

di Peppe Papa
In attesa di conoscere la data di convocazione dell’Assemblea nazionale di Italia Viva, nella quale Matteo Renzi ha annunciato che chiederà l’indizione per l’autunno di un congresso straordinario, il partito lancia la nuova campagna di tesseramento. Come se niente fosse successo, chiede al suo popolo affranto, un segno di fedeltà con la promessa che niente è perduto. Pronti a ricomincerà, più forti di prima.
La reazione è stata un po’ freddina, tranne ovviamente lo zoccolo duro dei ‘fan’ del leader che hanno risposto “presente”, sui social i commenti sono stati in qualche caso impietosi e non promettono niente di buono. Da più parti si affaccia la proposta di azzerare tutto, dare vita a un nuovo soggetto politico di ispirazione libdem che riparta dal progetto interrotto del Terzo Polo. Con facce diverse, però, basta con le vecchie leadership. In poche parole: Renzi e Calenda facciano un passo indietro.
Una mossa che l’ex premier, in verità, aveva anticipato poco dopo l’esito nefasto delle elezioni. Nella sua enews aveva sottolineato come fosse necessario per la costruzione della casa riformista che il percorso venisse guidato da “persone nuove, diverse da chi ha fatto fallire il Terzo Polo”. E per questo avrebbe chiesto il congresso dopo l’estate “per aprire un cantiere democratico, dal basso, partecipato: non comunicato dall’alto”.
Insomma, “Terzo Polo con Terzo Nome”, il massimo della concessione pur di salvare il ‘patrimonio’ di Italia Viva, che è e sempre sarà, il suo partito. È comprensibile, in fondo è stato solo per un’inezia che non si è andati a Bruxelles, la sua affermazione personale un successo con oltre duecentomila voti, questione di un paio di decimali e adesso girerebbe in altro modo. Purtroppo, è andata diversamente e è con questo che bisogna fare i conti.
Intanto, come dicevamo, la campagna di tesseramento, non sembra per il momento decollare, e cominciano a prendere forma in maniera organica iniziative come quella annunciata da Andrea Marcucci, presidente di Libdem, la sigla che ha partecipato alla sfortunata esperienza di Stati Uniti d’Europa, che in una intervista al Tempo di Roma ha affermato, senza mezzi termini, che i tentativi di Iv e Azione sono “arrivati al capolinea”.
“Per questo serve una costituente liberaldemocratica e un terzo nome, come ha detto lo stesso Renzi – ha spiegato Marcucci – da scegliere alla fine del percorso con primarie aperte”. A tal proposito, ha fatto sapere di avere chiesto alla Fondazione Einaudi, “proprio per il riconosciuto valore della sua missione culturale”, di lavorare a una “road map con i fondamentali per arrivare alla formazione di un nuovo partito”. Una proposta ragionevole che, ci ha tenuto a precisare, non è fatta contro i due leader. Anzi.
“Con Matteo parlo spesso – ha rivelato – cercherò anche il leader di Azione. La costituente non è contro di loro, ma un processo per salvare il loro patrimonio e allargarlo. Un obiettivo simile a quello che si prefiggono Luigi Marattin e Enrico Costa”. Che non nascondono la sintonia e l’ambizione di sganciarsi dai loro padrini politici e proporsi per il rinnovamento.
Hanno viaggiato insieme per tutta l’Italia nel corso della campagna elettorale, mentre i loro partiti litigavano, già solo per questo pensano di meritare una chance. Marattin si è candidato senza esitazione al congresso che verrà e ha intensificato la presenza comunicativa su tutti i media a disposizione. Costa non è da meno e con Calenda tratta da pari, a maggior ragione dopo il disastro provocato che, invano, lui aveva tentato di evitare.
Calenda, appunto, l’unico che finora non ha parlato e non si è preso nessuna responsabilità. Fa finta di niente e prosegue, un po’ più in sordina, la routine di sempre sperando che si calmino le acque e che gli ex di Fi, nel frattempo, non lo piantino in asso. Sarebbe la fine.
3 Comments
In questo articolo si mette troppo accento sulla probabile debacle nell’iscrizione a Italia Viva di chi era già aderente, in virtù dell’esito delle elezioni europee. Tesseramento 2024 che è iniziato solo tre giorni fa e che si concluderà a settembre. Qualora ci fosse un calo d’iscritti, questo lo si vedrà tra un mese o due. Poco accento invece sul silenzio di Calenda, che avrei posto in cima all’articolo. Non solo lui non si pone problemi sulla propria leadership di Azione, ma che sin da quando Renzi ha detto sì al progetto della lista di scopo, non è voluto entrare in Stati Uniti d’Europa nonostante gli inviti di Emma Bonino e l’aver mantenuto la porta aperta ad Azione fino a poco prima della formazione delle liste. Tutto questo nonostante gli sarà stato detto che la lista di scopo non comportasse un cambiamento a livello nazionale.
In quanto a Renzi, il passo indietro nel Terzo Polo lo aveva già fatto.. e questo non lo dico tanto io, che non conto nulla, ma anche a posteriori Calenda stesso, che in un’intervista televisiva, tra gli altri veleni, sosteneva di essere lasciato solo nella campagna elettorale, mentre, a sua detta, il Presidente di Italia Viva se ne andava per conferenze in Arabia Saudita o per altre faccende. Quindi se da una parte non si voleva un’intrusione di Renzi nella gestione calendiana, come ci si può lamentare se questi si era disimpegnato dalla campagna?
Sono d’accordo. Ho già detto che se sento puzza di Kalenda vado sempre a votare ma dove non si sente ‘odore di questo tizio..
C’è poco da commentare,ad ogni azione di IV ,calenda si riposiziona ed attacca ,e la mira non è politica ma personale volta a scardinare la leadership e prenderne il posto, la sua è una fatwa in tutto e per tutto, poi qualcuno finalmente gli consiglierà uno bravo .