

di Peppe Papa
Come era chiaro a tutti, tranne a Elly Schlein e i suoi pard, l’abbraccio innaturale con il M5S di Giuseppe Conte non poteva reggere alla prova dei fatti della politica adulta ed è andato in frantumi alla prima occasione. Il piano della segretaria Pd, tenacemente perseguito a qualsiasi costo, fino al punto da mettere in discussione il ruolo di candidata naturale del centrosinistra a Palazzo Chigi, ha trovato in Campania la prima sconfessione, dopo avere tanto penato per convincere Vincenzo De Luca a farsi da parte e certificare, proprio nella terza regione d’Italia, l’alleanza con il Movimento dell’avvocato.
De Luca, dunque, accontentato con la nomina del figlio Pietro alla segreteria regionale del partito, dà, esitante, il via libera a Roberto Fico, l’ex presidente della Camera grillino, per la candidatura prestigiosa a Palazzo Santa Lucia. Invece, pare, che il tavolo dei partiti alleati, convocato dall’aspirante presidente, abbia registrato la prima frattura. Raccontano che, addirittura, siano volati gli stracci tra Fico e Fulvio Bonavitacola – braccio destro proprio di De Luca e suo uomo macchina, da sempre insieme nelle esperienze amministrative prima da sindaco di Salerno, poi, soprattutto in quella da Governatore – quando si è cominciato a parlare di programmi e liste elettorali, nonché, della continuità amministrativa e dei progetti in corso tanto cari al Governatore uscente. Sembra che Fico abbia lasciato la maschera di unificatore per mostrare la sua coerenza ai principi fondanti del suo movimento.
Come poteva andare a finire appena si fossero toccati i temi seri come sanità, lavoro, ambiente, reddito di cittadinanza regionale e adozione della tagliola etica sulle liste, se non con un vaffa? Ed è esattamente così che pare sia andata.
Si vedrà se Schlein sarà capace di recuperare la situazione, certo è che in Campania, sia tra le fila dem, che, manco a dirlo, quelle moderate, sono in tanti ad avere già deciso che Fico non lo voteranno mai, piuttosto l’astensionismo, senza escludere uno sguardo al centrodestra se in presenza di una candidatura civica ‘potabile’. Infatti, già alcuni esponenti della passata amministrazione regionale stanno guardando fuori dal perimetro dell’alleanza del campo largo, prima ancora di essere sottoposti ai veti sulle candidature. Un esempio, il consigliere regionale Giovanni Zannini che pare riavvicinarsi a Forza Italia, non sarà l’ultimo ad abbandonare il centro sinistra. Le dichiarazioni recenti di De Luca in merito alla richiesta di un programma di governo che dia seguito ai progetti della sua amministrazione oltre il suo continuo distinguo dal PD e le alleanze “innaturali” imposte senza primarie, lasciano maggiore libertà di scelta anche ai suoi elettori più fedeli.
Intanto a Roma pare si stia andando a delineare, nella riunione dei capi della coalizione di centrodestra, la scelta di un candidato per le regionali campane ormai dietro l’angolo. La decisione sembra orientata verso l’avvocato Giosi Romano, coordinatore della Zes Unica del Mezzogiorno, nomina indicata a suo tempo da De Luca e confermata da Raffaele Fitto. Figura che non dispiacerebbe a molti, soprattutto se legata ad una lista civica. Sarebbe una soluzione per tanti delusi dell’area moderata per evitare di restarsene a casa il giorno del voto.