

di Peppe Papa
Giuseppe Conte picchia duro, detta condizioni, e Elly Schlein sorride, sicura che alla fine un accordo si troverà perché, evidentemente, è nell’ordine naturale delle cose. Non si sa chi dei due sia il più folle, fatto sta che il centrosinistra, dato dai sondaggi in vantaggio in vista delle prossime elezioni, sembra fare di tutto per complicarsi la vita e, magari, perdere la partita.
Il capo del M5S, alla kermesse Nova, organizzata per approvare la piattaforma programmatica da portare al tavolo della coalizione, ha ribadito che il no alle armi a Kyji «non è negoziabile» e che la posizione non cambierebbe neppure nel caso in cui alle primarie dovesse spuntarla la segretaria del Pd. Più che una posizione politica, un ultimatum: difficile immaginare una trattativa serena con un tipo del genere.
Non bastasse, Conte ha fatto sapere di non gradire nell’alleanza Matteo Renzi, confortato, su questo punto, dall’ampio consenso della base pentastellata: il 91 per cento. E sulla proposta di un nuovo Reddito di cittadinanza 2.0 non sembrano essere ammesse discussioni. In poche parole: il leader, c’est moi. Una sicumera ulteriormente alimentata dal sondaggio Piepoli pubblicato dal Corriere della Sera, che lo dava in ampio vantaggio su Elly Schlein.
La quale, non è dato sapere fino a che punto consapevole della minaccia, continua impassibile a sostenere che non ci sono problemi, che tutto si appianerà e che, per il momento, può bastare il comune obiettivo di battere le destre guidate da Giorgia Meloni. La ferita sanguina, ma lei fa finta di niente. E sembra ignorare anche i malumori che attraversano il suo partito, soprattutto sul tema, tutt’altro che secondario, del sostegno all’Ucraina.
Con due così, è complicato pensare che si possano coltivare a cuor leggero sogni di vittoria. Lo scontro appare difficile da evitare e gli esiti imprevedibili, sia che alla fine prevalga l’uno sia che prevalga l’altra. In politica, del resto, la lealtà non è mai un assegno in bianco: gli impegni si possono interpretare, aggirare, persino disattendere. E gli alleati di oggi possono diventare avversari domani.
Il problema, infatti, si farebbe ancora più serio se dovesse passare la riforma elettorale proposta dal governo e nessuna delle coalizioni riuscisse a ottenere il premio di maggioranza. A quel punto, ognuno per sé e Dio per tutti. Con il proporzionale si aprirebbe tutta un’altra storia: alleanze da rifare, equilibri da ridisegnare, partiti liberi di muoversi senza vincoli.
Non sarebbe certo un risultato brillante per il centrosinistra, considerate le premesse, ma “con questi dirigenti”, come urlò Nanni Moretti nel 2002 dal palco dell’Ulivo a Piazza Navona, “non vinceremo mai”. Presagio confermato.
2 Comments
Buongiorno, io penso che qualora nessuna coalizione raggiungesse il 42 per cento. Cosa molto probabile senza i riformisti nel campo largo e il vanacci a destra, si aprirebbe uno scenario impensabile, ma secondo me, possibile. Un’alleanza # cinque stelle/ #destre, senza vannacci. Non sarebbe la prima volta.
Abbiamo capito,non ci vuole acume particolare…ma Conte poteva essere di chiaro subito…gli è sempre piaciuto equivocare col PD.