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Quirinale, l’asse Pd-M5S non regge: Conte ‘commissariato’ dai suoi, Letta sospeso con l’incubo Berlusconi

La partita del Quirinale è il primo vero banco di prova dell’asse Pd-M5S, Enrico Letta e Giuseppe Conte dovranno dimostrare la sostanza di un’intesa politica che, finora, ha prodotto poco e niente

di Peppe Papa

La partita del Quirinale è il primo vero banco di prova dell’asse Pd-M5S, Enrico Letta e Giuseppe Conte dovranno dimostrare la sostanza di un’intesa politica che, finora, ha prodotto poco e niente, rivelando la reciproca debolezza nella guida dei loro ‘indomabili’ partiti e il rischio concreto di giocarsi la carriera.

Al momento non esiste una posizione comune su chi debba essere il prossimo Presidente della Repubblica con quel che comporta sul futuro di Palazzo Chigi e nulla lascia pensare che ciò avvenga al più presto, come sarebbe opportuno, visto che il tempo stringe. Anzi, la situazione ristagna per non dire che si è trasformata in farsa.

L’ex premier sembra decisamente andato in confusione, tanto che i suoi lo hanno praticamente commissariato fino a imporgli di farsi “accompagnare” ai tavoli di trattativa. Nelle ultime tre settimane è stato un crescendo di dichiarazioni e azioni sconclusionate che ne hanno certificato il fiato corto e la quasi irrimediabile irrilevanza politica.

Ha prima lasciato capire che il candidato al Colle del M5S sarebbe stato indicato d’intesa con il Pd, poi che forse sarebbe stato meglio farlo con una consultazione in Rete, che avrebbe dovuto essere una donna, quindi di nuovo con i dem e Art.1, dopodiché ha detto di non avere nessuna preclusione sul sostegno alla candidatura di Mario Draghi.

Quest’ultima concordata, come le altre, con nessuno, né Pd, né Art.1, né soprattutto con i suoi parlamentari, quelli che dovrebbero votarlo, che gli hanno presentato subito il conto.

Riuniti in assemblea al Senato, il giorno stesso dell’uscita del loro ‘capo’, hanno pubblicamente deciso a larghissima maggioranza di sostenere la rielezione di Sergio Mattarella e chiesto, giusto per chiarire come stanno le cose, che Conte sia affiancato in campo dai due capigruppo, gli stessi che aveva tentato di far fuori senza successo.

Con uno così, che ormai rappresenta solo sé stesso, come si può pensare di fare affari? Soprattutto, poi se si tratta di eleggere il nuovo Capo dello Stato, cosa di per sé già abbastanza problematica.

Ma questo, al segretario Pd, non sembra preoccupare più di tanto, nonostante nel suo partito, a pochi giorni dalla direzione convocata sull’argomento, non manchi il solito balletto di posizioni contrapposte tra le varie fazioni interne.

Per Letta non è facile barcamenarsi e certo non aiuta il fatto di non sapere cosa hanno in mente sul serio gli avversari circa la candidatura di Berlusconi che, al momento, hanno dichiarato di sostenere.

Sarà vero? Vai a sapere, intanto ha deciso di rimanere sospeso come un acrobata, impossibilitato a prendere lui l’iniziativa e intestarsela. Dicono sia orientato a dare indicazione ai suoi di votare scheda bianca alle prime tre chiamate, poi si vedrà.

Nel frattempo il Cavaliere non molla e se il centrodestra decide di andare fino in fondo compatto, in mancanza di alternative gradite, potrebbe farcela. Un incubo per l’ex professore di ‘Science po’ a cui verrebbero attribuite tutte le colpe dell’esito nefasto per il centrosinistra e il Paese.

Non gli resterebbe che tornarsene a Parigi e chiudere definitivamente con la politica italiana con la consapevolezza che saranno in pochi quelli che ne sentiranno la mancanza.

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