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Il ramo d’oro: i Campi Flegrei di Jean Noel Schifano

Lunedì scorso all’Istituto francese di Napoli la presentazione del suo ultimo libro, nel segno del mito in forma di giallo, scritto per la prima volta direttamente in italiano

di Serena Cirillo

Un’ulteriore testimonianza dell’amore per Napoli e la Campania è stata offerta da Jean Noel Schifano lunedì 15 maggio, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, presso l’Istituto Francese di Napoli “Grenoble”, il primo scritto direttamente in italiano, edito da Colonnese.

In questo racconto sotto forma di giallo, lo spunto della narrazione è un’indagine sul ramo d’oro, quello che Enea nel libro VI dell’Eneide va a cercare seguendo il consiglio della maga Circe. Per oltre duemila anni si è creduto che fosse, come scritto da Virgilio, un ramo di vischio, ma la descrizione della pianta presenta delle incongruenze.

Il vischio è sottile e fragile, quindi i suoi rami non sono difficili da strappare, a differenza di ciò che afferma Virgilio, per cui Enea fece fatica ad estirparne il ramoscello; scrive inoltre che le sue foglie crepitavano al vento e che i fiori erano di colore giallo.

Tutti questi elementi fanno pensare alla ginestra, pianta dall’apparenza fragile, ma in realtà molto forte e resistente, piuttosto che al vischio. Ed ecco che troviamo un’evocazione, più che una citazione, di un altro sommo poeta, Leopardi, che fece della ginestra il suo simbolo magnificandola nel canto (l’ultimo da lui scritto) a cui questo fiore dà il titolo.

Schifano procede con una descrizione attenta, ricca di dettagli storici, geografici, socio-antropologici e relativi alla sua esperienza personale in quella terra fatta di sogno e di mistero che porta il nome di “Campi Flegrei”, dove è stato accolto amorevolmente durante il suo primo soggiorno in Italia, tanto da fargli scrivere, “nei Campi Flegrei, mi sento come nella mia culla”.

Numerosi sono i riferimenti alla mitologia, ma fatti in modo semplice e discorsivo, come se l’autore stesse raccontando una favola o un sogno. La narrazione sconfina in una dimensione onirica, tanto affascinante da rapire il lettore e incantarlo con infinite suggestioni che si aprono, l’una dall’altra, come scatole cinesi.

Dalle suggestioni del mito passa alla cronaca della sua vita nel periodo in cui ha avuto come sfondo i Campi Flegrei, con digressioni su avvenimenti storici, di cui il più emozionante è quello della scoperta archeologica che ebbe luogo nel porto di Baia.

Dal fondo del mare, dove si trovava la città sommersa, furono recuperate alcune meravigliose statue che molto probabilmente dovevano ornare delle antiche ville romane. Dal modo di raccontare, quasi poetico, si coglie tutta la sua emozione:

“Ho visto, tanto commovente, il giovane Bacco che sorrideva dopo duemila anni nel liquido amniotico (…). Era una vera, splendente e silente nascita (…).Nel suo sorgere dall’azzurro nero all’azzurro abbagliante sembrava che, sotto le carezze delle onde, riprendesse a respirare (…). “Tutti i personaggi dell’impero romano e dei miti greci nascevano, rinascevano, e poi io nascevo con loro”.

Evoca i giorni trascorsi con gli amici napoletani che lo hanno accolto, amato in modo fraterno e viscerale, fatto sentire a casa sin dal primo momento in cui aveva messo piede in Campania, trasferendogli quella napoletanità che non lo ha mai abbandonato e che lo contraddistingue rendendolo un personaggio unico.

Storia, mito e vita privata si intrecciano e si rincorrono in questa narrazione originale, un po’ visionaria, che porta l’impronta tipica di Jean Noel Schifano.

Alla presentazione hanno preso parte: Lise Moutoumalaya, Console di Francia a Napoli e direttrice dell’Istituto Francese di Napoli “Grenoble” e Francesca Mazzei, responsabile della casa editrice Colonnese, per i saluti iniziali. Alvio Patierno, professore dell’Università Suor Orsola Benincasa, che ha condotto la conversazione con Schifano, Gabriella Vitiello, che con le letture di alcuni brani tratti dal testo, ha dato voce in modo sublime alle parole dell’autore.

Patierno ha sottolineato l’importanza della decisione di Schifano di scrivere per la prima volta in italiano, nella “lingua parca” del padre, anziché in quella della madre. E’ stato un altro gesto d’amore per la nostra terra, per i luoghi della memoria e delle sue origini, che ha reso perfettamente il suo stile riuscendo a trasmettere le stesse emozioni di quando scrive in francese.

Il professore ha paragonato il libricino, molto più piccolo rispetto agli altri, ad una “boccetta di profumo” che contiene un’essenza, ridotta ma concentrata, che ha raccolto in poche pagine tutte le tematiche ricorrenti nella scrittura del maestro italo-francese cittadino onorario di Napoli.

Jean Noel Schifano ha iniziato dai ringraziamenti, affettuoso come sempre. Ha ringraziato la Console Generale francese e Sylviane Tulimiero, deus ex machina più che segretaria, che da trent’anni con la sua preziosissima collaborazione assiste i Consoli Generali e direttori dell’Istituto Grenoble che si avvicendano.

Francesca Mazzei e Lello Esposito, suo grande amico sempre presente, che definisce artista universale, insieme all’altro suo amico pittore, Alfredo Troise. Ha poi ringraziato in modo accorato Tiziana Grassi (figlia di Luigi) dell’ospedale delle bambole, che definisce uno dei posti più magici di Napoli dove ognuno ritrova lo spirito dell’infanzia e dove spera di organizzare la sua prossima presentazione.

Infine ha espresso la sua gratitudine per Donatella Gallone che, con le edizioni “Il mondo di Suk”, ha dato vita al “Dizionario appassionato di Napoli”, lavoro a cui Schifano è molto affezionato, e Alvio Patierno, traduttore di molte sue opere. Non ha trascurato il pubblico napoletano che (come lui stesso ha sempre affermato) ama in modo viscerale.

Il suo scopo, ha sottolineato, è far perdere il lettore nella mitologia partenopea portandolo dalla Napoli storica alla quella pittoresca con un occhio sempre attento alla realtà.  Ha spiegato che prima di scrivere si immerge concretamente nell’ambiente e nell’argomento che vuole trattare vivendolo come un’esperienza personale, alla maniera di Stendhal e Flaubert, alla costante ricerca del vero.

Nella fattispecie, ha affermato che bisogna frequentare i luoghi dei miti per conoscerli e comprenderli bene, pertanto ha esortato i napoletani ad essere fieri della loro appartenenza ad un popolo importante e dei luoghi dove vivono, in modo da ritrovare quell’armonia che non può essere perduta.

Ha definito questo suo ultimo lavoro letterario una “conversazione”, un intrattenimento discorsivo tra amici, quindi non un libro minore perché “quando c’è la voglia e l’ispirazione, si scrivono libri come una lunga e profonda conversazione”.

Con queste ultime parole, piene di entusiasmo e di speranza, Jean Noel Schifano ha concluso la presentazione, con un lungo applauso da parte del pubblico affezionato che lo segue da circa trent’anni, da quando era direttore dell’Istituto Francese di Napoli, che con lui ha vissuto gli anni di massimo splendore.

1 Comment

  1. Antonio ha detto:

    Bello

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