

di Peppe Papa
Ogni volta che Marina Berlusconi apre bocca è una notizia e si scatenano i retroscena, anche i più arditi, e non solo perché figlia del fu Cavaliere, presidente Fininvest e del gruppo Arnoldo Mondadori, ma perché le sue parole accendono le speranze del ‘mondo di mezzo‘, il popolo dei moderati, dei liberali e riformisti, in cerca di casa da tempo e di un leader, o una leader capace di rappresentarli.
La conferma è arrivata dalle reazioni suscitate dall’intervista, uscita nei giorni scorsi sul Il Foglio, concessa al suo direttore Claudio Cerasa, dove è emersa una visione a tutto tondo, dalla politica internazionale a quella italiana, dalla crisi dell’occidente all’assoluta necessità di una inderogabile, definitiva, integrazione europea, al tema dei diritti civili, della libertà e della democrazia.
Marta Fascina, l’ultima compagna del padre e deputata di Fi, l’ha senza mezzi termini incoronata a nuova guida suprema, il suo commento è stato lapidario: “Ha raccolto l’eredità del padre”. Paolo Barelli, il capogruppo degli Azzurri alla Camera, ne ha, invece, sottolineato il profilo di “persona seria e responsabile”, dicendosi sicuro che un suo ingresso in politica “sarebbe benvenuto e una risorsa”. Mentre Letizia Moratti ne ha lodato “la visione politica capace di coniugare tradizione e innovazione”.
Più maliziosa la lettura dell’area centrista, la coordinatrice di Iv, Raffaela Paita, ad esempio, ci ha visto un invito ad Antonio Tajani “a darsi una sveglia”. L’ex forzista, ora in Azione, Osvaldo Napoli ha invitato Fi a riflettere sulle sue parole e a chiedersi “come sia possibile trovarsi in un governo con la Lega che ne nega ogni parola”, e Benedetto Dalla Vedova di Più Europa, ha puntato il dito sulle “enormi contraddizioni che si aprono nel centrodestra” a livello politico e culturale.
Entusiasta, Claudio Martelli: “Parla in difesa dell’occidente che amiamo – quello della libertà e della democrazia – e contro chi da fuori (Putin) o da dentro (Trump) lo minaccia, esorta al coraggio e, soprattutto, ne dà prova sfidando i miliardari manipolatori dell’informazione digitale, ma anche i reazionari che negano il diritto di sposare chi si vuole e di morire senza patire l’inferno di un male incurabile. Brava Marina!”.
Fabrizio Cicchitto, l’ex socialista per anni vicinissimo a Silvio Berlusconi, ha confessato che “se certe riflessioni me le fossi trovate nel 2013, non sarei mai uscito da Fi”. Insomma, un coro unanime di approvazione proseguito sui social e sulle chat di parlamentari e addetti ai lavori, i quali hanno avvertito il favore di una parte di opinione pubblica, pronta a mobilitarsi a fronte di una proposta seria, moderata e di buon senso.
Non sarebbe, dunque, una roba da marziani immaginarsi che fosse proprio lei a riuscire nell’impresa di costruire il famoso Terzo Polo e guidarlo, completando il trio di donne che si contenderanno il governo del Paese. Un suo ingaggio in partita, facendo tesoro dell’esperienza del genitore, spariglierebbe le carte provocando un terremoto politico in entrambi i fronti dell’attuale bipolarismo italiano. Un terzo incomodo di peso, e che peso.
Lei, al momento, esclude ogni coinvolgimento, ma mai dire mai. Le cose nel mondo stanno prendendo una piega poco rassicurante, come ha confermato nel corso dell’intervista, augurandosi che “contro gli estremismi e i nemici della libertà”, si affermino “valori democratici, chiarezza delle idee, consapevolezza”. Potrebbe, perciò, esserci bisogno di mettere a disposizione il proprio impegno diretto. Il partito già c’è, Tajani se ne farebbe una ragione, e non sarebbe un problema imbarcare nuovi amici nell’impresa. Si potrebbe pure fare. Per il bene del Paese e perché no, anche suo e delle sue aziende.