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Il tempismo di Franceschini, il silenzio di Schlein e il ‘premierato’ di Meloni con altri mezzi

L’intervista a Repubblica dell’ex ministrio della Cultura Pd, in cui rilancia il sistema elettorale proporzionale, incontra le mire della presidente del Consiglio. La segretaria, intanto, insegue la piazza

di Peppe Papa

Dario Franceschini, in fatto di tempismo, è un fuoriclasse. Capisce in anticipo come evolve il quadro politico, ne interpreta gli umori che smuove nell’opinione pubblica e agisce di conseguenza, forte del nutrito seguito nel partito. Si trova sempre dalla parte di chi dà le carte, anche a costo di disconoscere prese di posizione e schieramenti precedentemente sostenuti, insomma, quando parla non è mai per una banalità.

L’intervista su Repubblica, in cui ha dato una sorta di benservito alla segretaria del Pd, Elly Schlein, da lui fortemente sostenuta, e rilanciato il sistema elettorale proporzionale liquidando qualsiasi “campo” unitario del centrosinistra, è arrivata puntuale nel momento in cui, anche nel centrodestra si è aperto il dibattito sulla stessa materia.

Secondo quanto sta venendo fuori, anche con dichiarazioni pubbliche. Giorgia Meloni e i suoi pards di coalizione sembrano intenzionati a presentare una nuova legge elettorale proporzionale, ma con il nome del candidato/a alla presidenza del Consiglio. “Siamo favorevoli a una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza, sul modello delle regioni, con elezione diretta del premier e preferenze” ha spiegato, infatti, Maurizio Lupi.

Un modo per cercare di rimediare all’impasse in cui è precipitata la riforma sul premierato, raggiungendo lo stesso risultato, più o meno, ma per un’altra strada. L’ipotesi è di attribuire alla colazione che raggiunge il 40%, il 55% dei seggi e di mettere sulla scheda elettorale i nomi dei candidati Presidente.

Dunque, scontro diretto tra i due principali leader, come nel classico schema bipolare, e sfida diretta tra i partiti a chi prende più voti e parlamentari. Ci sarebbe da decidere solo la faccenda delle preferenze, non secondaria s’intende, ma che tuttavia non pare riservare particolari preoccupazioni, ci sarebbe, infatti, l’accordo politico di massima sulla loro reintroduzione.

La palla, allora, passa alla Schlein che, per il momento, sulla questione non ha detto una parola, esibendo una certa sicumera nei confronti di un suo padrino politico come Franceschini, preferendo la ‘piazza’ ligia allo stile movimentista impresso al partito. Il ché potrebbe essere un errore, considerando l’assedio cui è sottoposta la sua leadership dal fronte interno comprendente cattolici, riformisti e liberaldemocratici, apertamente impegnato in una riflessione complessiva su natura e identità del partito.

Inoltre, l’approvazione di una nuova legge elettorale è diventata una necessità, nell’imminenza della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, sulla causa intentata contro il Rosatellum da Mario Staderini, ex segretario dei Radicali italiani, se non si vuole votare con il vecchio sistema. Se la Cedu dovesse recepire il ricorso, il parlamento non potrà modificare il Rosatellum nell’anno precedente le prossime politiche, cioè entro e non oltre il settembre del 2026.

Questo spiegherebbe l’accelerazione politica che non ha colto impreparato, come si è visto, Franceschini, ma che la segretaria non sembra abbia ancora metabolizzato. Eppure, l’occasione sarebbe per lei favorevole se solo si decidesse ad uscire dalla bolla “giovanilista radicale” in cui si è condannata, rendendosi conto che dirige una grande organizzazione politica e non un collettivo studentesco.

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