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Iv, gruppo autonomo al Senato e Calenda ridotto al ‘silenzio’ in Aula: ma a Renzi non basta

L’ex premier deciso a chiudere i conti con il capo di Azione che considera un nemico alla stregua dei grillini e ne chiede la testa

di Peppe Papa

Il dato è tratto, Matteo Renzi vuole la testa di Carlo Calenda, considerato un nemico alla stregua dei grillini, ed è deciso ad andare fino in fondo sfruttando il tempo che ci separa dalle europee del 2024, da sempre suo principale cruccio, per mettere a punto un fronte libdem-riformista il più ampio possibile, sbarazzandosi nel contempo del capo di Azione diventato un impiccio.

Spegnerne definitivamente le velleità di leadership per diritto di ‘casta’, ma senza sostanza politica, che lo fanno muovere come una scheggia impazzita da una parte all’altra dello schieramento di centrosinistra, tra continui e improvvisi voltafaccia, nell’intento narcisistico di conquistare il centro dell’attenzione. Una specie di bambino viziato, incontentabile, inconcludente e pronto a litigare per niente.

Uno così è meglio perderlo per strada soprattutto se, in un suicida orgasmo dell’ego, lui stesso offre su un piatto d’argento il proprio cranio, decidendo d’emblée di mandare all’aria il patto di fondere in un unico partito Azione e Italia Viva. Da quel momento Renzi ha lanciato l’operazione logoramento, il lavorio incessante di fargli terra bruciata intorno aprendo le porte ai delusi, tanti, del suo Movimento.

Un esodo che negli ultimi giorni si è fatto sempre più consistente e, dopo l’uscita della deputata Naike Gruppioni, che ha fatto particolarmente infuriare Calenda, e della consigliera regionale emiliana oltreché coordinatrice del partito locale, Giulia Pigoni, a prendere la strada verso Iv sono stati ieri 38 componenti del direttivo provinciale di Modena a partire dal segretario cittadino, Piero Borsari.

E poi in serata le uscite eccellenti, del segretario fiorentino Franco Beccari e quello regionale piemontese, Gianluca Susta dimessosi dall’incarico “ma per il momento”, ci ha tenuto a dire, “ancora iscritto al partito”.

Sarebbe bastato, nelle intenzioni dell’ex premier per non tirare troppo la corda, se non fosse stato a incattivirlo e produrre l’accelerazione, l’ennesima mossa ‘sporca’ del nipotino di Comencini.

Che l’ha buttata prima sul personale, rivelando particolari di un discorso privato fra loro due in merito ai compensi ricevuti da Renzi dagli ‘arabi e la promessa di questi di lasciargli campo libero, poi chiudendo categoricamente a qualsiasi accordo per correre insieme alle elezioni Ue. A questo punto l’offensiva renziana si è fatta cattiva, ha cambiato d’intensità con l’obiettivo di chiudere al più presto la partita.

Tanto per cominciare ha dato il via all’iter per la costruzione del gruppo autonomo di Iv al Senato dove, con l’arrivo di Enrico Borghi dal Pd, ha i numeri sufficienti per operare il distacco da Azione che al contrario si vedrebbe costretta a trasmigrare nel misto, ritrovandosi capogruppo un esponente del partito dell’odiato Nicola Fratoianni, e l’obbligo di limitare gli interventi in Aula a non più di due minuti.

Praticamente come essere condannati al silenzio, una sorta di morte politica, che potrebbe avere una replica alla Camera, dove i numeri non ci sono neanche per Renzi e i suoi, ma ci sarebbe la possibilità di creare non poco scompiglio in Azione, proponendo un nuovo capogruppo al posto del numero due del partito, Matteo Richetti, per esempio puntando su una sempre più perplessa Mara Carfagna.

E siccome la guerra è guerra, per completare l’opera l’iniziativa si è allargata alla ricerca di altri partner che potrebbero essere disposti a costruire una lista unitaria per Europarlamento, mettendo insieme movimenti territoriali come “Sud chiama Nord” del corteggiatissimo Catello De Luca, oppure i popolari di Giuseppe De Mita, il gruppo misto di Beppe Fioroni e le ‘truppe in sonno’ dell’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli.

Le interlocuzioni sono in corso, per ora niente di definitivo, ma c’è tempo per approfondire i discorsi, quel che conta è sgombrare il campo dalle presenze moleste che provocano confusione e costringono ogni volta a cominciare da capo consumando energie che devono e possono essere spese meglio. Calenda è una di queste e il suo destino appare segnato, sempre che non rinsavisca, anche se in tutta onestà sembra difficile che accada.

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