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I riformisti Pd, il Papa e il coraggio di chiuderla con i massimalisti

La decisione della componente liberal dem di astenersi ai prossimi referendum di giugno, apre alla possibilità di fare punto e accapo definitivo, mettendo fine alla coabitazione con la sinistra radicale che guida attualmente il partito. Il ruolo di Leone XIV

di Vincenzo Marini Recchia

Dai, un po’ di coraggio…I riformisti con i riformisti.

Putin è un aggressore di popoli e territori di altri. Il viaggio di Trump in Arabia e Qatar è il Tour dell’affarismo e della corruzione. Hamas è il gruppo terrorista più finanziato e apprezzato dall’antisemitismo. La Cina gioca cinicamente a dividere e indebolire l’Occidente.

Non dobbiamo ricorrere a chissà quale sofisticata riflessione per comprendere, quanto capovolta, sia l’immagine del mondo restituitaci quotidianamente da chi controlla l’informazione.

Onestamente ci è sufficiente riflettere su quanto ciascuno di noi ha lottato, da quando è nato, contro la prepotenza degli spiriti animali che lo albergano. Ogni brava persona sa che deve tenere a bada la deformazione egoistica che, senza freni, lo indurrebbe a creare danni al mondo circostante con cui si relaziona.

È triste, rilevare, quanti sostengano più i carnefici che le vittime, più i corruttori che gli onesti, più i violenti che i mansueti. Una delle menti più intelligenti della nostra storia umana ha codificato questo paradosso definendolo “la banalità del male”. Ciascuno di noi comprende precisamente cosa la Arendt intendesse dire con questa locuzione. Ogni volta che la nostra storia imperfetta ci ripropone, drammaticamente, la scelta tra la malvagità e l’empatia, i termini sono gli stessi.

Non c’è dunque da sorprenderci se la guida di una comunità religiosa, che ha il proprio fondamento ideale nel messaggio d’amore del Cristo, decida di assumere il nome di papi che fermarono i barbari, o assunsero l’urgenza della giustizia sociale e del buon uso della scienza. Né può sorprenderci che i riformisti, i laici i lib dem e gli agnostici di tutto il mondo considerino questo pontefice un alleato più affidabile del precedente, dentro una delle crucialità più drammatiche della nostra epoca.

Non v’è dubbio alcuno che, il grande ribollire dei tempi, interpelli le coscienze individuali e collettive. Qui, in casa nostra, i riformisti del Pd hanno deciso di astenersi ai prossimi referendum di giugno. Decisione costituzionalmente corretta e politicamente inevitabile. Ma non è il caso di chiedersi se non sia giunta finalmente l’ora di mettere un punto e accapo definitivo alla coabitazione paralizzante e subordinata con il massimalismo?

Se non ora – con il bisogno di proposte genuinamente democratiche ed aggiornate che investe la riflessione dei liberal-democratici di tutto il pianeta – quando? Dai, un po’ di coraggio…

1 Comment

  1. penasa giancarlo ha detto:

    Oggi giorno le aziende fanno fatica a trovare forza lavoro. Quando hanno un buon collaboratore figurarsi se lo licenziano.. Oltretutto dovrebbero pagargli 36 mensilità e inoltre il lavoratore in questa situazione di mercato non avrebbe nessuna difficoltà a trovare un nuovo lavoro. E stiamo facendo un referendum per ripristinare i diritti del lavoratore ???????? Questo referendum è anacronistico e ideologico, serve a consolidare la leadership della sinistra massimalista ( quella della lotta di classe )e le ambizioni di Landini a guidarla su quella riformista . Un suicidio politico, la sinistra non andrà mai più al governo e a rimetterci saranno solo i lavoratori che interventi come quelli delle 80 euro nette in busta paga se li sogneranno.

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