

di Chiara Sacco
Napoli sta assumendo sempre di più i connotati di una grande caccia ai tesori: sparpagliati, chiusi, troppo in alto, troppo in basso, o nascosti nel migliore dei modi, ovvero in bella vista. E’ una città in cui certe cose te le devi conquistare e anche l’arte non sfugge a questo gioco di prestigio.
Il Comicon, ovvero il Salone Internazionale della Cultura Pop, è un ottimo pretesto non solo per osservare la più grande manifestazione che avviene su questo territorio dedicata alla cultura del fumetto e dei videogiochi, quest’anno dal 30 aprile al 3 maggio, ma anche per riportare l’attenzione su una grande opera relegata proprio in uno dei padiglioni della Mostra d’Oltremare, sede della fiera fumettistica per l’appunto. Sto parlando di Andrea Pazienza e della sua “Lotta di guerrieri e animali”.
Napoli ha fatto più volte incursione nei suoi disegni e Andrea a sua volta l’ha segnata lasciandovi questa grande opera murale, l’anno era il 1987. Non ci si dilungherà qui entro i gangheri della sua vita o nelle leggendarie vicende che ne accompagnano il nome, il fatto importante è questo; Pazienza è a Napoli da quasi quarant’anni, ma è come se non ci fosse.
L’opera murale di sette metri per due e mezzo, il cui soggetto ricorda le venationes romane, si inserisce nella tradizione dei dipinti di Battaglie, da quella di San Romano di Paolo Uccello alla Battaglia di Anghiari di Leonardo. Questa è sporadicamente portata fuori dal padiglione della Mostra d’Oltremare dato in affitto all’Enel per il suo archivio, ma chiaramente non idoneo, e questo avviene per le annuali kermesse fumettistiche, o come è notizia di questi giorni, per un’importante mostra a lui dedicata presso il MAXXI di Roma.
Ma al di là di certe circostanze non sufficienti e sempre più rare va detto che il Pazienza di Napoli non ha un suo posto e invece gli sarebbe dovuto spazio, visibilità, una sede in cui stare e non solo sostare.
Nel 2019 una lettera aperta fu inviata al presidente della Mostra d’Oltremare per tale ragione “[…]Non conosciamo le ragioni di tale stato di cose, ma sembra che gli accadimenti occasionali che impediscono la fruizione dell’opera al pubblico rappresentino la norma più che l’eccezione. L’impressione è che l’Ente Mostra d’Oltremare non abbia interesse a rendere fruibile né a promuovere questo bene artistico e culturale dal valore inestimabile – eccezionale testimonianza del talento straripante e visionario di uno dei più significativi artisti italiani contemporanei – tanto da non citarlo né sul sito ufficiale dell’Ente, né nella pagina dedicata al padiglione in cui l’opera risiede, né altrove. È nostra convinzione che “Lotta di guerrieri e animali” necessiti di una diversa collocazione che renda questo capolavoro di Andrea Pazienza sempre raggiungibile dal pubblico.[…]”
Perché vada portato fuori dalla sala d’attesa, nella quale è relegato come in un limbo, si fa presto a dirlo e non è solo per musealizzarlo e metterlo sotto una teca. Come i grandi artisti dei nostri manuali di storia dell’arte, tra i quali dovrebbe rientrare a pieno titolo, Andrea ci affanna, ci strema, e ci fa venire fame, fame di cose vere, non per forza grandi, complete o perfette ma vere, che andremo a cercare lì fuori non appena sollevato lo sguardo dai suoi disegni in cui questa realtà ci è presentata senza sconti.
Chiarisco, l’opera qui sopra citata non regala chiaroveggenza o abilità nella lettura del futuro e a dirla tutta non basta la vista di questa sola per capire il lavoro di Pazienza, come non basta aver visto un solo Picasso per comprenderlo e a questo aggiungo che forse non basta una sola vita. Ma vedere il grande murale può essere impattante, un gancio per spingersi più in là nel mare magnum fatto di inchiostro e sogni allucinanti di questo fumettista italiano. Insomma partire dalla balena per arrivare al marinaio.
Nelle sue opere, tra cui la più famosa Penthotal, ha saputo intercettare, seguire e poi interpretare i movimenti che hanno acceso il suo tempo, a partire dai fatti che hanno scosso Bologna l’11 marzo del 1977 e che vediamo nel caos armonizzato delle vignette in cui convivono uno sguardo lucido, ma per forza di cose allucinato, il bisogno di essere amati e l’insopprimibile consapevolezza di essere soli.
E’ chiaro che attraverso le sue opere di furia e febbre anche Andrea stava tentando di capirci qualcosa di un mondo che apparirà sempre meno leggibile, sempre più vicino a sogni difficili da interpretare e il cui risveglio appare come una mostruosità.