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Renzi corre, Conte consulta la base, Schlein aspetta: il campo largo cerca ancora il programma

Centrosinistra incapace di approfittare delle difficoltà della destra al governo, dopo la batosta subita al referendum del 23 marzo. Per il momento, niente piattaforma, niente leadership e nessuna proposta concreta, festeggiando la vittoria prima ancora di trovare il campo da gioco

di Annalisa Pinto

Il cosiddetto campo largo perde tempo prezioso. Il referendum del 23 marzo aveva oggettivamente dato una piccola botta al governo Meloni: non un meteorite, diciamo più una pallonata sul parabrezza. Una crepa c’era stata. Si intravedeva persino una possibilità di movimento.

Era il momento perfetto per il centrosinistra: costruire una piattaforma, definire una leadership, mettere insieme qualche proposta concreta. Invece è scattato il riflesso condizionato: festeggiare la vittoria prima ancora di aver trovato il campo da gioco.

Così il dibattito si è lanciato sulle primarie con l’entusiasmo di chi organizza il torneo di calcetto senza avere il pallone. Del programma comune, invece, nessuna traccia. È una sorta di Yeti politico: tutti giurano di averlo visto, ma nessuno riesce a fotografarlo.

Se qualcuno osa chiedere dove sia, i dirigenti si irritano: “Ma il programma c’è!”. Certo. È probabilmente custodito nello stesso caveau che contiene il Sacro Graal, il mostro di Loch Ness e il finale di Lost.

Nel frattempo, Giuseppe Conte, ristabilitosi dopo l’operazione, ha organizzato “Nova”, laboratorio destinato a elaborare un programma “dal basso”. Dal basso quanto? Dalle fondamenta? Dai tombini? Non è chiarissimo. L’idea resta quella, immortale e indistruttibile, che una moltitudine di persone riunite in cerchio possa produrre una visione strategica nazionale. Finora gli esperimenti precedenti hanno prodotto soprattutto buffet freddi e slide dimenticate.

Pochi giorni fa si sono svolti anche due convegni nel Partito Democratico. Da quello di Stefano Bonaccini è arrivata una proposta rivoluzionaria: occuparsi seriamente di sicurezza. In sala era presente anche Franco Gabrielli, plenipotenziario futuro ministro dell’Interno. Una notizia abbastanza importante da meritare almeno tre tweet e mezzo.

Dal convegno dell’area Delrio, invece, sono emersi messaggi che sembravano provenire direttamente da una capsula del tempo del 1998: più spazio ai cattolici democratici, più dialogo, più cultura politica. Tutto molto bello. Ma per fare cosa? Mistero. A un certo punto qualcuno ha probabilmente pronunciato la parola “territori” e il pubblico si è sentito rassicurato.

Più in generale, colpisce la straordinaria capacità del dibattito politico di sembrare una replica continua. Cambiano le date sui manifesti ma le frasi sono sempre le stesse. Un po’ come quei teatri che rappresentano la medesima commedia da quarant’anni e ormai neppure gli attori ricordano perché.

Nell’area schleiniana, poi, regna una quiete quasi zen. Sulla legge elettorale nessuno sa niente. Premio di maggioranza? Proporzionale? Rosatellum? Sorteggio? Gara di briscola? Nessuna indicazione. La suspense è tale che Netflix starebbe valutando una serie.

Su questo terreno Matteo Renzi continua a essere il più veloce di tutti. Corre, parla, polemizza, lancia iniziative e costruisce case riformiste che sembrano quei cantieri con il cartello “lavori in corso” appeso dal 2014.

Carlo Calenda, invece, è riuscito nell’impresa di organizzare un incontro con la premier per discutere questioni concrete. Un gesto talmente insolito che molti osservatori hanno creduto fosse un errore di calendario.

E Giorgia Meloni? È alle prese con dossier, emergenze, bilanci, alleati nervosi e problemi assortiti. Cerca risorse economiche con l’espressione di chi controlla per la quarta volta le tasche del cappotto sperando che siano comparsi magicamente cinquanta euro. A destra, in effetti, il clima ricorda una nave nel mezzo di una burrasca. La Lega osserva con crescente apprensione Roberto Vannacci, che continua a sottrarre uomini, donne e forse anche sedie pieghevoli al partito di Salvini.

Il centrosinistra, nel frattempo, segue la scena dalla riva con i popcorn, apparentemente convinto che gli elettori avversari, prima o poi, attraverseranno spontaneamente il fiume. Senza bisogno di proposte, idee o motivazioni particolari. Forse qualche riflessione in più su come conquistare nuovi voti sarebbe utile.

Ma probabilmente si troverà un’altra riunione, un’altra piattaforma partecipativa, un’altra discussione sulle primarie e un’altra conferenza sul futuro del futuro. Del resto, come in ogni buona commedia politica italiana, l’importante non è arrivare a destinazione. È continuare a discutere dell’itinerario.

2 Comments

  1. Sergio Capizzano ha detto:

    allearsi solo per gestire il potere e non per una visione politica comune non portera’ a nessun risultato. Il campo largo ha vinto in Campania, la mia regione, e ad oggi non si capisce nulla di cosa si voglia fare , non c’e’ un programma , un progetto su sanita’ con liste d’attesa bibbliche su energia e su trassporti, tutte deleghe in mano al presidente Fico oltre all’ economia non riescono a mettersi d’ accordo su nulla.

  2. Sergio Maroni ha detto:

    Dite bene concordo

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