

di Gaetano Piscopo
Napoli non smentisce la sua vocazione ad essere un laboratorio politico che si traduce in scelte spesso in controtendenza con quelle nazionali. Ma così come è pronta ad incoronare nuovi protagonisti è altrettanto lesta nell’abbandonarli.
Un popolo disposto a farsi illudere, ma non a essere preso in giro. I sondaggi, questi sì veritieri, e i dati sul consenso delle ultime tornate elettorali ne sono l’esempio.
L’incoronamento del “giudice rivoluzionario” De Magistris e il consenso plebiscitario riservato ai “giacobini pentastellati” sembrano un lontano ricordo. Lo stesso De Luca nel tentare di tenere costantemente accesa la miccia della “lagnanza vittimistica” rischia di fare i conti con un severo giudizio popolare.
In realtà questi tre esempi sono accomunati dall’antipolitica e dalla delegittimazione dei partiti nel loro ruolo di interpretazione e rappresentanza dei bisogni dei cittadini. Insomma tante facce di un populismo che si è alimentato dall’incapacità dei partiti di riconquistare la credibilità persa.
Per la sostituzione di De Magistris si è aperta una nuova fase di incertezze, tutti concordi nel condannare il sindaco uscente come il peggiore degli ultimi decenni, ma alcuni stanno propinando ricette indigeribili.
Riformisti con populisti, giustizialisti con garantisti, un magistrato di prima linea nella lotta alla camorra che si propone di risolvere i disagi e le contraddizioni storiche della città, come se il suo precedente impegno bastasse per amministrare una città così difficile e complicata.
Intanto si stanno rinfoltendo le schiere dei fan e dei portatori d’acqua, ma soprattutto è in atto il tentativo di polarizzare lo scontro tra i due maggiori pretendenti Manfredi e Maresca al punto da propinare sondaggi fasulli per distogliere l’attenzione dagli altri legittimi candidati.
Tanti appelli, a volte ai limiti della buona educazione, per convincere Bassolino a farsi da parte, primo a candidarsi e con cui nessuno mai prima si è preoccupato di dialogare.
Per lui non è bastato uscire indenne dalle accuse processuali, essere definito un valido ed esperto amministratore al punto di essere stato tra i migliori sindaci di Napoli, di non aver mai perso il contatto con la città nelle sue diverse espressioni.
Lui paga lo scotto di essere stato nel Pci antitetico a De Luca, nel Pd abbandonato e tradito dai sui stessi delfini. Della serie che quando sei al potere tutti salgono sul tuo carro per poi scenderne alle prime difficoltà.
Proprio questo mi colpisce ancor di più e pur non essendo mai stato bassoliniano devo riconoscere che la sua è la candidatura più credibile e di spessore per competenza amministrativa, conoscenza profonda della realtà e dell’animo dei napoletani ed esperienza politica di decenni di impegno. Può essere un primo passo per ridare voce alla politica nella sua reale essenza.
Mi convince ancora di più questa scelta vedendo tanti personaggi che in cerca di visibilità e di spazi sono anche disposti a rinunciare alle proprie posizioni di principio, tutti convinti di propinare il meglio per la città. Viene in mente una citazione di Karl Kraus: “Napoli è una città altamente morale dove si possono cercare mille ruffiani prima di trovare una prostituta”.
Alcuni mi rimproverano di non essere allineato con le posizioni espresse da Italia Viva a Napoli a cui ho aderito fin dalla nascita nella speranza di riunire oltre questo perimetro le sensibilità liberali, socialiste e riformiste. Non sono un tifoso cieco, ma di Matteo Renzi ho apprezzato, già nel Pd, le scelte che hanno tracciato una strada chiara ed identitaria. Quella liberale e riformista.
Al di là della contingente necessità di alleanza di governo, nessun patto con il M5S sul piano locale e non essere di rincalzo al Pd da cui ci si è distaccati. Non mi sembra che il gruppo dirigente di Napoli abbia seguito quest’indirizzo politico.
Ora se richiamare i valori fondanti di questa scelta significa essere dissidente, lo sono per rispetto della mia libertà di pensiero. Le mie critiche sono sulla coerenza che sembra smarrirsi nelle scelte di opportunità.
Se Manfredi è stato indicato da Pd, M5S e Art.1, che senso ha pensare ad un polo di moderati che tratta con il candidato sindaco su un tavolo separato?Il candidato è pur sempre lo stesso e dovrà intanto dare conto a chi lo ha indicato in primis.
Anche la proposta di proporre Gennaro Migliore per le primarie da fare con i pentastellati non era condivisibile. Tutt’altra cosa se fosse stato candidato, seppure solo di testimonianza, per un polo liberale e riformista.
In pratica per me ancor prima della sintesi è fondamentale il perimetro delle alleanze. Ho sempre pensato questo, fin da quando, sempre a Napoli abbiamo rinunciato a candidare Graziella Pagano nelle suppletive del Senato per appoggiare Sandro Ruotolo, ben distante dalle nostre posizioni.
Se le scelte devono essere frutto solo di calcoli per il consenso allora può essere giustificata ogni alleanza compreso fare liste come veicolo di opportunità per chi non ha condiviso lo stesso percorso. Io non la penso così e continuerò a ribadirlo in ogni sede.
A chi dice che per esprimere il proprio parere bisogna prima misurare la propria capacità di consenso, potrei rispondere che ho imparato da piccolo, nei corsi ideologici, la differenza tra produzione del pensiero e organizzazione, ma che in una comunità l’una non può essere in contraddizione con l’altra.
Certo una forza politica si misura dalla capacità di consenso, ma continuo a pensare che un progetto giovane come quello di Italia Viva non deve bruciare le tappe, ma essere capace di misurarsi oltre il proprio spazio proponendosi come elemento di attrazione in un’area caratterizzata politicamente, e di spazi da colmare ce ne sono.
Ecco, ora credo di avere motivato la mia scelta di sostegno ad Antonio Bassolino intanto perché convinto che la sua sindacatura è stata l’unica che ha lasciato un minimo di traccia di rinascita di Napoli e poi, opportunisticamente, per chi si ritiene alternativo al Pd, perché è l’occasione per acuirne le contraddizioni.
3 Comments
Si può discutere sulle idee ed è giusto che bisogna essere sempre liveri del proprio pensiero,ma non per questo si abbandona un partito in cui si crede.
Si dice: “lupus in fabula”. Ebbene l’ex Sindaco di Napoli Rinascimentale, Antonio Bassolino, è uscito allo scoperto ben quattro mesi or
sono, sono e nessun partito si è degnato di dialogare con lui: Ora che i sondaggi iniziano a far riflettere ecco avanzare prima l’ipotesi di ritirare la candidatura, poi proprio un invito vero e proprio “a fare un passo indietro”: La trovo una idiozia politica ed anche un pò di “”cazzimma””. Antonio Bassolino, non c’è bisogno di presentarsi alla gente per farsi conoscere: Egli si presente per dire: ecco, sto qui, per vincere con voi e èper4 voi. Jamme ‘nnanze….
Condivido tutta l’esposizione. Se fossi ancora a Napoli voterei sicuramente Bassolino