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M5S, AVS e Vannacci, l’asse rosso-bruno contro l’invio di armi all’Ucraina: e il Pd?

Dalla convergenza rosso-bruna al silenzio del Pd, il dibattito italiano sull’Ucraina si muove tra ambiguità, viltà politica e pacifismo di facciata, mentre le bombe russe continuano a fare strage di civili. Il governo pone la fiducia.

di Peppe Papa

L’infame quinta colonna di Putin in Italia si compatta, M5S, Alleanza Verdi-Sinistra e Vannacci insieme contro le armi all’Ucraina. I loro parlamentari hanno presentato emendamenti per chiedere l’immediata interruzione degli aiuti, costringendo il governo a mettere la fiducia, anche per evitare eventuali altre defezioni che potrebbero arrivare dalla maggioranza, cioè dai leghisti le cui posizioni filo Cremlino, Salvini in testa, sono notorie.

L’alleanza rosso-bruna su un tema sensibile come questo non sorprende, da tempo l’asse anti-atlantista e antioccidentale da operetta, ammantato di finto pacifismo, sta cercando in tutti i modi di fiaccare, per quel che è nelle proprie possibilità, la resistenza del popolo ucraino. Finora per fortuna senza successo.

Resta comunque ignobile, soprattutto per forze che si dichiarano progressiste (stendiamo un velo pietoso sul fascistissimo generale e la sua ridicola corte dei miracoli), girarsi dall’altra parte mentre le case, le scuole, gli ospedali, gli asili ucraini sono sottoposti a ondate sempre più pesanti di bombardamenti russi, per il quarto anno di fila. E poco importa se le armi fornite dagli italiani, rappresentino sistemi di difesa antimissilistica che servono proprio ad intercettare gli ordigni lanciati sulle città. Dunque, più civili ammazzati dalle bombe russe.

E il Partito democratico? Non è dato ancora sapere come voterà, per il momento silenzio, nessuna dichiarazione ufficiale della segreteria, o di qualche esponente delle varie anime del partito che, si sa, sulla questione, manco a dirlo è diviso. I riformisti spingono per un sostegno deciso e rapido che includa l’invio di armi. Elly Schlein la segretaria, invece, è più cauta: sostenere Kiev ma “non permettere automatismi allo spingere sull’invio di armi” e mantenere un ruolo di maggior controllo politico e responsabilità parlamentare. Mentre alcuni deputati, quelli duri e puri di sinistra esprimono contrarietà o riserve.

Probabilmente il voto di fiducia, come già capitato in altre occasioni, servirà a salvare la faccia. Alcuni si asterranno, o si schiereranno contro se riterranno il decreto troppo generico, altri a favore per non indebolire l’impegno dell’Italia verso il paese aggredito. Molto dipenderà da come la leadership del Nazareno deciderà di disciplinare il gruppo in Aula (cioè se imporre o meno un voto di fiducia vincolato alla linea ufficiale).

Una geometria variabile che salva le coscienze e non salva nessuno. Nel frattempo, la giostra continuerà a girare. Indifferente alle bombe. Indifferente ai morti. Indifferente alla storia.

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