

di Peppe Papa
Il primo step per la creazione di un blocco di forze liberali e riformiste per arginare le spinte eversive di populisti e sovranisti ha preso corpo in parlamento. Più Europa e Azione, con un comunicato congiunto firmato dai senatori Emma Bonino, Matteo Richetti e dai deputati Enrico Costa, Riccardo Magi e Nunzio Angiola, hanno annunciato di aver formato un gruppo comune al Senato e alla Camera dei deputati.
Nel documento è stato ricordato che “Azione e +Europa sono accomunate dall’aver scelto l’opposizione intransigente al governo Conte bis, muovendo da posizioni europeiste e liberaldemocratiche antitetiche a quelle di Lega e Fratelli d’Italia”.
Componente unica, dunque, nel gruppo Misto al Senato (+Europa e Azione) e alla Camera (Azione e +Europa/Radicali italiani) con l’intento, al di là dei numeri parlamentari, di “rafforzare” l’azione politica di opposizione per “una più incisiva critica al governo che sia severa ma sempre costruttiva”.
“Azione e Più Europa – hanno sottolineato nella nota – restano impegnate a sviluppare ulteriori forme di collaborazione e coinvolgimento di movimenti e personalità del mondo riformatore, popolare, liberaldemocratico ed ecologista, per costruire un’alternativa credibile a sovranisti e populisti”.
Un messaggio chiaro e un invito esplicito, pur senza citarli direttamente, in primo luogo a Matteo Renzi e al suo Italia Viva che vivacchia al momento con percentuali di consenso modeste attribuitegli dai sondaggi che ne mettono a rischio la presenza in parlamento alle prossime elezioni politiche, soprattutto se ritorna il sistema proporzionale.
E a Silvio Berlusconi, scomodamente intruppato in un centro destra a trazione leghista di cui non condivide quasi niente e faticosamente impegnato a tenere in piedi un partito, Forza Italia, che va via via evaporando parallelamente al suo antico carisma personale.
Tutti insieme, federati o riuniti sotto un unico cartello liberale-moderato-riformista, stando alle attuali stime demoscopiche, si attesterebbero intorno al 15% dell’elettorato. Senza contare il bacino dell’astensione, di cui la gran parte è in attesa di un nuovo “partito della nazione” dove trovare casa.
Una suggestione per il momento, ma il primo passo formale è stato compiuto, intanto il quadro politico è in movimento e possono accadere molte cose imprevedibili.
Italia Viva è componente critico del governo e non ha alcuna intenzione di chiamarsi fuori da un tavolo dove gioca da protagonista, il Cavaliere dal suo canto, pur rimanendo insieme a Salvini e Meloni, si tiene le mani libere e intanto incassa qualche favore dall’esecutivo per Mediaset, l’azienda di famiglia cui tiene tanto.
Per entrambi, insomma, il gioco resta free, l’idea di una grande coalizione centrista in chiave riformista è un’opzione. Mai dire mai.