

Intestarsi apertamente la battaglia per il ritorno al proporzionale puro, segnerebbe un cambio di passo notevole nella strategia del Pd che metterebbe con le spalle al muro personaggi di primo piano e comprimari della politica italiana
di Peppe Papa
E adesso? Il “campo largo” su cui Enrico Letta ha puntato le sue fiches finisce a carte e quarantotto dopo il terremoto che ha disintegrato il M5S. Niente più asse privilegiato con Giuseppe Conte, la cui leadership del Movimento è uscita seriamente compromessa, e la necessità di rivedere in fretta la strategia.
A partire dalla legge elettorale che condiziona i ragionamenti sulle prospettive, le alleanze e una visione da proporre al Paese costruita intorno alla centralità del Partito democratico. E’ chiaro che l’attuale sistema, il Rosatellum, impone l’aggregazione di un’ampia coalizione da contrapporre allo schieramento avversario, tuttavia per come si sono messe le cose, l’operazione appare difficile se non impossibile.
L’implosione dei grillini e le inconcludenti, per ora, manovre al centro allontanano la possibilità di aprire una strada che porti ad un confronto serio con la definizione di una piattaforma unitaria.
In ciò non aiutano, a dire il vero, le fumose ambiguità, la prudenza esasperata del segretario dem, alle prese, anche questo bisogna sottolinearlo, con un partito dove alle varie correnti basta niente per scatenare il putiferio.
C’è da capirlo Letta, non è facile per lui tenera testa alla pressione ‘gentile’ dei molteplici capibastone, e finora ha fatto un miracolo, agevolato anche dalla particolare contingenza legata alla pandemia e adesso alla guerra, per cui è comprensibile che usi la cautela.
Intanto, però serve prendere delle decisioni analizzando, con freddezza, la situazione.
Se il fantomatico “campo largo” non esiste più per dissoluzione di alcuni suoi importanti protagonisti, a meno che non sia disposto a pensare alla possibilità che Di Maio e Conte facciano sfaceli alle urne, e l’oggettiva difficoltà ad avere a che fare con Calenda, Renzi e pezzi di Forza Italia dati in uscita, bisogna inventarsi qualcosa di diverso.
Tipo, dire: ragazzi sapete cosa c’è di nuovo? Ognuno per i fatti suoi. E chi ha più filo tesse.
Intestarsi apertamente la battaglia per il ritorno al proporzionale puro, così come tra l’altro era stato concordato con i Cinquestelle in cambio della riduzione del numero di parlamentari, cercando di andare fino in fondo senza paura.
Una scelta del genere segnerebbe un cambio di passo notevole che metterebbe con le spalle al muro personaggi di primo piano e comprimari della politica italiana.
Misurarsi alle urne, magari con una consistente soglia di sbarramento al 5%, oppure sedersi al tavolo, mantenendo lo stesso sistema semi-maggioritario, e trovare un’intesa che eviti a molti, spiacevoli sorprese?
Due opzioni alle quali non tutti, evidentemente, sono in grado di avere accesso, se sbagliano rischiano di finire fuori dai giochi. Una possibilità invece concessa al Pd in funzione della consistente forza elettorale emersa con chiarezza alle ultime amministrative.
Letta, insomma, ha in mano le carte per imporre il suo gioco e indurre alla ragionevolezza leader e leaderini del fronte di centrosinistra. A condizione, sia chiaro, ma questo lo avrebbe dovuto imparare a sue spese, di non rimanere mai ‘sereno’.