

di Serena Cirillo
C’è una regola non scritta, sull’isola, che dice che le cose belle arrivano sempre un po’ in ritardo. Così è stato per la XIV edizione del Premio Danza Capri International: la pioggia ha impuntato il cielo sopra il chiostro della Certosa di San Giacomo, costringendo a un rinvio di venti minuti. Ma il pubblico, invece di disperdersi, si è stretto sotto gli ombrelli, ed è rimasto. Record di presenze, dicono gli organizzatori. Non stupisce: a Capri la danza, ormai, è diventata un appuntamento identitario tanto quanto il mare.
A tenere insieme i fili della serata, tra un annuncio e una battuta, il presentatore Vincenzo De Lucia, che nella doppia veste di conduttore e intrattenitore ha mostrato ancora una volta la sua versatilità, cantando e imitando con la disinvoltura di chi il palco lo conosce bene.
L’apertura è stato un piccolo atto d’amore verso la memoria musicale dell’isola: un omaggio a Peppino Di Capri firmato dalla Disperata Erotica Band, guidata dal maestro Pino Perris, con Roberta Nasti alla voce e la partecipazione, del tutto inattesa nel registro canoro, dell’ospite d’onore Stefano De Martino. È stato proprio lui, poco dopo, a ricevere il primo riconoscimento della serata: un premio nuovo di zecca, dedicato al padre Enrico De Martino, ballerino scomparso troppo presto, assegnato per il successo dello spettacolo “Meglio Stasera”.
Poi la danza, quella vera. L’Ensemble diretto dal maestro Ferrone — Francesca Brandi, Rosaria Crispino, Lia Brunone, Claudia D’Onofrio, Luca Carannante, Mario Elefante e Flavio De Vargas (quest’ultimo premiato con il “Silvio Oddi”) — ha inaugurato le coreografie con un tango danzato su un pavimento reso insidioso dall’acqua: un dettaglio che, raccontato dopo, sembra quasi accrescere il valore della performance.
Dalla Georgia è arrivata l’eleganza sobria di Nina Samadashvili e Oleg Ligai, primi ballerini dello State Ballet of Georgia, in un passo a due tratto da “Sagalobeli”. Il tango è tornato protagonista con Martina Pasinotti e Diego Mulone, solisti del Teatro Massimo di Palermo, vincitori del premio al talento con “Contact Tango”: temperamento mediterraneo, nervo scoperto, applausi convinti.
Spazio anche ai più giovani: gli allievi dell’Accademia Nazionale di Roma Giulia Campo e Patrick Evangelisti hanno regalato un adagio di scuola classica pura. Immancabile, poi, il grande repertorio: il passo a due dal “Lago dei Cigni” interpretato da Madison Young e Alessandro Frola, del Balletto di Stato di Vienna, vincitori del premio al merito.
Ma se una parola dovesse riassumere la serata, sarebbe “assolo”: quello di Maria Celeste Losa, solista argentina del Teatro alla Scala, unica artista a esibirsi senza partner. Tecnica, sensualità, temperamento: è stata lei, per distacco, la protagonista assoluta della serata. A seguire, un altro capolavoro del Novecento: “Spartacus”, nell’interpretazione di Chinara Alizade e Vladimir Yaroshenko, vincitori del premio al merito.
Il finale è stato affidato a un nome che non ha bisogno di presentazioni nel mondo della danza internazionale: l’étoile Lucia Lacarra, insignita del Premio alla carriera, già Principal al Balletto di Monaco di Baviera, in coppia con Matthew Golwin del London Royal Ballet. Il loro “After the Rain” di Christopher Wheeldon, su musiche di Arvo Pärt, ha chiuso la serata con un titolo che, visto il meteo, è sembrato quasi profetico.
Non solo palcoscenico: la serata ha premiato anche chi la danza la racconta e la costruisce da dietro le quinte. Il Premio alla critica “Vittoria Ottolenghi” è andato alla giornalista Raffaella Tramontano; il Premio alla carriera alla direttrice dell’Accademia di Roma Anna Maria Galeotti; il Premio alla direzione artistica al Sovrintendente Fulvio Macciardi.
A suggellare l’evento, le parole del sindaco di Capri Paolo Falco e dell’assessore alla Cultura Salvatore Ciuccio, che hanno sottolineato il valore culturale della manifestazione per l’isola. Ma è stato Stefano De Martino, forse, a lasciare la frase più netta della serata: in un tempo dominato dal fake e dall’intelligenza artificiale, lo spettacolo dal vivo resta l’ultimo, vero baluardo di autenticità.