ZIBA (di Roberto ‘Ziba’ Martucci) Verso la libertà: senza denari non si cantano “Mes-se”
Aprile 28, 2020
Terzo settore: ritorno al futuro, il mondo post covid 19
Aprile 29, 2020

Il mondo all’alba di una nuova pandemia: la scomparsa del lavoro

In un momento di emergenza sanitaria epocale come quella che stiamo vivendo si assiste, a volte increduli, alle dissertazioni di virologi ed epidemiologi elevati ormai al ruolo di nuove icone televisive, mentre viene relegato ad aspetto marginale ciò che invece sarà la vera conseguenza di questi giorni: la scomparsa del lavoro.

di Giuseppe Longo

In questo periodo di apparente normalità sospesa sulla follia, nel quale si assiste a volte increduli alle dissertazioni di virologi ed epidemiologi elevati ormai al ruolo di nuove icone televisive i quali, cancellato ogni errore del passato, ci impongono di schierarci nelle loro contrapposte valutazioni del fenomeno tra attendisti o possibilisti regalandoci un tempo non più scandito da ore e giorni ma da fasi, viene relegato ad aspetto marginale quello che invece, sarà la vera conseguenza di questi giorni.

In un articolo comparso qualche giorno fa sulla stampa nazionale è emerso che secondo uno studio dell’ILO (International Labour Organization) l’Agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite, si avrà la cancellazione del 6,7% delle ore lavorate a livello globale; vale a dire l’equivalente di 195 milioni di lavoratori a tempo pieno.

Sempre secondo i dati pubblicati, non solo più di 4 persone su 5 (81%) nella forza lavoro globale, che ammonta a 3,3 miliardi di lavoratori, sono attualmente interessate dalla chiusura totale o parziale delle attività produttive,  ma  1,25 miliardi di lavoratori impiegati nei settori più colpiti dal lockdown, vedono il proprio tenore di vita minacciato dalla pandemia, spesso impegnati nei settori identificati come ad alto rischio di incremento drastico e devastante dei licenziamenti e delle riduzioni dei salari e dell’orario di lavoro.

Come dichiarato da Guy Ryder – direttore generale dell’ILO “I lavoratori e le imprese si trovano di fronte a una catastrofe, sia nei Paesi con un’economia avanzata che in quelli in via di sviluppo. Dobbiamo muoverci velocemente, in modo deciso e congiunto. L’adozione tempestiva di misure efficace potrebbe fare la differenza tra la sopravvivenza e il collasso.

Non bisogna dimenticare che molti svolgono lavori poco retribuiti e poco qualificati e dove una riduzione di reddito può rilevarsi devastante .

Continua ancora  Ryder: “Se un Paese fallisce, allora falliamo tutti. Dobbiamo trovare soluzioni a livello globale che aiutino tutti i segmenti della nostra società, in particolare quelli che sono maggiormente vulnerabili o meno in grado di aiutare se stessi. Per cui le scelte che facciamo oggi avranno un impatto su come questa crisi evolverà e sulle vite di miliardi di persone, e solo adottando misure efficaci si potrà limitare l’impatto di questa crisi e attenuare le cicatrici che lascerà“.

Secondo quindi l’ILO, bisogna adottare misure integrate e su larga scala, incentrate su quattro pilastri: sostenere le imprese, l’occupazione e il reddito; stimolare l’economia e l’occupazione; proteggere i lavoratori; e instaurare un dialogo sociale tra governi datori di lavoro e lavoratori per trovare soluzioni a questa crisi.

A ciò va aggiunto che il problema riguarderà anche molti professionisti impegnati in attività strettamente legate con i settori produttivi e del commercio.

Il virus ha messo in luce l’estrema fragilità dell’intero sistema economico sul quale abbiamo eretto il nostro presente, nel quale una vicenda che ha coinvolto 2,8 milioni di contagi nel mondo provocherà effetti devastanti per 1,5 miliardi d persone, con un rischio, secondo le stime dell’Istituto di 25 milioni di posti di lavoro che andranno perduti.

In questi giorni la Ue ha messo in campo vari provvedimenti tra cui il Sure con il quale viene introdotto il concetto di short-time (vale a dire lavoro ridotto) che dovrebbe permettere ai lavoratori di mantenere la propria occupazione e alle aziende di sopravvivere in mancanza di domanda in attesa di ripartire.

Non è chiaro quali effetti potranno avere questi provvedimenti

Oggi però la realtà alla quale assistiamo non ci rassicura in alcun modo tenuto conto che gli aiuti promessi (cassa integrazione) stentano ad arrivare e le aziende cominciano a chiudere, o nella migliore delle ipotesi, a elaborare piani di ridimensionamento dei propri comparti.

Non vorremmo che una volta superata l’emergenza comunque essa avvenga, sia tramite vaccino che per scomparsa naturale, secondo le due “fazioni contrapposte” che da giorni si fronteggiano con ogni mezzo, non saremmo costretti ad affrontare la nuova pandemia mondiale rappresentata da milioni di persone prive del proprio lavoro e quindi del necessario sostentamento.

E’ necessario, ciò detto senza spirito polemico, che le prossime discussioni siano concentrate sulla salvezza del lavoro che è salvezza dell’uomo perché finalmente si costruisca una nuova economia capace di reggere anche epidemie come questa senza crollare universalmente come in un effetto domino incontrollabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *