanno dimostrato di saper cambiare fronte senza alcuno imbarazzo, pregio riservato ai populisti di ogni latitudine, e da loro ampiamente sfruttato.

Il capo dei Cinquestelle è stato premier di due governi di segno opposto, prima del centrodestra insieme alla Lega di Matteo Salvini e Fi di Silvio Berlusconi, poi del centrosinistra con il Pd di Entico Letta e Italia Viva dell’odiato Matteo Renzi, infine importante partner di maggioranza in quello guidato dal ‘nemico’ banchiere e “simbolo dei poteri forti”, Mario Draghi. Affidabilità e coerenza, insomma, puri optional da usare all’occorrenza per la propria convenienza.

Soprattutto quando si è provato, contro ogni aspettativa, i ‘piaceri’ del potere per i quali si è disposti a tutto, anche eventualmente effettuare l’ennesimo salto della quaglia prospettando una disponibilità a sostenere, nel caso servisse, l’attuale esecutivo di destra guidato dalla leader di Fdi.

Non stupirebbe nessuno, nonostante Conte continui a recitare la parte del rigoroso gauchista, bacchettando il governo, sbandierando un pacifismo senza compromessi e ergendosi a ultimo baluardo nella difesa degli ultimi.

Una possibilità del genere, darebbe un senso anche alle altre domande che l’uscita del capo pentastellato ha suscitato con l’offerta di collaborazione per provare salvare il piano di finanziamento europeo al nostro Paese. “Il Pnrr è degli italiani – ha provato a giustificarsi – sprecare questa occasione sarebbe un’onta”. Giusto.

Se non altro serve a far dimenticare il grottesco Piano messo a punto dal suo governo giallo-rosso completamente smontato e rimontato, a proposito di “occasione da non sprecare”, da Draghi per renderlo all’altezza delle aspettative di Bruxelles. Ma serve pure a differenziarsi dal Pd di Elly Schlein, che gli sta mangiando consensi, la quale non dialoga con Meloni e che sul tema le chiede conto in parlamento.

C’è poi la partita delle nomine che nelle prossime settimane entrerà nel vivo delle decisioni e la speranza dell’affamato avvocato è che gli possa toccare qualche briciola.

Una prima avvisaglia si è avuta alla Rai con la capogruppo del M5S, Barbara Floridia eletta presidente della Vigilanza e la possibilità di piazzare qualche altro colpo. Il Pd, infatti, si è chiamato fuori dalla spartizione pigliatutto del partito della premier, sottolineando la propria diversità sancita dal nuovo corso. Pertanto la quota spettante all’opposizione se la intascherà Conte.

Si parla infatti della direzione di RaiNews24 e di ottenere un occhio di riguardo dal Tg1 dove approderà il meloniano direttore dell’Adnkronos, Gian Marco Chiocci che, come si è appreso da alcune indiscrezioni, pare abbia incontrato nei giorni scorsi proprio il capo dei pentastellati.

Lui nel frattempo fa lo gnorri. “Io non coltivo l’isolamento, l’obiettivo è battere la destra – ha detto alla Stampacon il Pd andiamo insieme quando ci sono i presupposti per un progetto politico credibile”. Intanto per ora, ognuno va per la propria strada. Significativa, tanto per dirne una, l’assoluta incompatibilità delle posizioni sull’invio delle armi all’Ucraina, anche se in verità pure in contrapposizione alla linea del governo.

Ma la guerra prima o poi è destinata a finire, la legislatura si prevede lunga e gli alleati della premier, nella fattispecie lo scalpitante Capitano leghista, non è detto che arrivino in fondo. Nel caso loro, da veri descamisado quali sono, sicuro ci saranno a fornire una stampella, non è gente che ha la puzza sotto il naso, lo hanno dimostrato.

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