

di Serena Cirillo
Strategia didattica innovativa e molto gradita agli studenti quella attuata dal professore Michelangelo Iossa del corso di “Teorie e Tecniche di Branding e Communication Management” dell’Università Suor Orsola Benincasa.
Per illustrare un caso pratico, la cattedra ha organizzato un evento al cinema Plaza di Napoli in cui, prendendo spunto dalla proiezione del film “Il diavolo veste Prada 2”, sono stati trattati argomenti come analisi del branding rapportandoli al mercato della moda attraverso il linguaggio cinematografico.
Dice Iossa, docente, giornalista e studioso di pop culture contemporanea “Miranda Priestly non è solo un personaggio, ma un caso di studio vivente di costruzione e governance di un brand globale. Portare gli studenti in sala significa immergerli nei meccanismi della comunicazione contemporanea attraverso un’icona del nostro tempo”.
In una sala affollata di studenti, docenti e operatori della comunicazione, l’evento ha avuto inizio con i saluti di Pierluigi Ferrillo (Responsabile Comunicazione del Teatro Diana e del Cinema Plaza), e il benvenuto della dott.ssa Mirra in rappresentanza della nota famiglia di imprenditori titolare del cinema Plaza.
Ha fatto seguito una breve conferenza introduttiva tenuta da Iossa che ha svelato delle curiosità riguardanti la pellicola di venti anni fa e le differenze con l’attuale sequel. Ciò che apparentemente poteva sembrare aneddotica e gossip, in realtà è parte integrante della lezione di branding; il docente ha il talento di saper trasmettere concetti importanti attraverso piacevolissime chiacchierate, e ciò lo rende estremamente popolare tra i suoi studenti, peraltro coinvolti direttamente in tali iniziative.
Nel caso specifico, l’esclusivo e super glamour pieghevole dell’evento, che si rifà alla copertina della rivista “Runway” protagonista del film, è stato realizzato da Federica D’Avanzo, da poco laureatasi con Iossa. Il professore ha fatto notare che la pellicola originale venti anni fa ha aperto la strada ad un filone rivelatosi di successo, la cinematografia al femminile; che è stato uno dei film più trasmessi e replicati; che, ripreso venti anni dopo, ha raccontato lo stesso ambiente, e con gli stessi attori, trasformato dopo il cambiamento dall’analogico al digitale.
Ma la novità fondamentale che il sequel presenta rispetto al primo film è che il centro di interesse non è più la moda, ma la reputazione del marchio, tema chiave degli ultimi venti anni, questione fondamentale intorno alla quale ruotano le teorie di branding. Troviamo un accenno al “dramma” con cui si confronta quotidianamente la vecchia generazione: la difficoltà ad adeguarsi all’era digitale, che ha avuto tragiche ripercussioni soprattutto nel campo dell’editoria.
L’onnipotente Miranda Priestly, e anche il suo editore, devono fare i conti con i social media, gli influencer, le visualizzazioni e la giungla del virtuale. Una Miranda Priestly che alla fine diventa più “umana”, un film che esplora tematiche di attualità importanti e denuncia le insidie del mondo digitale, una storia in cui il lieto fine, tipicamente americano, si trova nell’autenticità dei rapporti umani e nella collaudatissima solidarietà femminile.