

di Serena Cirillo
Raccontare il movimento fissandolo sulla tavola, un ossimoro, contraddizione in termini, ma in realtà tentativo di esaltare il movimento e tutto ciò che comporta. Immortalare ciò che è in continuo mutamento, fermare ciò che è mobile per descriverlo e scandagliarlo in profondità è la sfida dell’artista Antonio Ciraci con le sue opere raccolte nella mostra del titolo: “Fluxus in tabula”, allestita presso la galleria Prosperity.
Dopo un breve periodo figurativo, Ciraci si dedica ad un stile tendente all’espressionismo. In seguito sviluppa una produzione più propriamente simbolica, con forti richiami ad una simbologia arcaica universale che rimanda alla memoria collettiva del linguaggio, per poi far confluire insieme, nella sua evoluzione artistica, elementi simbolici e figurativi.
Nelle opere attuali, che potremmo considerare appartenenti alla sua fase matura, gli elementi simbolici diminuiscono e ritorna al figurativismo espressionista, come si evince dall’attuale esposizione. Tutta incentrata sul movimento, la collezione “Fluxus in tabula” ha come sotto titolo “teatranti, girovaghi e viandanti”, proprio per rendere il messaggio estremamente chiaro: movimento in tutte le sue declinazioni che dalle tele emerge con forza.
Il dipinto dal titolo “Inizia un lungo cammino” è di grande impatto visivo e simbolico. L’immagine struggente delle figure umane che camminano, lentamente, in fila, richiamano alla memoria l’esodo dei migranti, dei corpi si percepisce il movimento e, sebbene siano senza volto, la pacata determinazione.
L’opera ha ispirato la scrittrice Donatella Biondi che la descrive così: “…Anna andava, imperterrita e fiera, col bastone apriva la fila dei viandanti, segnava i passi e nelle sue orme seminava speranze certe. Dietro di lei Emma sua figli, con la sua piccola stretta sui fianchi, gli occhi lucidi, a sbirciare l’orizzonte che Anna le disegnava davanti. Un passo indietro ma nella sua aura seguiva Pietro, il marito di Anna, stanco, sfiduciato, ma attratto dalla forza di sua moglie e incapace di slegarsi dal destino di sua figlia…”
C’è il quadro dedicato a Lindsay Kemp, che ha affascinato e ispirato l’autore come medium della musa Tersicore. Mimo, coreografo, danzatore, Kemp racchiude in sé tutte le forme espressive del corpo, e dal suo ritratto si evince chiaramente. Non è l’unico del genere, perché l’artista ha inteso raffigurare la danza in senso lato: quella tribale, quella popolare, quella dettata dal puro istinto che si fa espressione primordiale.
I confini sfumati sono funzionali a rendere a volte il movimento, altre volte le atmosfere ambientali, i fenomeni climatici, il contesto in cui agiscono le figure umane. Le tavole di dimensioni ridotte, circa 15 x 20, confermano la perizia tecnica dell’artista.
Nell’opera “Fiesta de Sant’Anton – Moros y Cristianos” si denota un altro tipo di movimento: lento, cadenzato, dettato dalla solennità tipica delle feste di piazza religiose di altri tempi.
C’è un dipinto dedicato alla festa dei Gigli di Nola, tipica espressione di un antico rituale in equilibrio tra sacro e profano, in cui i gigli troneggiano sulla folla indistinta, senza volto, come una marea che ondeggia a ritmo regolare. La posizione dei simboli sacri portati a spalla dai fedeli, leggermente inclinati, trasmette perfettamente il movimento oscillatorio del loro avanzare, come se uscissero dalla tela.
E’ impressionante il ritratto di Concetta Barra in scena, icona del teatro di tutti i tempi. Avanza sulla scena e riempie, in senso figurato, tutto lo spazio circostante. Sebbene il ritratto sia ciò che per antonomasia immortala e fissa, l’immagine trasmette la mutevolezza espressiva e la versatilità che caratterizza il talento della grande attrice.
Nella tela “Pellegrini” l’incedere fiero e deciso delle figure umane che sembrano marciare verso una metà stabilita, dà un’impressione di serenità, come se avessero la sicurezza di raggiungere un porto sicuro e un avvenire migliore.
Totalmente diversa è la marcia raffigurata nell’opera “In cammino”. L’immagine è drammatica, rimanda a quella di profughi diretti verso l’ignoto. Stavolta i volti sono evidenti, anche se accennati, e si stagliano sul cielo plumbeo. Volti scarni e segnati dall’angoscia ove la speranza lascia il posto alla mesta rassegnazione.
Queste ed altre opere dal forte impatto possono essere ammirate presso la galleria Prosperity, in via Santa Lucia 110 – Napoli. La mostra resterà aperta fino al 9 dicembre. Per informazioni: 081 19201734 – 3337304085.
4 Comments
Interessantissimo! Da vedere assolutamente
La galleria si trova in una zona molto centrale
Articolo estremamente interessante e coinvolgente, che si fa leggere tutto d’un fiato. Complimenti!
Grazie. Evidentemente l’arte di Antonio Ciraci suscita emozioni