

di Peppe Papa
Vincenzo De Luca ce l’ha fatta, ha portato a termine la lunga marcia verso la conquista della capitale del Mezzogiorno. E’ lui il vero vincitore di questa tornata delle amministrative a Napoli che ha visto l’elezione a sindaco di Gaetano Manfredi, di cui è stato il principale sponsor.
Può essere avviata, dunque, senza più ostacoli, la “salernizzazione” del capoluogo regionale, da sempre obiettivo principe del governatore, che potrà così essere incoronato nuovo viceré della Campania e aspirare, come merita, a un ruolo di primo piano nella politica nazionale che conta e non solo.
Ripetere i fasti di Antonio Bassolino, suo antico rivale sconfitto a questo giro alle urne soffocandone le residue ambizioni, scrollarsi di dosso la nomea del “cafone” e assurgere all’empireo dei grandi leader politici quale ritiene di essere. L’uomo è fatto così, fosse per lui potrebbe anche stare al posto di Draghi, certo di poter reggere il confronto.
Figurarsi il povero Manfredi, persona mite, seria, garbata, avere a che fare con un tipo del genere che da Santa Lucia metterà lingua su ogni pratica, deciderà le cose da fare e con chi, detterà le priorità, fornirà consigli ‘disinteressati’, affollerà Palazzo San Giacomo di suoi uomini.
A tal proposito ha già suggerito un assessore, che nell’eventualità potrebbe fare anche il vice sindaco, si tratta dell’ex questore, oggi prefetto, Antonio De Jesu, che andrebbe bene ad “occuparsi della sicurezza”. Intanto alle riunioni di Manfredi con la coalizione continua a presenziare il suo braccio destro, Fulvio Bonavitacola, perché nulla sia lasciato al caso.
E il Pd, il M5S e gli altri? Be’, loro si accontentano di poter dire di aver vinto, che il “campo largo” del centrosinistra è un successo e Napoli ne è stata la conferma, poi nient’altro. Nel concreto si vedrà in seguito come accontentarli per il contributo fornito alla causa, al momento gli basta essere saliti sul carro giusto.
La fotografia di gruppo di De Luca con il nuovo sindaco insieme a Fico, Di Maio e il vice segretario Pd, Provenzano, con i pollici all’insù, ebbri di felicità è da questo punto di vista emblematica. Passate in cavalleria le pesanti offese rivolte ai dirigenti Pd “un gruppo di anime morte”, o quelle ai due convenuti grillini definiti a suo tempo “sfaccendati”.
Meglio per tutti far buon viso a cattivo gioco, ci sono le risorse da spendere del Pnrr, che hanno già acceso gli appetiti del mondo degli affari, delle imprese e delle professioni, la sanità pubblica e privata da rilanciare, mettere mano all’apparato infrastrutturale, assicurare la “pace sociale”. Ce n’è per tutti, basta sia chiaro chi ha l’ultima parola.
L’ex rettore è un tecnico, un ingegnere di vaglia, certamente potrà dire la sua, ma senza eccedere. Quel che guasta è l’opposizione che si andrà a formare in Consiglio, Bassolino e Maresca hanno detto che loro ci saranno, così come la demagistriana Clemente, c’è da giurare che daranno filo da torcere. Di sicuro sarà una seccatura, ma almeno servirà a salvare le apparenze.