

di Serena Cirillo
Mentre in tutta Napoli fervevano i preparativi per un festeggiamento degno del migliore dei capodanni, in un angolo del centro storico, nel cuore più antico della città, si festeggiava un capodanno vero anche se alternativo: il capodanno singalese.
La celebrazione ha avuto luogo nella chiesa di Santa Maria Donna Romita, sede dell’Associazione Lankitalia, fondata nel 2005 per essere punto di riferimento degli immigrati dello Sri Lanka a Napoli sostenendo la loro cultura di origine e favorendo il loro inserimento nel nuovo paese.
L’Associazione non nasce da nessun progetto di integrazione o inclusione, nessun intervento delle Istituzioni locali o governative, ma semplicemente dalla buona volontà di un gruppo di singoli cittadini che, insieme agli immigrati che ne fanno parte, offrono il loro supporto con affetto e collaborazione reciproca.
L’evento si è svolto durante un sabato mattina di metà aprile; erano presenti i ragazzi che gravitano intorno alla comunità Lankitalia con i loro genitori, il presidente della suddetta comunità, Fernando Piyasiri, instancabile artefice di tutte le iniziative che la vedono coinvolta, ed alcuni ospiti napoletani tra cui i professori delle scuole cittadine frequentate dai ragazzi e i docenti volontari che prestano la loro opera presso i locali della comunità fornendo un ulteriore sostegno spesso multidisciplinare e ad ampio raggio.
La presentatrice della manifestazione è stata Taruchi Navindya, studentessa di economia aziendale alla Federico II, radiosa col shari verde e lo sguardo pulito dei suoi vent’anni, coadiuvata da Thilanka Katiyapperuma, studente diciassettenne dell’istituto Casanova che in un tema sui suoi progetti per il futuro conclude scrivendo: “voglio che i miei genitori siano fieri di me”.
I ragazzi e i loro familiari, vestiti con abiti tradizionali dello Sri Lanka, hanno eseguito rituali tipici della ricorrenza come l’accensione delle lampade a olio, l’aspersione delle essenze sulla testa e la bollitura del latte su fuoco vivo in un recipiente di terracotta, dal cui esito si traggono gli auspici per il nuovo anno.
E’ interessante osservare che questi rituali, come spesso viene sottolineato dagli organizzatori, derivano da una combinazione di entrambi i culti praticati nello Sri Lanka: quello buddista e quello induista, dando luogo così ad un’autentica testimonianza di integrazione serena e pacifica da cui tutti i popoli dovrebbero prendere esempio.
Dopo i riti sacri è stato offerto un rinfresco a base di pietanze tipiche singalesi e poi sono cominciati i festeggiamenti: giochi e danze popolari a cura dei ragazzi della comunità a cui si sono uniti anche alcuni professori e volontari napoletani.
Le danze sono state eseguite da un gruppo di ragazze, le stesse che con zelo e diligenza seguono, di pomeriggio, i corsi di italiano tenuti dai volontari presso la sede di Lankitalia. Coordinate dalla solare e vivace Kaviduni Manatunga, le danzatrici, con i loro shari coloratissimi davano un’immagine di gioia e freschezza, incantevoli per l’eleganza dei movimenti e per i loro sorrisi puri e coinvolgenti.
Al termine della prima parte di giochi e danze c’è stato un altro banchetto, più consistente: un pranzo tipico singalese innaffiato da un nostro vino locale fornito da uno sponsor, ed infine una danza conclusiva.
Per chi ha avuto il piacere di parteciparvi da neofita, è stata un’esperienza particolare, unica nel suo genere, emozionante e positiva, vissuta come trionfo dell’unione tra popoli, etnie e religioni tanto diversi, tanto distanti, ma accomunati da sentimenti puri come l’accoglienza, la generosità, la partecipazione e la disponibilità da ambo i lati.
I riti si sono svolti nella chiesa cattolica che dal 2005 accoglie la comunità dello Sri lanka a Napoli; il buffet di metà mattina offriva tè e dolci singalesi insieme a caffè e cornetti; col pranzo etnico tipico si beveva Falanghina dei Campi Flegrei e Aglianico, sebbene il vino non rientrasse nelle usanze del luogo.
Gli organizzatori e gli ospiti comunicavano tra loro in italiano e in inglese, lingua ufficiale dello Sri Lanka insieme al tamil e al singalese. Si assisteva ad un continuo scambio di culture, tradizioni, usanze e lingue, ma soprattutto di sorrisi, affetto e sentimenti autentici.
L’incontro tra culture e tradizioni diverse è un viaggio dell’anima che arricchisce sempre; le emozioni che ne scaturiscono fanno bene al cuore e alla società civile.
2 Comments
La descrizione dell’ evento è stata efficace e coinvolgente.
Molto completo,esaustivo e competente,brava,brava e brava Serena Cirillo