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Il Pd ritorna Ds, boom di iscritti: Schlein ‘festeggia’, Renzi pure

Anche l’economista il liberale, Carlo Cottarelli dice addio ai dem perché a disagio nel nuovo corso del partito e lascia lo scranno in Senato

di Peppe Papa

E anche Carlo Cottarelli se ne va, il Pd perde un altro pezzo della componente liberal-riformista sempre più a disagio nella torsione, fortemente a sinistra, impressa al partito dalla neo segretaria Elly Schlein.

La sua elezione – ha scritto il senatore dimissionario in una lettera a Repubblicaha spostato il partito più lontano dalle idee liberaldemocratiche in cui credo”.

Da gran signore, non solo ha lasciato il partito al quale tra l’altro non era iscritto, ma ha liberato il posto di parlamentare lasciandolo a disposizione del Pd che lo aveva fatto eleggere. Tornerà a fare il professore di economia restando uomo delle istituzioni, rinunciando così a tutti i benefit derivatigli dalla carica. Non è cosa da poco di questi tempi.

Prima di lui a dare l’addio, per le stesse motivazioni più o meno, erano stati il cattolicissimo Beppe Fioroni appena appreso l’esito delle primarie, poi il renziano mai pentito Andrea Marcucci passato al Terzo Polo, infine Enrico Borghi, dirigente lettiano di punta e membro del Copasir approdato a Italia Viva e Caterina Chinnici, la figlia del magistrato Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia nel 1983, che ha annunciato la sua adesione addirittura a Forza Italia.

E’ solo l’inizio” prevede Matteo Renzi il quale si dice convinto che dando tempo al tempo “il quadro politico di questo Paese cambierà profondamente”. In sostanza il Pd ritornerà ad essere i Ds di una volta e si ricomporrà quella composita area di centro liberale, cattolico moderata e del socialismo riformista che ha sempre rappresentato la maggioranza degli italiani.

Un auspicio, probabilmente, quello del leader di Iv, ma non privo di qualche ragione.

Intanto, non c’è dubbio che la Schlein abbia riportato l’entusiasmo in quella fetta di elettorato di sinistra radicale che si era ritirato nell’astensione, o peggio riversato in massa del M5S. I risultati delle nuove iscrizioni al partito (dicono, oltre ventimila) lo stanno a confermare, così come la risalita nei sondaggi che hanno ridotto il gap con Fdi di Giorgia Meloni a otto punti.

Milioni di voti recuperati, ha scritto orgoglioso Michele Serra nella sua “Amaca”, che danno impulso al nuovo corso imposto dalla segretaria. Anche se finora fatto di slogan ‘comunicati bene’, ma privi di sostanza e fermi alle dichiarazioni d’intenti.

Poco importa, però se hanno avuto il merito di “riaccendere la speranza e riconnettersi ai desideri delle persone”, come ha candidamente confessato, Marco Furfaro giovane ‘delfino’ della Schlein, responsabile delle iniziative politiche e del welfare del partito.

Nessun ripensamento, dunque, che i Cottarelli, Fioroni, Borghi e compagnia sgombrino il campo è un bene, un elemento di chiarezza destinato a cambiare i connotati delle forze in campo e degli equilibri politici del Paese. Renzi docet, insomma?

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