No al premierato e ‘cancellierato’ alla tedesca: l’ultima trovata di Calenda per fare il “campo largo”
Settembre 21, 2023
La ‘geniale’ fake news su Schlein che imbarazza il Pd: poco empatica e vaga, dito puntato sulla segretaria
Settembre 26, 2023

“Uffa”, piccolo trattato di filologia in chiave ‘futurista’ di Luciano Scateni

Il nuovo libro del noto giornalista napoletano è un divertissement sul linguaggio e le sue parole desuete, proposto in forma di gioco. Presentato giovedì scorso è in vendita nelle principale librerie

di Serena Cirillo

Confesso, il preambolo appena proposto è un furbo alibi che prova ad assolvere il caos controllato delle pagine che seguono. Lo so, sembrano sconnesse, sconfinferate con spregiudicata spavalderia, eppure hanno un loro senso non sense”.

Esordisce così Luciano Scateni subito dopo l’introduzione al suo nuovo libro dal titolo “Uffa”. Noto come capo redattore del quotidiano Paese Sera, e ancor di più come volto della televisione grazie ai TG Regionali e alle varie trasmissioni che ha condotto, Scateni ha affiancato da sempre alla carriera di giornalista una fervida produzione letteraria.

Ha scritto romanzi, racconti e saggi su tematiche prevalentemente politiche e sociali, spesso prendendo spunto da fatti di cronaca e dalle sue esperienze di giornalista impegnato. Ma dopo tanta letteratura “seria”, ha voluto cimentarsi in un “divertissement” tutto particolare, con l’atteggiamento tipico di chi, arrivato ai vertici della carriera, non ha più nulla da dimostrare o da conquistare.

La sua ultima creazione consiste in un gioco linguistico che denota una grande passione per la lingua, e soprattutto per le parole sia dal punto di vista della morfologia che della semantica, e un’attenzione all’uso che si fa di esse. In sintesi, un piccolo trattato di filologia in chiave scherzosa.

Il gioco di Scateni è questo: prende dal dizionario Devoto-Oli (compagno di tanti di noi nella buona e nella cattiva sorte) le parole desuete, ma quelle proprio tanto desuete, ne studia la definizione canonica e, stravolgendola, le ridefinisce a modo suo. In modo sicuramente fantasioso, ma senza allontanarsi troppo dal loro valore semantico.

Poi con ognuna di esse crea dei micro racconti, o anche solo semplici scenette divertenti, ironiche, a volte sarcastiche, a volte tragicomiche. Il testo si presenta come un glossario: ogni lettera dell’alfabeto dà inizio ad un capitolo e in ogni capitolo sono raggruppate le parole desuete scelte dall’autore con la lettera corrispondente.

L’ elenco termina con un tautogramma: gioco linguistico che consiste in un brano in cui tutte le parole iniziano con la stessa lettera.

Il libro ricorda il saggio di Flaubert “Bouvard et Pécuchet”, che ha come sottotitolo “Le Sottisier ou Dictionnaire des idées recues” (sciocchezzaio o dizionario dei luoghi comuni). Pubblicato incompiuto e postumo, anche il saggio di Flaubert è strutturato come un glossario e concepito come un testo ironico dopo tanta letteratura seria, tra cui autentici capolavori della letteratura mondiale.

Flaubert non raccoglie parole desuete, ma luoghi comuni, e fa lo stesso tipo di operazione di Luciano Scateni. Bouvard et Pécuchet denuncia il dilettantismo ossessivo e l’erudizione inutile o maldestra. Scateni prende in giro l’esasperato ricorso ai neologismi, agli anglicismi, alle parole prese in prestito da diversi gerghi (che oggi chiamiamo slang), e i condizionamenti delle mode nella comunicazione.

La critica verso un certo modo di esprimersi a volte è un pretesto per trattare in maniera lieve argomenti seri, tematiche scottanti e fatti di cronaca. Sono davvero strane le parole che esamina ed esilaranti le rinnovate definizioni che ne dà.

Anche lo stile ripropone il gioco. L’autore passa da un linguaggio ricercato, a tratti barocco, ad una scrittura stringata e diretta che ricorda un po’ il genere futurista. Invoca e promuove la libertà di espressione, la creatività sia nella letteratura che nella pittura, e questo si riflette nelle sue ultime produzioni.

In effetti Marinetti, noto come maggior esponente della corrente futurista, inventò uno stile che fu definito “paroliberismo” o “scrittura anarchica”. Proponeva l’uso delle parole in libertà, un totale anticonformismo nella letteratura, una rottura col passato e tutte le sue regole, una completa libertà nel creare. Con questo stile, per esempio, è concepito il tautogramma che chiude il capitolo della lettera B.

Alla fine di ogni capitolo c’è un disegno, opera dello stesso scrittore, ad ulteriore testimonianza della sua creatività filo-surrealista. E poiché sono stati stampati come degli schizzi in bianco, il lettore ha la possibilità di colorarli attuando la terapia antistress per adulti tanto in voga negli ultimi anni.

9 Comments

  1. Fabrizio ha detto:

    Sono rimasto colpito.
    Deve essere un’ opera molto interessante e curiosa: so già a chi regalarlo!

  2. Antonio ha detto:

    Ottimo veramente esaustivo

  3. Luciano Scateni ha detto:

    Cara Serena, ho impiegato davvero poco tempo per capire che sei una collega di altissimo proffilo e la tua recensione di ‘Uffa’ è solo una conferma. Preziosa amicizia la tua. Spero che si consoliderà con nuove opportunità professionali. Luciano

  4. Luigi Neri ha detto:

    Articolo straordinario e affascinante , ampliando lo spettro descrittivo con citazioni e accostamenti a movimenti culturali rende un servizio inestimabile ai lettori e all’autore… complimenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *