

di Peppe Papa
E’ considerato dalla stampa mainstream il miglior prodotto della “folle” stagione M5S, con i suoi modi felpati e una faccia di bronzo a prova di débàcle, ha occupato in pochi anni quasi tutte le principali cariche istituzionali del Paese. Luigi Di Maio è stato il più giovane vicepresidente della Camera, vice premier, più volte Ministro di dicasteri importanti, infine è approdato alla Farnesina, quando nessuno immaginava sarebbe scoppiata una terribile guerra nel cuore dell’Europa.
Incarico che ancora, incredibilmente, ricopre con la solita diligente incoscienza di parvenu, per niente imbarazzato dalla propria ignoranza e dilettantismo, che farebbe ridere se non si trovasse a fare il ministro degli Esteri della Repubblica italiana nel bel mezzo della più drammatica crisi internazionale che si ricordi dalla fine della seconda guerra mondiale.
Gaffe come chiamare in visita ufficiale il Presidente cinese Xi Jimping “Ping”, o inventarsi un “Pinochet dittatore del Venezuela”, parlare a sproposito della “tradizione millenaria democratica della Francia”, parteggiare per i ‘gilet gialli’ aprendo una crisi diplomatica con l’Eliseo. Non sono più tollerabili, vista la situazione.
Questo è uno di quei momenti in cui si fa la storia, una fase molto seria dell’umanità. C’è poco da fare il ‘bambolotto’ impettito che spara cazzate come se niente fosse perché nessuno ci fa caso, Mario Draghi è stato costretto a togliergli di mano la pratica Russia-Ucraina. Non ha potuto fare altrimenti, inciampi, si fa per dire, uno dietro l’altro finché non è stato fermato.
Ha cominciato il 23 febbraio, giorno precedente all’invasione russa dell’Ucraina, dando per chiuso qualsiasi canale di dialogo con il capo del Cremlino, mentre la diplomazia europea ai più alti livelli era alacremente all’opera per evitare la guerra. “Siamo impegnati al massimo livello dei canali multilaterali di dialogo – aveva affermato – riteniamo tuttavia che non possano esserci nuovi incontri bilaterali con i vertici russi finché non ci saranno segnali di allentamento della tensione”.
Parole che hanno provocato il dileggio da parte del ministero degli Esteri di Mosca che ne ha sottolineato ironico le “doti” diplomatiche: “La diplomazia è stata inventata solo per risolvere situazioni di conflitto e alleviare la tensione e non per viaggi vuoti in giro per Paesi ad assaggiare piatti esotici”. Certo non una bella considerazione da parte del player principale della crisi geopolitica.
Per non parlare poi dell’epiteto rivolto in televisione a Putin, definito “più atroce” di un animale, ignorando le basi elementari di chi fa il suo mestiere che insegnano il contegno e la misura perché si parla a nome dell’istituzione che si rappresenta. Non ci si può lasciare andare, insomma, come un pischello.
Meglio affidargli il dossier energia, ha così pensato il premier, mandarlo in giro a procurare forniture alternative al gas russo di cui siamo dipendenti, in pratica andare a siglare contratti già predisposti su altri tavoli, ma buoni per fargli fare bella figura.
Ma i “ciucci” si sa sono “presuntuosi” e Di Maio ha trovato l’occasione per farne un’altra delle sue, smentendo la valutazione espressa dal ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani che ha parlato di almeno “24-36 mesi” per provare a liberarsi dalla morsa russa.
Reduce dai suoi viaggi in Algeria, Congo, Angola, Quatar a sottoscrivere le intese suddette, ha affermato sicuro che “in due mesi riusciremo a dimezzare la dipendenza dal gas russo, non saremo più dipendenti da eventuali ricatti”. Il fatto è che non ci ha capito niente.
Le forniture, infatti, non avverranno attraverso tubi che al momento non ci sono, ma con le navi e che quindi servono i rigassificatori, che in Italia sono solo tre, grazie, guarda un po’, proprio ai Cinquestelle che negli anni scorsi sono stati i principali oppositori alla costruzione di nuovi impianti.
Ha ragione Cingolani, dunque, servono due tre anni per risolvere il problema, sempre che, un Di Maio qualsiasi di turno, non si metta di traverso e allora non resta che questa legislatura giunga definitivamente a termine, sperando che alla prossima sia stata fatta parecchia pulizia.
1 Comment
Finalmente qualcuno.che si accorga di un incapace ,,,,va mandato a casa.
Io ho lavorato in fabbrica , e quando qualcuno sbagliava o non si atteneva alle regole ,veniva licenziato,,,ho 85 anni e queste regole io e quelli della mia età sanno come ci si deve comportare.