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No al premierato e ‘cancellierato’ alla tedesca: l’ultima trovata di Calenda per fare il “campo largo”

Il sogno del leader di Azione di federare l’opposizione prende forma tra l’indifferenza sospettosa dei potenziali alleati e la sconfessione delle sue precedenti posizioni politiche al tempo del Terzo Polo

di Peppe Papa

Sconcerta l’ingenuità di Carlo Calenda nel cercare di dissimulare il ruolo di vero federatore del “campo largo” che sta tentando di assegnarsi, assicurando che men che mai vorrebbe avere a che fare con M5S, Verdi e Sinistra italiana. Anche se nel contempo si sforza di sfornare idee e proposte con l’intento di mettere insieme il fronte dell’opposizione, escluso Matteo Renzi, naturalmente, che resta il suo nemico principale.

Anche a costo di una profonda revisione di quello che pensava ai tempi del Terzo Polo, progetto naufragato per sua stessa volontà cercando di attribuirne la responsabilità al leader di Iv, ammiccando al Pd aderendo alla battaglia sul “salario minimo“, ritenuto una volta un non problema, rendendosi disponibile a discutere di sanità e lavoro. C’è mancata solo l’adesione al referendum sul ‘job act’ per completare la riconversione.

Tuttavia, finora, i risultati ottenuti sembrano modesti. IDem sono alle prese con i loro problemi interni e già in precedenza scottatisi con le giravolte di Calenda, fanno buon viso a cattivo gioco fingendo di interessarsi alle sue uscite mediatiche, promettendo l’apertura di tavoli finora mai visti. Con i Cinquestelle neanche a parlarne, per loro l’ex Ministro è un mostro da cui guardarsi e lo annusano in lontananza. Figurarsi Fratoianni e Bonelli, di Più Europa sono note le perplessità.

Insomma, un buco nell’acqua al momento, anche se lui non demorde e ieri ha lanciato l’ennesimo amo, per far parlare di sé (operazione riuscita) e sperare che i ‘pesci’, almeno quelli più grossi (Pd e M5S), abbocchino. La proposta fatta a tutta l’opposizione di unirsi, modello “salario minimo” per sfidare la destra al governo sulle riforme costituzionali, non è passata inosservata, obbligando i leader del fronte di centrosinistra a prendere una qualche posizione.

Che come era largamente prevedibile è stata improntata per tutti al possibilismo, ma senza prendere alcun impegno nell’immediato: “poi si vedrà”. Si tratta in pratica, in risposta al premierato prefigurato da Meloni, del “cancellierato alla tedesca” che prevede il rafforzamento dei poteri del premier, nominato dal parlamento eletto con sistema proporzionale e la possibilità della sfiducia costruttiva per sostituirlo nel corso della legislatura.

A questo proposito, ha fatto sapere, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini saranno impegnate nei prossimi giorni a contattare i partiti dell’opposizione per intavolare la discussione. Ovviamente, tra questi, non ci sarà Italia Viva che tra l’altro si è tirata fuori da sola restando fedele a quanto messo nero su bianco nel programma elettorale sottoscritto con Azione, vale a dire il premierato spinto del “sindaco d’Italia”.

Ho letto che Calenda ha proposto un accordo a Schlein e Conte, è una posizione che rispetto – ha spiegato Renzi – Ma noi abbiamo proposto un accordo a 2,5 milioni di italiani che ci hanno votato per il Terzo Polo dicendo elezione diretta del premier e sindaco d’Italia. Se Azione vuole guardare al M5S invece che agli elettori del Terzo Polo – ha sottolineato – vorrà dire che a questi elettori baderemo noi”.

Evidentemente per Calenda questo non è un problema, l’essersi guadagnato lo stigma dell’inaffidabilità è un fatto per lui irrilevante, convinto che sono gli altri a far fatica a stare al suo passo. Tutto ciò che è vero oggi può non esserlo domani, affermare che “il campo largo non esiste e in ogni caso, di certo, Azione non ne farebbe parte”, lascia il tempo che trova. Ma lui ci prova lo stesso, sperando che nessuno se ne accorga.

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