

di Serena Cirillo
Doppia presentazione, sabato 20 maggio al teatro Acacia, alla presenza dei due autori: Stefano Taccone, con la sua ultima opera “Sertuccio”, e Marisa Papa Ruggiero con “Le verità bugiarde”. Opere tanto diverse eppure simili, legate tra loro da coincidenze di forma e contenuto.
“Sertuccio” viene definito dal suo autore una “strana, labirintica narrazione”. In effetti è più di un racconto, bensì un romanzo dalla forma insolita: polifonico, profondo affresco socio-antropologico ove luoghi e tempi si accavallano, storie personali si tessono con quelle altrui, la storia e la cronaca, alternandosi continuamente in digressioni di varia natura.
Passato e presente si scambiano la scena e il momento storico. Sertuccio e Sisca a volte sono coetanei, altre volte vediamo lei adolescente e lui infante. Alla storia personale di Sertuccio, il protagonista, un bambino nato all’inizio degli anni ’80, si sovrappongono le storie di altri personaggi presi dalla vita quotidiana di ognuno di noi, come la vicina di casa petulante, o il signore anziano gestito dalla badante ucraina.
Personaggi che all’improvviso diventano protagonisti di avventure fantascientifiche frutto della fantasia proprio di Sertuccio. Romanzo irriverente, ironico, in cui l’autore non perde occasione per prendere in giro le ideologie preconfezionate ad oltranza, luoghi comuni portati al paradosso, psicosi dell’era moderna, il mondo dell’arte che conosce dall’interno come addetto ai lavori.
E’ facile riscontrare riferimenti ai classici della letteratura: il paradosso degli stereotipi richiama il saggio di Flaubert “Bouvard et Pécuchet”, le formiche che in casa crescono a dismisura ci fanno pensare a “La metamorfosi” di Kafka e le costanti digressioni sotto forma di dialoghi tra i personaggi e l’autore ricordano “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello.
Troviamo inoltre chiare citazioni tratte da opere letterarie, da canzoni dell’epoca in cui è ambientato il romanzo e canzoni più nuove, inni politici e religiosi, tanti elementi che compongono l’affresco di un’epoca in cui ognuno di noi trova un pezzo di sé.
Molto interessante il modo in cui tratta il declino della sinistra, attraverso la figura del papà di Sisca, che riassume in un bellissimo dialogo con l’autore. Ed è esilarante e colorita la parodia che fa dell’artista e del mondo dell’arte partenopeo, piena di metafore e simboli, tra cui i nomi che dà a due amici, artista e curatore: Ego e Seco.
Non è immediato il nesso tra i due libri che sono stati presentati insieme, ma con una lettura più approfondita si nota che viaggiano in modo parallelo. “Le verità bugiarde” si può definire una conversazione filosofica il cui espediente narrativo richiama, nella struttura e nel contenuto, il teatro dell’assurdo e lo stile futurista.
E’ un testo visionario sotto forma di dialogo con continui riferimenti al contrasto tra verità e menzogna, essere e apparire, volto e maschera, concetti peculiari delle opere di Pirandello, di cui troviamo un’altra citazione sottintesa con l’immagine del libro bianco che chiede di essere scritto, proprio come i “Sei personaggi” chiedono all’autore che dia loro vita.
Le analogie con “Sertuccio” le notiamo a partire dalla forma: sono due volumi della stessa lunghezza, entrambi divisi in tre parti. Stefano Taccone si è ispirato a Marisa Papa nel decidere la struttura del suo libro, e Marisa Papa lo ha voluto insieme a lei nella presentazione perché si è “ritrovata” nel contenuto di “Sertuccio”.
Varie sono le immagini comuni nei due testi. Oltre al perenne contrasto tra essere e apparire, tra vero e verosimile, che attanaglia spesso i personaggi del romanzo di Taccone e che è il filo conduttore del dialogo della Papa, troviamo in quest’ultimo un’esposizione di rifiuti che ricorda la mostra di arte contemporanea a cui assistono Ego e Seco in “Sertuccio”, dove ogni convenuto era invitato a depositare un sacchetto di immondizia al centro della sala, immagine quasi grottesca per descrivere i paradossi del mondo dell’arte.
