“Dear son”: la fisiologia del dolore genitoriale nell’ultima coreografia di Sasha Riva e Simone Repele
Marzo 3, 2025
Piano ReArmEu, anche Renzi ‘benaltrista’ come Schlein: addio a Macron per stare con Conte
Marzo 6, 2025

C’è chi è leader e chi no: Schlein si oppone al riarmo Ue della von der Leyen come Conte e Salvini, Meloni dice sì

Come far finta di stare da una parte e brigare, invece, con il ‘nemico’ sperando di non perdere la faccia. La segretaria del Pd ci sta provando, ma sembra con scarso successo

di Peppe Papa

Come far finta di stare da una parte e brigare, invece, con il ‘nemico’ sperando di non perdere la faccia. Elly Schlein ci sta provando e non sembra con successo, visto che il suo “no” al piano, cosiddetto del riarmo europeo, presentato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha creato più di un imbarazzo nella delegazione del Pd nel gruppo dei Socialisti democratici europei, che a quel piano ha dato il proprio assenso, e il mugugno dei riformisti del partito, neanche avvisati della presa di posizione della segretaria.

Quella presentata oggi da Von Der Leyen non è la strada che serve all’Europa. All’Unione europea serve la difesa comune, non il riarmo nazionale. Sono due cose molto diverse.”, è stato il suo commento contrariato all’iniziativa. A Bruxelles ci ha pensato Nicola Zingaretti a metterci una pezza, “si può lavorare a trovare un compromesso”, ha detto più giudiziosamente, mentre in casa, a Roma, come sempre si è riaccesa, per carità sempre con molta nonchalance, la polemica interna.

Ovviamente senza costrutto, visto che poi è sempre la stessa solfa della classe dirigente di un partito sempre più appiattito su posizioni di un vetero movimentismo di sinistra, vagamente populista e velleitario, ormai seppellito dalla storia di un mondo che corre all’impazzata. Chicco Testa, su Fb, ha sintetizzato perfettamente il profilo politico della segretaria Dem: “Schlein forse è un’attivista. Una leader è un’altra cosa”. Insomma, dire che serve la difesa comune e non un riarmo nazionale è un’ovvietà, nel frattempo però va fatto qualche cosa.

Il tentativo di von der Leyen, appunto, che non è un aut aut, ma è perfettibile e, al momento, l’unico sistema per fare un ulteriore passo avanti, alle condizioni politiche date, verso una maggiore integrazione politica continentale. Un processo che appare ineluttabile e che ha subìto una notevole accelerazione con l’arrivo alla Casa Bianca del ciclone Donald Trump. Prima di pronunciare un “no” tanto fermo, sarebbe stato auspicabile pensarci un po’ su più approfonditamente, lasciando per un momento da parte, l’infantile competizione a sinistra con il M5S.

Ci sono cose più serie, in questa fase epocale, che il “campo largo”, larghissimo, o ristretto che di volta in volta appare e scompare. Sta di fatto che Schlein ha schierato il partito, tentando goffamente di mascherarlo, con i conclamati filoputiani e trumpiani Giuseppe Conte, Matteo Salvini, e Marco Travaglio, oltre a Michele Santoro e tutti i finti pacifisti che gravitano dentro, o intorno all’opposizione del governo di centrodestra. Che in questo caso, a parte il capo della Lega, pur con qualche ritrosia, ha dato il suo assenso al piano della Presidente Ue. Sarà per questo che Giorgia Meloni è una leader? Chiedere a Testa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *