

di Alfio Mancini
Raccontano che sia stato lo stesso Matteo Renzi a spiegare agli amici di Italia Viva del Collegio meridionale che, pur se voteranno per lui alle europee “il nostro candidato sarà Nicola Caputo”. Un riconoscimento che non giunge inaspettato, essendo l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania uno tra i fondatori del partito e il deputato a Strasburgo tra il 2014 e il 2019 più attivo, presente e produttivo d’Europa. Qualità che ha saputo mettere in campo nella giunta guidata da Vincenzo De Luca il quale, poco felice di perdere uno dei più apprezzati esponenti della sua squadra di governo, gli ha chiesto ‘sconsolato’ il perché della sua scelta.
Giusto, perché ha deciso di provare a ritornare in Europa lasciando il posto di assessore regionale che certo non è meno ‘prestigioso’, anzi.
L’Assessore è un lavoro bellissimo, mi ha fatto crescere e comprendere come le cose decise a Bruxelles possono avere ricadute importanti sul territorio sapendone cogliere le opportunità.
Lei è già stato a Strasburgo dove ha lasciato un’ottima impressione.
Soprattutto, ho lasciato un lavoro in sospeso e voglio riprenderlo. Noi abbiamo nel simbolo il nostro progetto: realizzare gli Stati Uniti d’Europa perché crediamo che più Europa significa più Sud.
A quanto pare, lei è il candidato di punta della lista Stati Uniti d’Europa al Sud nel Collegio meridionale che comprende, lo ricordiamo, Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise. Una bella sfida.
C’è grande entusiasmo attorno alla lista SUE. Otterremo un ottimo risultato elettorale, ne sono sicuro. Per quanto mi riguarda metto a disposizione la mia esperienza e il solito impegno per rappresentare al meglio il territorio. In particolare, gli interessi agricoli, della pesca e delle aree interne che hanno bisogno di farsi sentire di più in Europa. I cambiamenti climatici e le nuove dinamiche geopolitiche necessitano di interventi strutturali per garantire la nostra economia. È necessario un cambio di passo e una ridefinizione dei parametri europei che consenta di utilizzare al meglio i fondi leggendo e interpretando le esigenze dei territori.
Sappiamo che va particolarmente orgoglioso di Eurocamp.Me, l’iniziativa portata avanti nella sua precedente esperienza al parlamento Ue, considerata la “cassetta degli attrezzi” per l’europrogettazione contenete informazioni sui programmi europei, le buone pratiche, i bandi in uscita e tante altre cose che ha portato in giro per l’Italia. Intende riproporla?
Senza alcun dubbio. Eurocamp negli anni ha coinvolto centinaia di amministratori locali e cittadini toccando tante città, un momento di confronto sulla progettazione e sulle opportunità offerte dalla Ue con esperti di altissimo livello e con l’intento di costruire un network virtuoso tra amministratori pubblici, professionisti, imprese ed organizzazioni no- profit.
Un successo, soprattutto nel Mezzogiorno che all’epoca rispose alla grande.
Il nostro obiettivo è quello di dare centralità al Mezzogiorno e renderlo veramente determinante nello sviluppo del Paese e dell’intera Europa. Deve essere questa la vera scommessa ed è per questo che è necessario avere una classe dirigente adeguata, informata e preparata che possa incidere sulle politiche europee e garantire una migliore e più adeguata comunicazione tra le istituzioni europee e quelle italiane. Avere un’interfaccia adeguata consente di omogeneizzare le politiche economiche e sociali con ricadute positive sui singoli territori, garantendo di sfruttare le risorse europee in modo da consentire la realizzazione di progetti importanti anche dal punto di vista qualitativo.
Una delle sue battaglie a Bruxelles è stata quella sulla sostenibilità dei redditi degli operatori del settore agricolo, spesso ignorati dagli interventi delle politiche europee in particolare sul fronte ambientale, ma invece centrali per la loro riuscita.
Gli impegni istituzionali di questi anni hanno confermato la mia idea in merito alla necessità di calibrare le azioni sulle esigenze dei nostri paesi in tutti i settori ed in particolare in quello dell’agricolturadove centrale deve essere la figura dell’agricoltore. Abbiamo compreso che probabilmente il settore primario deve fare qualche sforzo in termini di sostenibilità ambientale, ma questo passaggio può avvenire solo assicurando la sostenibilità economica e sociale agli operatori. Occorre guardare ad un nuovo paradigma che comprenda la necessità della tutela del reddito degli agricoltori. Il sostegno diretto al reddito, condizionato al rispetto di determinate condizioni, e gli investimenti nella modernizzazione sono elementi chiave per la redditività dell’agricoltura e la sicurezza alimentare nell’Ue.
A proposito di emergenza ambientale e agricoltura, anche il clima non sta dando tregua in termini di sostenibilità, senza contare l’esplosione di un conflitto bellico nel cuore dell’Europa che sta mettendo, tra gli altri, a dura prova il settore. Lei, cosa pensa si possa fare?
Per far fronte ai cambiamenti climatici, al crescente verificarsi di eventi meteorologici estremi e a un contesto geopolitico mondiale sempre più incerto sarà necessario rafforzare gli strumenti di gestione del rischio in agricoltura e ampliarne l’utilizzo nell’Ue tramite programmi europei, o nazionali che siano accompagnati da misure proattive in grado di agire sulle cause di fondo e aumentare la resilienza delle aziende agricole nel medio periodo. Su questo posso assicurare il mio impegno.