

di Annalisa Pinto
C’è un’aria strana, quasi surreale, nel Partito Democratico. Quello che doveva essere il trionfo delle prossime elezioni regionali, con l’ambizione di un 4 a 1 che avrebbe rilanciato le quotazioni di Elly Schlein verso Palazzo Chigi, rischia di trasformarsi in una cocente sconfitta: un 3 a 2 che saprebbe di sonora batosta per il centrosinistra.
E la sensazione, per chi guarda da dentro, è che la segretaria stia navigando a vista, incagliata in una strategia che, più che unire, sta dividendo e logorando il partito. L’ossessione per il “campo largo”, perseguita a ogni costo per cementare la sua leadership e contendere a Giuseppe Conte la corsa a Premier, sta producendo un effetto boomerang devastante.
La situazione, regione per regione, è un vero e proprio bollettino di guerra. In Campania, Schlein è stata clamorosamente scavalcata. Il governatore uscente Vincenzo De Luca, un peso massimo che non ha mai nascosto le sue ambizioni e la sua autonomia, ha chiuso l’accordo direttamente con Conte, blindando la candidatura di Roberto Fico a Palazzo Santa Lucia, in cambio di alcuni assessorati chiave.
Solo dopo l’incontro con il leader M5S, De Luca si è degnato di vedere la segretaria del suo partito. Una mossa che suona come una sferzata, un chiaro messaggio su chi comanda davvero a Napoli. La scelta di Fico, peraltro, non è affatto gradita a una parte consistente del centrosinistra locale, e la sorpresa non è esclusa, soprattutto se il centrodestra dovesse puntare su un nome forte e credibile, magari un volto nuovo della società civile o un amministratore locale.
In Toscana, la retromarcia è stata imbarazzante. Dopo aver accarezzato la bizzarra idea di non ricandidare il presidente uscente Eugenio Giani, evidentemente per compiacere i Cinque Stelle (che in quella regione sono una presenza quasi impercettibile a livello elettorale), Schlein si è dovuta arrendere all’evidenza e alla forza del radicamento di Giani. Una mossa che, oltre a creare tensioni interne, ha evidenziato una scarsa conoscenza del territorio e delle sue dinamiche.
La Puglia non è da meno. Antonio Decaro, ex sindaco di Bari e figura di primo piano non certo allineata alle posizioni più radicali della segreteria, ha posto un veto chiaro sulla candidatura in Consiglio di Michele Emiliano e Nichi Vendola. I due pesi massimi della politica pugliese, non mollano un centimetro, e Schlein non è pervenuta. Un vuoto di leadership che alimenta il caos e le frizioni interne.
Infine, nelle Marche, l’ex sindaco di Pesaro Matteo Ricci, anche lui “battitore libero” e non esattamente un fedelissimo della segretaria, si trova in una posizione delicata contro il presidente uscente Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d’Italia e fedelissimo di Giorgia Meloni. La partita è tutt’altro che scontata, e il rischio di una sconfitta è concreto.
Se il verdetto delle urne dovesse confermare il 3 a 2, le conseguenze sarebbero pesantissime. Per Elly Schlein, significherebbe un duro colpo alla propria leadership, mettendo in discussione la sua strategia e la stessa capacità di guidare il Partito Democratico verso le prossime sfide nazionali. La sua ambizione di arrivare a Palazzo Chigi ne uscirebbe seriamente compromessa, con un Conte rafforzato e un Pd sempre più in crisi d’identità e di consenso.
Insomma, una eventuale sconfitta, rischierebbe di aprire una fase di resa dei conti interna, con la possibilità concreta di un congresso anticipato e la riapertura della discussione sulla linea politica del partito. E per il centrosinistra nel suo complesso, un tale risultato non farebbe che cementare la percezione di un’opposizione divisa, debole e incapace di offrire un’alternativa credibile al governo in carica.