

di Peppe Papa
Sotto la regia occulta del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, l’asse Pd di Elly Schlein e M5S di Giuseppe Conte sta completando il repulisti del blocco di potere di Vincenzo De Luca, approfittando dell’intesa trovata sul nome del grillino Roberto Fico alla presidenza della Regione Campania. L’ex presidente della Camera, uno che riteneva il Pd “un partito di delinquenti, devastato dalle indagini e pericolo numero uno per il Paese”, è diventato il boia, oppure, come qualcuno sostiene, “la testa di legno” che deve portare a termine il lavoro.
Senza mezzi termini, come se fosse davvero il comandante in capo, ha deciso d’imperio chi dovesse partecipare al tavolo programmatico di maggioranza e dettato un decalogo etico-morale per la selezione delle candidature, oltre una serie di uscite inquietanti su ambiente, lavoro e sanità. Ha escluso dall’incontro, giusto per capirsi, tutta la giunta uscente e ha litigato furiosamente con Fulvio Bonavitacola grand commis del governatore nei dieci anni a Palazzo Santa Lucia. Chiaro il segnale: “levatevi dai piedi”.
Le conseguenze di una presa di posizione tanto indifferente e arrogante non potevano non provocare conseguenze. Tra le fila deluchiane il sommovimento è stato fragoroso: prima la presa di posizione sdegnata di Nicola Caputo, l’assessore all’Agricoltura il cui lavoro è stato da tutti ritenuto eccellente, che ha pubblicato un post di fuoco contro Roberto Fico; poi la decisione del consigliere casertano, Giovanni Zannini, comunicata a De Luca, di passare con Fi insieme ai suoi sostenitori; infine la telefonata ‘segreta’ del presidente della Campania con dirigenti nazionali di Fdi, addirittura c’è chi dice direttamente con Giorgia Meloni.
La notizia appare incredibile, anche se certificata da un’attendibile fonte interna nella Capitale, ma in politica non si può mai sapere e De Luca ha troppa considerazione di sé per accettare l’umiliazione che gli stanno prospettando la segretaria del suo partito e l’avvocato di Volturara Appula, nonostante il contentino della nomina del figlio a segretario regionale del Pd.
Se i suoi si guardano in giro e hanno fatto sapere che mai e poi mai appoggeranno la scellerata candidatura di Fico, non gli resta altro da fare che un’azione spregiudicata, non è certo uno che si spaventa, e considerare di fare il grande passo dall’altra parte. Ma siccome è uno che mastica di politica da una vita, ha probabilmente già trovato il modo per raggiungere l’obiettivo salvando la faccia.
La possibile candidatura di Giosi Romano, coordinatore della Zes Unica del Mezzogiorno – nomina indicata a suo tempo da De Luca e confermata da Raffaele Fitto – da parte del centrodestra, potrebbe essere l’aggancio. Sostenere una lista civica moderata a suo nome rappresenterebbe una soluzione perfetta e gradita anche ai suoi, poco importa se condivisa anche a destra.
Fatto sta che, stando alle voci fatte trapelare dall’entourage meloniano, è stato consegnato alla premier un sondaggio, proprio su Romano, commissionato da Fdi, da dove emergerebbe una dote di oltre 150mila voti accreditati al manager, quasi tutti di provenienza centrosinistra. Se fosse così, nessun esito sarebbe scontato a fine novembre e per il campo largo, in versione radical-populista sarebbe un disastro. E De Luca, probabilmente, salvo.
2 Comments
L’ unica candidatura che potrebbe mettere in crisi il campo largo del centrosinistra é quella di Giusy Romano politico moderato capace e competente.
L’ unico candidato in quota centrodestra che metterebbe in crisi il campo largo del centrosinistra é Giosy Romano politico moderato, capace e competente.