

di Gaetano Piscopo
Il campo largo in Campania rischia di diventare un campo minato. L’annuncio della possibile candidatura di Roberto Fico ha acceso gli animi nei gruppi social del centrosinistra, dove il malcontento non è più solo palpabile: è esplosivo. Gli articoli dei giorni scorsi sulla preannunciata candidatura di Fico per il campo largo alle prossime elezioni regionali campane hanno registrato migliaia di commenti nei diversi gruppi social di militanti e aderenti alle diverse anime del centro sinistra.
Il risultato è significativo, i numeri parlano chiaro, un terzo di loro, esasperato, è disposto perfino a votare a destra, mentre un altro 22% si turerebbe il naso e voterebbe Fico “per disciplina”. Ma il messaggio è univoco: questa candidatura non la vuole nessuno. Tranne, naturalmente, chi comanda a Roma. E così, mentre gli strateghi nazionali trafficano nelle retrovie per blindare alleanze di cartone, utili solo per la vetrina delle Politiche, la base urla nel deserto. Di Primarie nemmeno a parlarne: troppo rischiose, potrebbero rivelare che la realtà fuori dai palazzi è molto diversa da quella immaginata nelle segreterie.
Come se bastasse vincere le elezioni locali per governare la nazione. Un insieme di posizioni antitetiche e di visioni contrapposte non può garantire nessuna stabilità nel Paese. Gli elettori questo lo percepiscono e si allontaneranno ancor di più dai seggi elettorali. Il modo più breve per confermare al governo Giorgia Meloni e il cdx. Nel frattempo, Vincenzo De Luca, presidente uscente e ras della politica campana, si prepara all’ennesima mossa del cavallo. Ha convocato i suoi consiglieri regionali per tastare il polso della maggioranza, ma è chiaro che non intende farsi relegare al ruolo di spettatore. De Luca non fa il comprimario. Mai. Non è un mistero che voglia dire la sua sul futuro candidato e, soprattutto, garantirsi una continuità politica, amministrativa e… familiare.
Eh sì, perché mentre a Napoli il PD nazionale coccola il sindaco Gaetano Manfredi (alias il federatore del “campo largo” nella regione), da Salerno parte l’operazione “figlio mio segretario”, con tanto di richiesta di congresso straordinario per portare Piero De Luca alla guida del PD regionale. Il tutto mentre gli altri partiti alleati guardano e aspettano, pronti a barattare la dignità con qualche posto sicuro.
Pare, tra l’altro, che De Luca avesse già digerito (malissimo) Fico, in cambio di qualche assessorato per i suoi. Ma poi, come spesso succede, i mugugni dal basso hanno costretto il governatore a indossare i panni del “duro e puro”, a rispolverare la retorica della dignità politica e a rimettere tutto in discussione. Dietro le quinte, però, resta l’eterno dilemma: rivendicare la propria “storia”, o conservare il potere, magari alzando le pretese per giustificare i rospi da ingoiare? Sembra, più la seconda, ma il tempo lo dirà.
Certo fare politica sulle ipotesi non è cosa facile, bisogna sempre fare i conti con il consenso. Eppure, i dati dovrebbero indurre ad un maggiore coraggio dei protagonisti per scelte nette e compatibili alle azioni di governo che si vogliono proporre. Se la media dei sondaggi di diversa provenienza dà il cdx a meno di un terzo delle preferenze dei votanti, i giochi sarebbero tutti aperti. Il centro sinistra potrebbe vincere anche senza allearsi con i pentastellati, come è già successo proprio con De Luca.
Addirittura, potrebbe essere possibile un’opzione per l’area moderata e liberale con la possibilità di competere contro i due schieramenti, quello di destra e quello di M5S+AVS e parte del PD. Ma qui parliamo di rischi che nessuno è disposto a correre sacrificando la propria fetta di potere in ragione di una più lineare azione di governo. Una recita, insomma, per tenersi stretto un pezzetto di potere, anche a costo di perdere tutto.
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Non voterò mai fico presidente della regione Campania Italia viva santa Maria Capua Vetere Caserta