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“Il Lago dei cigni” all’Opera di Roma: l’attualità di un classico con la modernità di Benjamin Pech

Non ha deluso le aspettative la nuova versione dell’opera più celebre della storia della danza, “Il Lago dei cigni“, in scena all’Opera di Roma. A misurarsi con questo colossal, primo tra i balletti di Tchaikowsky, stavolta è stato il braccio destro della direttrice Eleonora Abbagnato

di Serena Cirillo

Non ha deluso le aspettative la nuova versione dell’opera più celebre della storia della danza. A misurarsi con questo colossal, primo tra i balletti di Tchaikowsky, stavolta è stato il braccio destro della direttrice Eleonora Abbagnato, già étoile dell’Opera di Parigi e all’epoca partner della stessa Abbagnato, unica italiana ad essere stata nominata étoile a Parigi nel 2013.

La trama narra la triste storia d’amore tra il principe Sigfrido e la bella principessa Odette, che, trasformata in cigno da un maleficio del perfido mago Rothbart, assume sembianze umane solo di notte e all’alba ritorna ad essere un cigno insieme alle sue amiche più fedeli.

Nella sua coreografia Benjamin Pech (con le assistenti Isabelle Guerin e Gillian Whittingham) ha apportato qualche modifica alla storia per renderla meno fiaba e più dramma di vita reale.  Ha eliminato il mago cattivo e come simbolo del male ha usato il lato oscuro di Benno, amico del principe Sigfrido ma da sempre un po’ invidioso di lui e di tutti i privilegi associati al suo status.

Benno, amico fedele però arrivista e ambizioso, a volte è divorato dall’invidia verso il giovane più fortunato di lui, che però sembra non apprezzare i vantaggi dovuti ai suoi nobili natali perché da sempre sogna la libertà. Le debolezze umane hanno il sopravvento sull’idealizzazione della favola in questa versione del balletto.

La metafora della lotta tra il bene e il male non è espressa solo nella storica contrapposizione tra cigno bianco e cigno nero, ma assume un significato importante nell’analisi del rapporto tra i due amici. Emergono sentimenti forti come l’amicizia, il tradimento, la disillusione.

La caratteristica della coreografia di Pech è lo stile brillante, di ampio respiro, lirico ed elegante che, senza trascurare i virtuosismi tecnici, contribuisce a definire il carattere delle situazioni e dei personaggi. Con grande sensibilità a volte rielabora le variazioni considerando le attitudini degli interpreti, prestando molta attenzione alla pantomima, al carattere, all’espressività che rende la danza un’arte e non una mera performance atletica.

Lamenta la tendenza attuale a ostentare troppo i virtuosismi a discapito dello stile, di quella “forma che fa la differenza”, perciò nella sua produzione ha voluto mettere in evidenza quella teatralità da cui il balletto classico non può prescindere. Raccontare una storia attraverso i corpi e i movimenti dei danzatori è un’arte fatta di dettagli, e in questo caso la storia già complessa è stata ulteriormente elaborata dal coreografo francese per renderla più attuale e in linea coi tempi.

Seppure attento alla pantomima, l’ha alleggerita e tradotta in chiave moderna, affinchè perdesse certe leziosità tipiche del balletto ottocentesco. Ha dato più spazio al ruolo di Sigfrid, il principe, invertendo la tendenza secondo cui l’eroina del balletto è sempre la donna e l’uomo ha spesso un ruolo marginale. Ha sviluppato maggiormente le danze del corpo di ballo, inserendo inoltre dei passi a due non solo per i solisti.

I meravigliosi costumi disegnati da Aldo Buti, sfarzosi ed eleganti al tempo stesso, contribuiscono a creare la suggestiva atmosfera del balletto ottocentesco. All’Opera di Roma tocca a Rebecca Bianchi interpretare il doppio personaggio Odette/Odile, che comporta un impegno tecnico ed emotivo molto forte. Questo doppio ruolo è il più difficile di tutto il repertorio femminile per il dualismo tecnico e psicologico che richiede, e la splendida étoile lo incarna alla perfezione.

Alessio Rezza, nei panni del principe Sigfrido, dà corpo ad un poema danzato sulla felicità impossibile, un viaggio sentimentale disperato e tragico in cui nel confronto con Benno, magistralmente interpretato da Mattia Tortora, raggiunge un lirismo potente. Sublime la variazione del primo atto, dalla notevole difficoltà tecnica, in cui dimostra una capacità di esecuzione e un controllo che rasentano la perfezione e non fanno rimpiangere uno dei migliori interpreti di tutti i tempi: il grande Nureyev.

Mattia Tortora, nei panni di Benno, ha dato il meglio di sé nel pas de trois insieme alle eccellenti Federica Maine e Flavia Stocchi, regalando al pubblico momenti di pura emozione. Interpretazione affascinante dal punto di visto emotivo e impeccabile dal punto di vista tecnico è stata quella di Alessandra Amato nella danza russa. Tra i solisti si sono distinti Gabriele Consoli, giovane promessa del Balletto dell’Opera ed Elena Bidini, danzatrice grintosa e di grande pathos.

Come sostiene Benjamin Pech “la vera arte è universale, arriva a tutti e tocca il cuore”, e una produzione così importante, spettacolare, di grande impatto come il Lago dei Cigni in cartellone all’Opera di Roma, ne è la dimostrazione.

6 Comments

  1. Antonella Casaburi ha detto:

    Un articolo splendido! Complimenti!

  2. Rossana ha detto:

    Meraviglioso articolo! Grazie Serena! Hai descritto alla perfezione quest’ opera pazzesca !

  3. Carolina Tuozzi ha detto:

    Davvero viene la voglia di assistere a questo spettacolo! Grazie

  4. Serena Cirillo ha detto:

    Quando i balletti sono realizzati con tale professionalità piacciono anche ai neofiti

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