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Mattarella fermi lo ‘show’ della politica, serve un governo di transizione

Assistere alla sequela di rimpalli di responsabilità e alle continue reciproche accuse tra le istituzioni locali e nazionali non fa altro che alimentare la rabbia e la sfiducia. Serve, subito, una nuova agenda di governo fuori dalle logiche partigiane.

Editoriale di Gaetano Piscopo

Sembra che la pandemia abbia portato con sé una grande dose di cinismo. Fiumi di parole e trasmissioni televisive costantemente incentrate sull’argomento Covid e non per ricercare comuni soluzioni e stimolare fiducia e sicurezza, ma solo con un obiettivo: provare a fare audience in una lunga ed interminabile inchiesta.

Come se i problemi della sanità fossero scoppiati ora e non risalenti al saccheggio fatto negli ultimi decenni.

Lo scontro è a tutti i livelli. Enti locali, governo e opposizione si stanno distinguendo in una prolissa, interminabile sceneggiata con lo scopo di conservare, o conquistare una propria fetta di consenso.

La realtà è che ognuno cerca di scaricare le proprie responsabilità sulla parte avversa e questa continua ricerca di visibilità è diventata una nota stonata che, in un momento così complicato, non aiuta a ricreare il clima necessario per rimboccarsi tutti le maniche per affrontare una prospettiva di incertezze.

Solo sei mesi fa il lockdown era accompagnato da un senso comune di smarrimento e allo stesso tempo di solidarietà. C’era il bisogno di esorcizzare il pericolo insidioso del virus. Poi con la temperatura estiva l’agente patogeno ha frenato la sua capacità diffusiva e si è pensato allo scampato pericolo.

Tutti annunciavano la previsione di una ondata autunnale ma non ci sono state azioni adeguate e preventive.

Sei mesi per discutere se utilizzare i fondi del Mes, mentre il sistema sanitario continua a dimostrare tutte le proprie lacune e ne vediamo gli effetti in ogni dove. Nelle cosiddette regioni avanzate come in quelle che registrano problematiche storiche e strutturali.

La medicina territoriale devastata, incapace di fungere da filtro all’assalto agli ospedali. Le Asl scoppiate, inermi di fronte alla tracciabilità del contagio. L’ossigeno diventata merce rara. Il personale medico sfinito e insufficiente a fronteggiare l’emergenza.

Intanto i sostegni promessi prima e dopo non arrivano alle aziende. Una serie interminabile di annunci risolutivi di cui non si trova riscontro nei fatti.

Non è bastata la paura. La semplice speranza di un vaccino risolutore sta oggi alimentando una generale corsa ai distinguo. Ognuno per suo tornaconto si preoccupa di conservare o conquistare la propria porzione di consenso.

Lo scontro è tra i diversi livelli istituzionali in un continuo rimpallo di attribuzioni. Una inarrestabile corsa conflittuale senza precedenti, mina ogni possibile speranza di superare i danni provocati dalla pandemia.

Non se ne può più di una perenne campagna elettorale fatta da chi non si rende conto della nuova prospettiva di incertezza creata dall’epidemia. Il continuo annuncio di azioni risolutive che non vengono corrisposte dai fatti e i toni di continua sfida stanno alimentando ancor più la rabbia e la delusione.  Un giorno sì e l’altro pure un Dpcm presentato a cui corrisponde un riflesso di polemiche con i governi regionali.

In una fase così delicata dove in ragione dell’emergenza sanitaria sono sospese le libertà personali e la democrazia ti aspetti che il Presidente Mattarella non si limiti a fare la sua paternale con inviti generici, ma assuma un protagonismo determinante. L’unico cui è consentito di esercitare le proprie prerogative per recuperare un minimo di fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Basterebbe togliere ai partiti, quelli di governo e di opposizione, ogni alibi e indicare, ora sì, un governo tecnico di transizione che esca fuori dalle logiche di semplice occupazione del potere.

Mai, come di questi tempi, il tacere sarebbe auspicabile e l’agire indispensabile.

Covid-19 è un terribile esperimento sociale dell’interconnessione e interdipendenza planetaria. Il virus ha imposto il suo predominio sugli aspetti politici, sociali economici e scientifici. Si ha l’impressione che la tragedia globale della pandemia ci porrà tutti di fronte alla necessità di una svolta nella prospettiva delle macerie del dopo virus.

Che il governo si avvalga nelle sue scelte pubbliche dei differenti saperi tecnico-scientifici è un fatto ovvio. Ma compito della politica è quello delle scelte risolutive e se dovessimo valutare le competenze tra le subculture populiste ospitate nel governo, il dato che emerge è la totale confusione.

La responsabilità politica riguarda gli interessi della intera comunità, considerati nella loro complessità sia in ordine alla contingenza che alla prospettiva di medio e lungo termine.

In questa fase evolutiva del ciclo epidemico assistiamo a tensioni di fronte alle scelte determinate dai vari Dpcm. Spesso sembra che la priorità della sicurezza sanitaria si scontri con le finalità economiche che coinvolgono imprese e lavoratori.

Ed è proprio qui che rientra in gioco la credibilità di un governo. La crisi che stiamo attraversando ha messo in luce la realtà di enormi deficit dell’attuale quadro politico.

Le azioni della ricostruzione, dunque, dovranno puntare sul perseguimento di obiettivi sanitari, sociali ed economici nella dimensione della sostenibilità in una ottica di giustizia sociale. Che è l’unico modo per salvare almeno la faccia.

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