

di Peppe Papa
Primo giorno in carica come “Rappresentante speciale per l’Ue nel Golfo” per Luigi Di Maio, che esordisce anche su Twitter con un nuovo profilo, dove i suoi ‘cinguettii’ sono riportati anche in arabo, scelta d’obbligo visto il ruolo.
E così, il più sveglio tra gli “scappati di casa” Cinquestelle, ce l’ha fatta a ritagliarsi uno spazio, e che spazio, nell’establishment che conta con concrete possibilità di carriera. Un percorso partito da lontano con tutt’altre prerogative e finito per approdare al suo opposto. Insomma, voleva cambiare il mondo, e il mondo ha cambiato lui.
Non ci è voluto molto in verità, appena messo piede in parlamento ha capito come gira la giostra e la fortuna che gli era capitata ad essere arrivato fin lì. Ed è cominciata la strepitosa cavalcata che lo ha visto Ministro, vice premier, capo politico del Movimento, potente dispensatore di incarichi e poltrone.
Un democristiano ‘tipo’, vecchia maniera, fino a progettare il disfacimento della sua stessa casa politica provocando una mega scissione non andata purtroppo a buon fine. Una mossa però, che ai fini del suo ormai conclamato ‘allineamento’ politico-istituzionale, gli ha garantito il ‘sigillo’ dell’affidabilità e della spregiudicatezza.
Con i buoni auspici di Mario Draghi, di cui è stato diligente responsabile della Farnesina e che glielo aveva promesso, per la nomina al prestigioso incarico europeo è stata una ‘passeggiata’. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, Josep Borrell, lo ha praticamente imposto senza discussione e alla fine ce l’ha fatta.
“Pronto e pienamente occupato a impegnarmi con gli Stati membri, le istituzioni dell’Ue e ciascuno dei nostri partner nella regione – ha scritto l’ex leader M5S dal profilo ‘@EUSR_Gulf’ -. C’è così tanto in gioco e così tanto da fare, attraverso un dialogo sincero e di rispetto reciproco. Per la nostra sicurezza e prosperità condivise“.
Tutto è andato come doveva andare, adesso dipende solo da lui trasformare questa opportunità in un trampolino di lancio verso più importanti traguardi. Chi se lo aspettava da uno che aveva esordito, dopo aver vinto le elezioni nel 2018, con la richiesta di impeachment per Mattarella reo di aver tenuto da ridire su alcune proposte di nomine di ministri.
Da quello che dal balcone principale di Palazzo Chigi annunciava entusiasta di avere abolito la povertà dopo l’approvazione del controverso Reddito di cittadinanza. Lo stesso che esultava per la firma dell’accordo sulla via della seta con la Cina, da cui il governo italiano sta cercando di scappare, e andava a braccetto con Matteo Salvini che vagheggiava pieni poteri.
Acqua passata, errori e furori di gioventù, che vuoi che sia. L’importante è averne tratto insegnamento. Credere in sé stessi e andare avanti, cambiando man mano opinione, fino alla completa condivisione delle regole che presiedono il gioco. Non c’è altro modo per partecipare alla partita e questo lo ha sempre saputo, fin da quando faceva lo steward allo stadio. Un vero talento, non c’è che dire.