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L’arte contemporanea restituisce alla città l’antica chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli

Il 6 febbraio scorso si è tenuto l’ultimo appuntamento a chiusura del progetto espositivo “Moto d’origine” dell’artista Gianluigi Maria Masucci

di Chiara Sacco

Il 6 febbraio scorso si è tenuto l’ultimo appuntamento a chiusura del progetto espositivo “Moto d’origine” dell’artista Gianluigi Maria Masucci presso la chiesa Sant’Aniello a Caponapoli, a cura di Giorgio Verzotti, promosso e finanziato dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione 2025 dedicata all’arte contemporanea. L’evento ha rappresentato un invito per i cittadini, un momento di incontro-dialogo intorno ai temi principali della mostra: arte contemporanea, cura del patrimonio culturale e sana socialità.

La mostra si inserisce nel programma dalla Diocesi di Napoli, incoraggiato anche dal venticinquesimo Giubileo di quest’anno, che promuove la restituzione alla città delle principali Chiese Monumentali patrimonio Unesco, circoscritte in una narrazione culturale volta a valorizzarne l’importanza.

La scelta di promuovere un progetto che esplora le radici storiche della città, dalla Neapolis greca fino alla sua evoluzione attraverso i secoli –
ha spiegato il coordinatore delle politiche culturali di Palazzo San Giacomo, Sergio Locoratolosi configura come un atto di riscatto e valorizzazione del patrimonio archeologico napoletano, spesso invisibile agli stessi cittadini”,

L’operazione di Masucci aveva l’intento di farsi portatrice e strumento di interpretazione di uno spazio storico, quale la chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, una delle più antiche della città, offrendo una visione stratificata della storia e della memoria di Napoli e di questa in dialogo con il suo presente, rappresentato dall’arte contemporanea che qui ha trovato dimora.

Le opere sono di varia natura: dalla videoinstallazione alla pittura, dalla scultura alle performance fino a opere installative site specific, con l’obiettivo di restituire, dopo un preliminare processo di ricerca, un’indagine sull’identità della città, legando la comunità ai suoi luoghi.  

Il percorso della mostra si snoda lungo tutto il sito, a partire dal sagrato dove un grande braciere accoglie i visitatori, oggetto-simbolo posto a rievocare, e forse anche ad incentivare, un momento di raccoglimento, di dialogo, scambio e incontro. Superato il fuoco, che continua a bruciare, si entra nella chiesa dove Masucci presenta sette “Esplorazioni”: disegni fatti su grandi rotoli di carta, che dal soffitto delle nicchie si srotolano fino al pavimento, tesi a interpretare la genesi di Napoli, richiamando le antiche mappe urbane del sito greco.

L’artista sovrappone la cartografia passata a linee che tracciano piante attuali della città, nel tentativo di immaginare futuri ambienti nati dall’unione del passato con il presente. Lateralmente all’altare di Girolamo Santa Croce si trova la scultura luminosa “Diagramma Neapolis” realizzata in pietra arenaria con la tecnica del taglio ad acqua, volta anche questa allo studio della struttura urbana della città compresa nella sua accezione più simbolica.

Lo sguardo si muove poi verso le rovine antiche al centro della navata unica “animate” dall’installazione video “Materiali quotidiani per il recupero della memoria primordiale”. Le rovine, ritrovate sotto il pavimento alla fine degli anni settanta, sono testimonianza dell’acropoli greca e ad oggi ben visibili grazie al lavoro della storica dell’arte Paola Santucci, la quale decise di lasciarle a vista dotandole unicamente di una balaustra in vetro.

La chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, più di altre, ha conosciuto una storia di distruzione e degrado, essendo stata danneggiata dai bombardamenti del ‘43, venendo poi abbandonata per lungo tempo fino ad essere saccheggiata e spogliata del suo patrimonio. Il lavoro di classificazione dei frammenti rinvenuti e della loro ricollocazione non è potuto che essere parziale, come testimonia il restauro dell’altare maggiore, ma la mancanza, la frammentarietà, l’incompiutezza e la violenza subita hanno bisogno di essere mostrate, favorendole prima di una visione approssimativamente completa.

Se la mostra opera un’azione significativa, cosa non scontata, è da ricercare non tanto nei suoi molteplici gradi di lettura, ma in quanto agente attrattivo verso il sito che la ospita, il vero protagonista. In altre parole, luoghi come questi sono sempre stati della città, e dunque la restituzione non è altro che un riportare alla vista con nuovi mezzi, mettere in luce, attraendo e educando lo sguardo delle persone, auspicando che prima di tutte le categorie ci sia quella dei cittadini, dando così loro la possibilità, di qui in avanti, di goderne liberamente.

1 Comment

  1. serena cirillo ha detto:

    iniziativa molto interessante, è importante venirne a conoscenza

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