

di Chiara Sacco
Nato sotto Saturno ma venuto alla luce a Venezia nel 1480, inquieto, vagabondo, in parte oscurato dal bagliore accecante di Tiziano e per questo costretto a lavorare presso centri periferici o accogliere committenze che un Tiziano non potevano permetterselo, questo è Lorenzo Lotto.
Riscoperto dalla critica negli ultimi decenni dell’Ottocento, l’artista è oggi apprezzato per i suoi ritratti, che rappresentano uno spregiudicato esempio di indagine cinquecentesca sull’uomo. Tra questi spicca il Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi, già presente al Museo di Capodimonte di Napoli, cui si affiancherà, fino al 6 gennaio, un nuovo arrivo proveniente dall’Accademia Carrara di Bergamo: il Ritratto di Lucina Brembati, commissionato dalla stessa.
L’arrivo a Napoli dell’Ospite bergamasca è l’occasione per presentare un nuovo ciclo di incontri dal titolo “Capodimonte è di moda-Percorsi nella storia del costume” che ospiterà fino a dicembre 2025 le maggiori studiose sul tema della storia della pellicceria, gioielleria e dei tessuti del ‘500.
Quello di Lucina è un ritratto vero, realistico ma così tanto da diventare iper-realistico fino ad indagare quel volto come se lo si stesse guardando attraverso un microscopio, senza riserve: il viso non simmetrico, il mento tozzo come le mani e lo sguardo appesantito. La Brembati ci appare come la ricca nobildonna bergamasca non più così giovane che è.
Lucina, il cui nome come un rebus è ripreso dalla piccola luna in alto a sinistra, poteva essere rappresentata più bella di com’era nella realtà, pratica non inusuale all’epoca, o per meglio dire più armoniosa, promuovendone un’immagine ideale e idealizzata che mettesse in luce le sue virtù e il suo status sociale, già ben evidenziati dal vestiario e dai gioielli, ma Lotto decide di percorrere un’altra strada.
Questo quadro è anche un grande gioco, un rebus da risolvere che però non contiene come la Settimana enigmistica tutte le soluzioni alla fine delle pagine, dunque le risposte non sono garantite. Silvia Malaguzzi, storica dell’arte specializzata nel decifrare i segreti dei gioielli dipinti, durante la conferenza che ha accolto il quadro a Capodimonte, conduce gli spettatori in questo gioco di rimandi, simbologie e significati nascosti tutti da chiarire. Non offre le soluzioni appunto, ma fornisce gli strumenti di uno sguardo attento e di una profonda ricerca che lo sostiene.
I gioielli sono sicuramente tra gli oggetti più identificativi di un proprietario e non solo la fattura di questi, ma anche la collocazione è oggetto di analisi. Ci dice la Malaguzzi “ la mano è un luogo rappresentativo”, dunque che un anello venga collocato al mignolo piuttosto che all’indice cambia il significato che questo dichiara.
Alcuni di questi sono ad esempio la nobilitazione della famiglia rappresentata dall’anello con sigillo al mignolo, o ancora l’anello anulare come sede del matrimonio ma anche l’anello sulla seconda falange sempre dell’anulare a testimoniare la sufficiente ricchezza atta a non dover lavorare; qualcun altro si sarebbe sporcato le mani al suo posto.
Ma i gioielli della Brembati non si limitano agli anelli e corrono dalle mani fin su il collo raggiungendo persino i capelli in un tripudio di perle che associate alla Luna sarebbero simbolo di fertilità. Con questo quadro probabilmente Lucina voleva protestare, riconquistare anche davanti agli occhi altrui, la propria gioventù che stava via via sfumando.
Lorenzo Lotto chiaramente non è Tiziano, ma è importante, molto, per non attingere ad una storia dell’arte solo capolavoristica, ovvero concentrata su pochi e grandi nomi, dimenticando così il resto. Sarebbe come entrare in una stanza e non guardarsi attorno, non leggerla, fiondandosi ad occhi chiusi sull’oggetto del proprio desiderio. Ma più di tutto è degno di nota per coltivare una storia dell’arte che si muova a costellazioni, fatta di connessioni tra piccoli e grandi astri, e per questo si ringrazia Capodimonte, che si dimostra essere un grande museo e un grande museo di ritratti in cui la Brembati trova felice accoglienza. Quindi sì, Lotto non abbaglia, ma accende una lucina.
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Molto interessante