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Riflessioni sulla memoria: Gregor Schneider in mostra a Napoli

Presso la Fondazione Morra Greco, dal 19 dicembre al 22 febbraio 2025, le opere della mostra “Bauen und Töten” (“Costruire e distruggere”)

di Chiara Sacco

Presso la Fondazione Morra Greco di Napoli, dal 19 Dicembre al 22 Febbraio 2025, le opere dell’artista Gregor Schneider compongono la mostra “Bauen und Töten” (“Costruire e distruggere”) e ripercorrono le tappe più significative della sua carriera, a partire dalle prime opere performative e fotografiche che hanno segnato l’inizio della sua pratica artistica negli anni Ottanta.

Il percorso espositivo si costruisce con un richiamo alla celebre Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale) dell’artista, la Haus u r. di Rheydt in Germania, con la quale vinse il Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 2001. Le riflessioni che si susseguono nelle sale sono un intreccio di temi, da sempre cari a Schneider, come lo spazio, la memoria e l’atto della dimenticanza, la storia e la morte.

A differenza del 2006, anno in cui la mostra era stata allestita nel seminterrato del Palazzo Caracciolo di Avellino, sede della Fondazione, oggi si sviluppa tra il primo e il secondo piano, tra stucchi e pitture di metà del Settecento, conquistando così, sia nello spazio fisico tanto quanto in quello rappresentativo, un ulteriore livello di lettura, complessità e stratificazione.

Una delle sale più rappresentative del percorso espositivo è sicuramente quella dedicata alla serie “Goebbels’ house”. Nel 2001, mentre conduceva delle ricerche per l’installazione alla Biennale di Venezia, scopre che, poco distante dalla strada della Haus u r, si trovava la casa natale di Joseph Goebbels, il ministro della propaganda del regime nazista, creduta distrutta durante i bombardamenti.

Decise così di occuparla, fino a quando questa non verrà demolita nel 2014, compiendo nel frattempo atti di vita quotidiana visibili nei due video presenti in mostra, Essen (Eat) e Schlafen (Sleep). Il rapporto con questo luogo non si è esaurì con la sua distruzione. Schneider salvò la facciata e scannerizzò le planimetrie della casa, presenti nella chiavetta USB esposta su un supporto, come fosse una scultura, proprio davanti ai video che avevano documentato la sua permanenza in quel luogo.

Questa sala è un grande punto interrogativo che l’artista ci pone davanti, responsabilizzando lo spettatore, chiedendogli quale possa essere il destino dei luoghi che abitiamo e degli oggetti che affollano memorie personali e collettive. Schneider non allestisce, bensì crea spazi e in questi ci lascia, ci abbandona, facendo in modo che l’esperienza collettiva si declini in una più intima esperienza personale. Il profondo desiderio dell’artista si esprime ancora una volta non tanto in quello che ci mostra, ma nell’esperire quel corridoio liminale tra ciò che percepiamo e ciò che, invece, inevitabilmente si nasconde e dunque ci sfugge.

In una recente intervista rilasciata durante la preparazione della mostra, Schneider affermò: “La memoria è una cosa strana: ricordiamo di aver dimenticato. È affascinante che possiamo ricordare di aver dimenticato qualcosa. Per pensare veramente in modo creativo, dobbiamo dimenticare, non ricordare. Concentrarsi, focalizzarsi, significa bloccare momentaneamente tutto il resto, dimenticarlo. Nel dimenticare, l’assenza acquisisce presenza. Ad esempio, trovo molto difficile ricordare le cose. Altri le scrivono, ma io colleziono spazi. Mi sento circondato da un mondo che non mi si rivela”.

Il titolo “Bauen und Töten” si deve ad alcune fotografie documentarie, presenti in mostra, della performance “Buried” (1984) in cui si vede l’artista, all’alba, scavare una buca nel terreno, per poi calarsi in un atto di auto-sepoltura. Dopo aver assunto posizione fetale, Schneider esce dalla buca e la riempie con la terra, riportandola al suo stato originale. È qui condensata la poetica del suo lavoro; un meccanismo perpetuo dell’assemblare per poi smembrare, che fa della morte non un avvilente sentimento di alienazione, ma una forza quotidiana che si avviluppa con la vita e con questa si mobilita, crea, distrugge.

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