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Orlando e Bettini, la ‘generazione Erasmus’ di Schlein all’assalto di Bonaccini

La candidata perfetta, secondo i piani, per riportare la “ditta” al comando ammantando il vecchio disegno diessino con il ritocco di un po’ di ambientalismo verde e diritti civili. Ora solo di tre punti il vantaggio del governatore dell’Emilia Romagna

di Peppe Papa

Di rimozione in rimozione sono trent’anni che stanno sempre lì, immobili, tra un incarico e l’altro, piazzati a presidiare il proprio spicchio di potere e non hanno nessuna intenzione di mollare. Sono disposti a tutto. Nel Pd, la sinistra, ha scelto da che parte stare al congresso e, come tutti davano per scontato, la decisione è caduta su Elly Schlein, il nuovo che avanza.

La candidata perfetta, secondo i piani, per riportare la “ditta” al comando ammantando il vecchio disegno diessino con il ritocco di un po’ ambientalismo verde e diritti civili. La ragazza, insomma, va sostenuta. Con lei si può recuperare con i Cinquestelle, vecchio pallino, e farla finita con riformisti, cattolici democratici e liberali del partito che per quanto gli riguarda possono pure scomparire.

Qualche giorno fa la Schlein era seduta tra Andrea Orlando e Goffredo Bettini a una delle innumerevoli presentazioni del libro di quest’ultimo (A sinistra, da capo), quando a un certo punto del suo intervento, fissando il pubblico ha esclamato: “Se qualcuno pensa che negli ultimi quindici anni sia andato tutto bene, lo dica. Siamo qui apposta a discutere in questo congresso. Lo dica”.

Presa dall’ingenuità, o dalla foga, non ha pensato che avrebbe dovuto rivolgere l’invito ai due che stavano ai suoi lati e non perché non sostengano le sue stesse cose, ci mancherebbe, è indispensabile un radicale rinnovamento, ne sono i più convinti sostenitori insieme a Dario Franceschini, l’altra immarcescibile cariatide Pd, schieratosi anche lui già da tempo con la giovane aspirante segretaria, ma perché puzzano di bruciato.

Bettini e Orlando nell’occasione hanno dato spettacolo, portando in scena il collaudato canovaccio che ha tenuto a galla la commedia per tanti anni, il gioco degli equivoci, la spudorata capacità di cambiare narrazione a seconda degli eventi e delle circostanze.

Bettini, sfrontato, ha detto di aver sentito nella proposta della Schlein “L’urgenza di una risposta che non sia l’apologia dello status quo presente nel Pd”, mentre sulla stessa linea Orlando ha parlato dell’impossibilità di affrontare i grandi problemi del mondo con un “soluzionismo pragmatico” fine a sé stesso.

Che è, più o meno, quanto sostenevano ai tempi del trionfale avvento di Nicola Zingaretti alla segreteria del partito nel precedente congresso, dove Orlando faceva il vice e Bettini l’ideologo. Questo a proposito dello status quo e dell’apologia. Ma d’altronde dei due si potrebbe fare l’elenco delle posizioni, guarda caso, sempre dalla parte del vincente del momento.

Una l’ha ricordata recentemente Mattia Feltri su La Stampa, sottolineando quando proprio il “thailandese” osservava quanto “Renzi” avesse “straordinariamente rimesso in moto la politica italiana” e quanto la “resistenza interna” nei suoi confronti arrivasse dai “leader del passato”. All’epoca, manco a dirlo, Orlando era uno dei ministri del governo del senatore toscano.

Comunque sia, la ‘benedizione’ della gauche, ha sortito gli effetti sperati, tanto che stando ai risultati dell’ultimo sondaggio effettuato da Winpoll e rilanciato da Repubblica, Elly Schlein non sarebbe più così lontana dal suo principale competitor, Stefano Bonaccini dato finora per favorito.

Il margine si è ridotto a soli tre punti (45,5% a 51,5%) e la vittoria non sembra una chimera ai gazebo delle primarie dove a votare sarà una platea più ampia di quella degli iscritti e conta di sfondare tra la fascia della generazione Erasmus. La sfida è apertissima. M5S e Terzo Polo, intano, si fregano le mani, Meloni dorme sonni tranquilli.

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