

di Peppe Papa
Uno vuole mettere il pos nei rave party, un altro, prendendo spunto dall’episodio shock di cronaca avvenuto a Roma con l’omicidio di tre persone, consiglia di andare tutti dallo psicologo e spiega chi sono questa categoria di medici cui appartiene, del tutto casualmente, sua figlia, un altro ancora vuole riportare i giovani alla leva militare che tanto fa bene, ma solo s’intende in maniera volontaria.
Il centrodestra al governo, obbligato sulle scelte importanti che riguardano l’economia e la guerra in Ucraina a proseguire sul percorso tracciato da Mario Draghi, si sta esibendo su quello che gli viene più facile, rivendicare a ogni piè sospinto le proprie radici identitarie, con esiti spesso imbarazzanti.
Come nel caso del Senatore ligure di Fdi, Gianni Berrino che nel suo intervento in palamento durante la discussione generale sul dl rave, si è lanciato in una temeraria filippica contro i party illegali mettendo in mezzo, approfittando dell’occasione e con sprezzo del ridicolo, la questione che sta tenendo banco in questi giorni sui pagamenti elettronici.
“Siamo stati accusati dall’opposizione – ha detto – di volere approvare un decreto ad hoc contro i cosiddetti rave come se non avessimo cose più urgenti a cui pensare mentre la nostra volontà era ed è non permettere che in Italia esistano zone franche dove la legalità è sospesa”.
Poi pregustando l’effetto che avrebbero suscitato le sue successive parole, ha proseguito tirando in ballo la volontà di tutelare “quelle migliaia di imprenditori” che rispettano le regole, finché è arrivato al punto: “vorrei chiedere ai sostenitori dei pos della sinistra, come mai durante quelle feste non sia possibile effettuare pagamenti elettronici”. Eh già, una vera ingiustizia.
Non meno goffa l’uscita, questa volta di un pezzo da novanta dell’esecutivo, di Antonio Tajani, ministro degli Esteri e non certo uno sprovveduto. Il quale ha trovato il modo, commentando la lite condominiale finita nel sangue ad opera di uno squilibrato, di dare una mano in famiglia senza peraltro nasconderlo.
“E’ un fatto che ha colpito tutti noi, si tratta di una persona che aveva problemi mentali – ha spiegato a ‘Zona bianca’ su Rete 4 – forse bisogna stare più attenti: se si seguisse ciò che si fa in altre parti del mondo, dove si va dallo psicologo. Ecco, suggerisco di frequentare un po’ di più gli psicologi che sono medici della mente”.
Insomma, gli ‘strizzacervelli’, quelli che sanno spiegarti per filo e per segno da dove nascono i tuoi disturbi mentali e che, se consultati in tempo, possono certamente aiutare a prevenire drammi come quello capitato nella Capitale. “Io sono padre di una psicologa”, ha sottolineato con orgoglio, facendo intendere di sapere di cosa stesse parlando.
“Mia figlia dice che bisogna stare attenti – ha spiegato con l’aria di chi ti stando una dritta – e cominciare sin da piccoli perché se c’è qualche problema mentale lo si capisce già quando si è in età evolutiva. Quando ci sono i primi sintomi di squilibrio – ha esortato – segnaliamoli, invito anche le famiglie a farlo…”. E, soprattutto, non mancano i professionisti che se ne possono occupare. Surreale.
Infine, l’ineffabile Ignazio La Russa, presidente del Senato il quale, nonostante il ruolo di seconda carica dello Stato, proprio non ce la fa a resistere all’istinto primordiale dell’uomo d’ordine, alle nostalgie di un passato che non passa. E ogni tanto si lascia andare, non trattiene la sua proverbiale esuberanza, entrando senza remore nel dibattito politico fino a sconfinare nel merito di proporre disegni legge.
Ecco allora, un suo vecchio cavallo di battaglia, il ritorno alla naja, troppo frettolosamente archiviata, per i giovani italiani ai quali non guasterebbe la possibilità di provare una esperienza altamente formativa, sperimentando la disciplina militare, magari anche solo per un breve periodo, giusto per capire di che si tratta.
“Quando ero ministro ho cercato, senza cambiare quello che era cambiabile, cioè la fine del servizio di leva di introdurre quella che passò col nome mini-naja – ha spiegato nel corso del raduno degli Alpini a Milano – cioè tre settimane volontarie nel corso delle quali ciascuno potesse avvicinarsi alle forze armate e poi andare a portare nuova linfa a tutte le associazioni d’arma, a seconda di dove avesse passato quelle tre settimane”.
A tal fine, ci ha tenuto a far sapere, ha predisposto un disegno di legge che sarà presentato da un gruppo i senatori (“non da me, come presidente non posso”) per portare “la mini-naja volontaria a 40 giorni”. Una proposta sua, dunque, per interposta persona, una palese scorrettezza istituzionale, ma cosa vuoi che sia di fronte al futuro delle nuove generazioni. A Palazzo Chigi, staranno prendendo appunti.