

di Serena Cirillo
Una Divina Commedia rivisitata, spettacolarizzata, sorprendente e straordinaria è quella evocata dallo spettacolo di Emiliano Pellisari, fondatore e coreografo della compagnia “NoGravity“. In scena al teatro Olimpico di Roma, la produzione dal titolo “Dall’Inferno al Paradiso” mette insieme i pezzi migliori estrapolati da spettacoli proposti in passato, rispettivamente: “Inferno”, “Cantica II (Purgatorio)” e “Paradiso”.
Per la prima volta l’opera del “sommo poeta” viene proposta tutta intera e ricreata con una tecnica diversa, per cui la visione dei danzatori non è più filtrata da un velo, ma è in parte diretta e in parte riflessa in uno specchio. I più famosi canti di Dante sono rappresentati come un sogno ad occhi aperti. Sul palco non ci sono vere e proprie scene, ma visioni e suggestioni.
Sei ballerini, di cui quattro donne e due uomini, danzano per un’ora e venti minuti, volteggiando, volando in aria e creando figure irreali. Ispirato alle invenzioni del teatro barocco, che mirava a suscitare stupore nel pubblico anche attraverso l’utilizzo di macchine e congegni meccanici dei più strani, Pellisari si pone come obiettivo quello di offrire una performance totale, tra danza, teatro, magia, illusionismo e persino arti circensi.
I suoi ballerini, liberi dalla forza di gravità, fluttuano nell’aria al ritmo della musica che spazia dal rock alla classica. La coreografia evoca immagini surreali simili a quelle di Escher e Magritte. Non c’è molto di narrativo né didascalico nella Divina Commedia di NoGravity, fatta eccezione per il Canto V dell’Inferno, quello che vede protagonisti Paolo e Francesca, troppo struggente e famoso per non essere raccontato.
Un omaggio all’amore assoluto, incondizionato e disperato che si inserisce bene nell’atmosfera surreale evocata dal geniale coreografo. In un’atmosfera onirica il pubblico entusiasta, che ha riempito completamente il teatro della Capitale, ha assistito all’annaspare sofferto delle anime all’inferno, che sembrano affondare nelle sabbie mobili, o essere inghiottite dal fuoco.
Alla caduta lenta e inesorabile delle anime del purgatorio, i duelli tra angeli e diavoli, all’ascesa al paradiso attraverso scale che gli stessi danzatori montano e smontano, in un gioco geometrico funzionale alla coreografia. Geometrico perché “c’è tanta geometria nei lavori di NoGravity” ha sottolineato a questo proposito il regista e coreografo.
“Provengo dal campo scientifico e dalla filosofia, non sono un ex ballerino – ha spiegato Pellisari – quindi nelle mie produzioni si sente l’influenza della fisica, della geometria e delle scienze applicate. ho sentito l’esigenza di esprimere concetti e formule attraverso i corpi dei danzatori e per realizzare ciò mi sono affidato a vari coreografi, trovando l’interprete ideale prima in Brian Sanders (ballerino della compagnia Momix, ndr), poi in Mariana Porceddu, già prima ballerina della compagnia NoGravity e ora co-coreografa”.
Il lavoro artistico di NoGravity attraversa i confini delle diverse arti performative e ripropone il teatro delle meraviglie, arricchendolo col supporto dalle attuali risorse tecnologiche e dei giochi di luce in cui il chiaro/scuro si accorda all’anatomia del corpo umano, esaltando le figure e i movimenti di attori e ballerini quasi come in un quadro di Caravaggio.
Nonostante la tecnica innovativa, ideata e creata da Pellisari dopo un nutrito percorso artistico che lo ha visto coreografo, regista, scenografo e persino costumista e illusionista, le linee sono essenzialmente classiche. “Tutti noi proveniamo dalla danza classica – ha affermato la Porceddu – e a un certo punto della carriera abbiamo preso direzioni diverse: danza contemporanea, teatro danza, danza acrobatica“.
“Personalmente – ha proseguito la ballerina-coreografa – sono rimasta affascinata da questa tecnica sin dalla prima audizione che ho sostenuto per lavorare con Emiliano. Nonostante mi fossi formata come ballerina classica all’Accademia di Roma, ho intuito subito le molteplici possibilità creative offertemi da questo stile, e mi ci sono buttata a capofitto”.
“La libertà di esprimermi che sento in queste produzioni – ha poi rivelato – sia come ballerina, sia come coreografa, è estremamente gratificante. Con tutta la Compagnia siamo molto affiatati, abbiamo visto crescere la maggior parte dei ragazzi e li consideriamo la nostra famiglia. Essere spesso all’estero in tournée – ha concluso – crea un legame forte tra tutti noi, attenua le gerarchie, tanto che io ed Emiliano nelle nostre creazioni lasciamo spazio ai contributi degli altri ballerini perché siamo convinti che lo scambio reciproco sia un arricchimento per tutti”.
Apprezzato in Italia, ma ancora di più all’estero, il lavoro di NoGravity tende a rinnovarsi ed evolversi continuamente perché rompere gli schemi è uno dei “Leitmotiv” dei due coreografi, compagni anche nella vita. Al termine della tournée italiana della Divina Commedia, lavoreranno ad un grosso progetto per portare in scena sotto forma di musical una delle fiabe più amate e affascinanti della letteratura. Restiamo in attesa delle prossime “meraviglie” che proporranno.
7 Comments
Articolo appassionante. Complimenti!
Fanno un lavoro davvero particolare
Leggere l’articolo e desiderare di assistere al balletto è tutt’uno, la danza esprime molto bene le scene della Divina Commedia indimenticabili nelle illustrazioni di Dürer e di tanti altri che hanno affiancato le terzine incatenate a emozioni che diventano categorie dello spirito. La danza esprime tutto questo con il corpo, proprio come Dante ha immaginato punendo, purificando o sublimando le anime proprio attraverso i corpi che a loro sono indissolubilmente legate.
Infatti. Emiliano Pellisari lo esprime molto bene con le sue coreografie
Imperdibile.
Molto originale
Impeccabile articolo di Serena che descrive in maniera eccezionale lo spettacolo che merita di essere visto.
Lascia il pubblico meravigliato di fronte a tanta bellezza di corpi perfetti che fluttuano in aria con estrema leggiadria e precisione.
Consiglio vivamente!