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“Salario minimo”: Meloni ‘spiazza’ Schlein che manda la palla in tribuna

L’apertura della premier a discutere, però a settembre, mette in imbarazzo la segretaria del Pd, stretta tra il radicalismo del M5S di Conte e la spinta a trattare del correntone riformista del suo partito

di Peppe Papa

Tra Meloni e Schlein, al momento, non c’è partita. Troppo navigata e scaltra la prima, quanto impulsiva e movimentista la seconda. Il risultato è la premier che mette in scacco l’opposizione, e il Pd in particolare, con una mossa che ne scompagina i piani. L’apertura a discutere sul “salario minimo”, da parte del governo a condizione di riparlarne a settembre, ha posto un dilemma politico.

Acconsentire alla proposta, rinunciando a una ‘estate militante’ con la bandierina di ‘lotta dura’ da sventolare nelle feste in giro per il paese, ma con l’opportunità di riuscire ad ottenere qualcosa di concreto sul tema del lavoro retribuito, oppure impuntarsi su una posizione oltranzista e identitaria pur sapendola senza prospettiva, ma utile solo in chiave eventualmente elettorale? Meglio l’uovo oggi, o la gallina domani?

Siamo sempre lì, all’argomento che definisce i campi tra chi pratica la politica e chi no. Su chi ha visione, sapienza tattica, e chi no. Schlein, rimasta spiazzata, pur riconfermando la volontà di dare battaglia, non ha potuto fare a meno di prendere in considerazione la mano tesa di Meloni, assicurando che ci sarebbe stata una telefonata a breve tra loro, magari una visita a Palazzo Chigi.

Per lei una tregua, ci potrebbe pure stare, sarebbero contenti i riformisti del partito che si sono riorganizzati alla grande con la nascita del correntone ispirato da Stefano Bonaccini, ma scoprirebbe il fianco alla propria sinistra, questo il ragionamento della segretaria, con Conte e il suo M5S più radicale che mai, pronto ad approfittarne. Che fare? Meglio buttare la palla in tribuna e attendere gli eventi.

Per la premier, naturalmente, è tutto grasso che cola, ha i numeri dalla sua e può mantenere il punto, il gesto lo ha fatto, servirebbe un interlocutore capace di andare a vedere le carte. Servirebbe, appunto, la Politica, il fantasma che aleggia inafferrabile da anni a sinistra, nonostante la lunga stagione di governo. Consola solo il fatto che tra qualche giorno saremo tutti al mare.

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