In “Le verità bugiarde” ad uno degli interlocutori viene chiesto di decifrare delle sagome spiraliforme, praticamente le stesse che Sertuccio disegnava all’asilo con evidente disappunto della maestra. Le improvvise divagazioni, presenti in entrambi i romanzi, spesso esprimono una velata critica alla società contemporanea e al sistema che mira ad un livellamento di tutte le singolarità e differenze, oltre che a travolgere gli individui nelle dinamiche del consumo.
Le conversazioni di un personaggio col suo doppio, sempre presenti nel testo della Papa, come quelle dei personaggi di “Sertuccio” con il loro autore, ci conducono in una sorta di meta narrazione e contribuiscono a creare un’originale alternanza tra iperrealismo e surrealismo.
Entrambi i testi si concludono con l’immagine della morte. Reale in “Sertuccio”, quella del signor Lando, ipotizzata invece in “Le verità bugiarde”, come fine che prelude ad un nuovo inizio, con la citazione di una frase di Edoardo Cacciatore: “Quando tutto è finito la bellezza ha inizio”.
Alla presentazione sono intervenuti Filippo D’Eliso, musicista e critico letterario, e Cristiana Buccarelli, scrittrice, attraverso una conversazione con gli autori.
A parlarci di “Le verità bugiarde” è stato Filippo D’Eliso, che, partendo dal concetto chiave alla base del testo, il dualismo in tutte le sue declinazioni, ha visto all’interno di esso un grido d’allarme per la crisi dell’arte: la morte della creatività a vantaggio del marketing. Ma anche, in fondo, un messaggio di speranza, affidando al potere della scrittura e della letteratura la possibilità di far uscire la società dall’appiattimento globale facendosi rapire dal fascino del labirinto creativo.
Il romanzo “Sertuccio” è stato illustrato da Cristiana Buccarelli, che in un primo momento ne ha sottolineato la matrice biografica per poi passare alle tematiche sociali, politiche e psicologiche in esso contenute. I relatori hanno poi fatto riferimento ad uno degli espedienti narrativi comune ai due testi: la meta narrazione come massima espressione del dualismo. Insomma, una lettura interessante, formativa, con elevati contenuti culturali, ma al tempo stesso leggera e divertente.
9 Comments
Da quel che leggo sembra interessante. Mi tenta…..
Interessantissimo il tema delle due opere presentate e illustrate in modo sapiente ed esaustivo da Serena Cirillo. Il pericolo di un pauroso appiattimento culturale è evidente in ogni manifestazione sociale, incomincia con l’ impoverimento linguistico e si evidenzia nella produzione di opere che sembrano il risultato di un meccanico lavoro informatico. La scelta dell’iper realismo e del surreale rivela il disperato tentativo degli autori di sottrarsi a questa deriva. Sarà la letteratura a salvarci? Sí, se un pubblico sufficiente di lettori sarà in grado di leggere e se troverà tempo e voglia di farlo.
Brava Serena
Interessantissimo l’argomento della presentazione di Serena Cirillo su iperrealismo e surrealismo suggerito dai lavori di Stefano Taccone con “Sertuccio” e Marisa Papa con ” Le verità bugiarde”. L’originalità stilistica é uno strumento indispensabile per uscire dall’omologazione culturale imperante. Riuscirà il mondo a salvarsi con la letteratura? Sí, se agli scrittori sarà dato scrivere e ai lettori verrà voglia di leggere.
Articolo molto interessante, scritto con accuratezza. Fa venir voglia di acquistare le opere di cui parla.
Descrizione accurata e arguta
Invita a leggere anche i più pigri
Brava
Lettura piacevolissima
Bel -racconto – di un racconto
Fa venire voglia di leggerlo e di tornare qui su a raccontarne il grado e to
Brava Serena per la descrizione dettagliata…..è quel che serve per attirare i lettori!
iniziamo a fare la scorta per l estate!