

di Serena Cirillo
E’ partita l’11 gennaio la rassegna dal titolo “We love Enzo”, suite di spettacoli scritti da Enzo Moscato e dedicati alla memoria del drammaturgo partenopeo. Nata da un progetto della “Casa del contemporaneo”, centro di produzione teatrale di Napoli, la rassegna propone spettacoli per circa un mese in vari teatri di Napoli centro e dintorni.
Dopo l’esordio presso le Officine San Carlo, la rassegna è proseguita presso la Sala Assoli (sede storica dove Enzo Moscato ha calcato le scene per le prime volte con il collega e amico di sempre Annibale Ruccello), il Teatro Pasolini a Salerno, il Teatro Avamposto Numero Zero, il Teatro Nuovo, il Mercadante, l’Elicantropo, il Teatro Instabile, il Teatro Karol a Castellammare, e il Teatro Nest a san Giovanni a Teduccio.
Tanti e autorevoli gli artisti coinvolti: da Cristina Donadio e Luca Trezza, che hanno curato la regia dello spettacolo di apertura, a Tata Barbalato, Giuseppe Affinito, Giovanni Ludeno e Massimo Cordovani, Imma Villa, Carlo Cerciello, Anita Mosca, Emilio Massa, Carlo Luglio, Lalla Esposito, Pasquale Scialò, Gino Curcione, Enza Di Blasio, Tonino Taiuti.
Giovedì 23 gennaio è stata la volta di “Spiritilli”, in scena al teatro Elicantropo fino al 26 gennaio che con “Little Peach” e “Cartesiana” forma il trittico concepito da Moscato e ripreso dal regista Costantino Raimondi, di ritorno a Napoli dopo il lungo periodo parigino. La produzione dello spettacolo è stata a cura di Antonio Nardelli, già noto per essere da tanti anni l’anima dell’Associazione Teens Park, che, come orgogliosamente afferma, “salva i ragazzi dalla strada” e che dopo le due sedi nel napoletano, si è ampliata istituendone altre due a Brescia e a Bergamo.
E’ il racconto di una fiaba classica intrecciata con credenze popolari e da esse veicolata. In “Spiritilli” l’attore Carlo Gertrude ha narrato, sotto forma di monologo, le vicende e peripezie di Nannina, Totore e Tittinella. La giovane famiglia in cerca di casa si trova fortuitamente ad abitare in un appartamento nei Quartieri Spagnoli, precisamente a Salita Concordia 37.
La casa si rivela infestata dagli spiriti e ne conseguono varie disavventure per i genitori della neonata Tittinella. L’interpretazione magistrale di Gertrude ha reso possibile agli spettatori di immergersi completamente nell’atmosfera sognante e metafisica della storia, come se Nannina e Totore fossero stati lì presenti a trasmettere un caleidoscopio di sensazioni: dalla gioia alla paura, dallo stupore all’ angoscia, dall’euforia alla disperazione.
La messa in scena della seconda opera, “Little Peach”, è stata affidata al bravissimo Michele Ferrantino, cui va riconosciuta una notevole abilità anche per aver recitato nella lingua napoletana del ‘500, con sintassi e lessico difficilissimi da ricordare e riprodurre. Notevole la ricerca filologica e antropologica alla base del testo che Moscato ha ripreso sulle orme di Annibale Ruccello, regista che collaborò col maestro Roberto De Simone.
L’ultimo monologo, “Cartesiana”, affidato ad Annalisa Arbolino, ha suscitato l’ilarità del pubblico per il contenuto dissacrante, a tratti blasfemo, tra il sacro e il profano, ricco di quell’ironia tipicamente napoletana che l’attrice ha saputo interpretare alla perfezione donando momenti indimenticabili, insieme al desiderio di rivedere la performance tanto densa e intensa.
Non meno professionali sono state le altre due attrici, Liliana Castiello e Fiorenza Raimondi, che hanno affiancato i protagonisti principali con grazia e naturalezza, contribuendo a rendere lo spettacolo armonico ed omogeneo. Degni di menzione gli originalissimi costumi ripresi da Tata Barbalato, scenografo, performer e artista poliedrico recentemente scomparso.
Lo spettacolo è stato un crescendo di suggestioni ed emozioni. Raimondi, da sempre interessato al linguaggio del corpo, memore della sua formazione con Marcel Marceau, parte dal movimento fisico per tradurlo in scrittura scenica. La sua cifra narrativa è in costante equilibrio tra significato e significante, i protagonisti agiscono tra sogno e realtà. “Ciò che più mi affascina della drammaturgia di Enzo Moscato – ha affermato il regista – è il modo tutto suo di creare, attraverso i testi, visioni e sensazioni, aggiungendo alla performance una fisicità interessante, da capire e carpire”.
La prima di giovedì scorso si è conclusa tra gli applausi scroscianti di un pubblico entusiasta e competente che si è unito al regista quando, al momento dei saluti, ha ricordato il tributo a Enzo Moscato.