

di Pino de Martino
E’ “prossimità’ la parola chiave della sanità del futuro. Stando almeno allo Speranza pensiero: “Serve un grande patto-Paese che tenga dentro tutti, in cui si dice che la prima mattonella per la ripartenza dell’Italia è il rilancio del Sistema sanitario nazionale e a questo dobbiamo lavorare instancabilmente“.
Così il ministro della Salute Roberto Speranza nel corso del suo intervento al Senato. “Dobbiamo lavorare tutti insieme perché in maniera strutturale ci siano più risorse per il Servizio sanitario nazionale – ha spiegato –, non solo con il Recovery: non bastano i soldi, servono anche le riforme, ma le risorse sono la premessa”.
“La parola chiave della sanità del futuro – ha sottolineato – è prossimità, costruire un servizio sanitario nazionale vicino alle persone, significa assistenza domiciliare, che io vorrei portare per le persone sopra i 65 anni oltre il 10%, così che l’Italia sia il primo Paese in Europa; poi ospedali di comunità, quindi tornare sul territorio. Non è solo il medico che viene a casa, ma anche la sanità digitale: un Ssn che parla con il cittadino con le nuove tecnologie.
Sintonia con Draghi. Anche il premier, infatti, nel suo primo discorso al Senato aveva sottolineato la necessità di rafforzare l’assistenza sul territorio. Fino a spingersi a considerare ogni casa come il primo posto di cura, concetto ribadito nella conferenza stampa di ieri., dove il presidente del Consiglio si soffermato sulla salute degli italiani. A partire dalle vaccinazioni.
“Non ho dubbi – ha detto – ad aprile possiamo finire gli over 80 e la gran parte degli over 75 in tutte le regioni. Anche le 500mila dosi al giorno sono realizzabili. Il commissario Figliuolo rimodulerà il piano ma non ci saranno grandi modifiche”.
Ha poi bacchettato i furbetti , “smettetela di vaccinare gli psicologi di 35 anni. Platee di operatori sanitari che si allargano ben oltre chi sta in prima linea. Con che coscienza la gente salta la lista?”. La dura reprimenda del premier era doverosa, anche se con la chiamata in causa degli psicologi si è tirato addosso tutta una serie di polemiche.
Sull’aspetto delle forniture Draghi ha sottolineato: “I vaccini autorizzati che arriveranno in questo trimestre e nel prossimo bastano per concludere la campagna di immunizzazione. Ma avremo ancora bisogno di dosi per contrastare le varianti, i prossimi contratti che l’Ue siglerà saranno fatti meglio di quelli sottoscritti finora. I problemi maggiori li abbiamo avuti solo con Astrazeneca, che sembra vendersi le forniture due o tre volte. In ogni caso i rapporti continuano e il crollo di fiducia è minore del previsto”.
E poi sul tema delle possibili riaperture, Draghi ha ricordato: “Il 30 aprile scade l’ultimo decreto, che prevede che qualora vaccinazioni e contagi offrissero un quadro diverso da oggi la possibilità di riaprire prima”.
“Si dice però anche che, qualora l’andamento delle vaccinazioni e dei contagi mostrasse la possibilità, si possono riconsiderare le cose anche prima. Il governo sta lavorando su tutto questo. Avere date significa conoscere esattamente i parametri rilevanti a una certa data. In tutto questo c’è la volontà del governo di vedere le prossime settimane come di riaperture, non di chiusure”.
“È chiaro – ha aggiunto il premier – che ci sono regioni più avanzate nelle vaccinazioni, molte diversità abbastanza insospettabili. Questo dovrà influenzare le riaperture: per le Regioni che sono molto avanti con fragili e i più vulnerabili sarà più facile riaprire”.