
di Peppe Papa
Mentre in parlamento stanno maturando le condizioni per un ritorno al sistema elettorale proporzionale, c’è chi si spinge più avanti e immagina una riforma costituzionale che cambierebbe i connotati della Repubblica. Giorgia Meloni con l’elezione diretta del presidente della Repubblica, Matteo Renzi con quella del presidente del Consiglio, si strizzano l’occhio e non escludono una ‘sorprendente’ convergenza.
“Il presidenzialismo è la madre di tutte le riforme costituzionali. E’ lo strumento per rimettere al centro la volontà popolare e dire basta ai giochi di palazzo che espropriano gli italiani del loro diritto di scegliere da chi essere governati”, ha detto la leader di FdI presentando la proposta di legge a riguardo, calendarizzata alla Camera il prossimo 10 maggio.
“Alla Leopolda 2022 (25-27 novembre) presenteremo formalmente la nostra proposta per l’elezione diretta del premier, il cosiddetto Sindaco d’Italia” ha annunciato qualche settimana fa il capo di Italia Viva nel corso del terzo seminario del partito su “Democrazia in crisi: il presidenzialismo la salverà?” svoltosi alla sala Zuccaro del Senato.
Due iniziative diverse, ma che condividono lo stesso spirito di riforma radicale che punta a costruire le condizioni per consegnare un mandato forte e un potere chiaro a chi governa da parte dei cittadini. Non a caso tra FdI e Iv sembra essersi creato il feeling destinato a inediti sviluppi.
Italia Viva si è detta disponibile al confronto sulle riforme volute dalla destra, Marco Di Maio responsabile del dossier per il partito è da tempo che continua a ripetere “siamo pronti a ragionare di questi temi”. Quale occasione migliore, allora, dell’approdo in parlamento della proposta meloniana?
Certo, non è questione che possa essere risolta in questa legislatura, senza considerare l’avversione di tutto il centrosinistra e le diatribe interne al centrodestra per la disputa della leadership.
Ma è importante, nonostante i mal di pancia che provoca in molti, che se ne parli, considerando che quasi tre italiani su quattro si dicono “favorevoli all’elezione diretta del presidente della Repubblica”, come è emerso dal sondaggio curato da LaPolis dell’Università di Urbino e Demos per l’osservatorio “Gli italiani e lo Stato”.
C’è insomma, diffuso nel Paese, un forte bisogno di stringersi intorno a un Capo, che non va trascurato. Occorre, e questo è compito della politica, evitare che si tratti di quello sbagliato.
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se si riuscisse a farci votare i due presidenti ne sarei molto contento cosi alla fine delle legistrature sappiamo chi non votare e avremmo 5 anni di stabilità