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Pd, nuovo segretario solito ‘andazzo’

Anche per Elly Schlein il destino di essere risucchiata nel ‘buco nero’ del partito che ha inghiottito tutti i suoi predecessori, sembra segnato

di Peppe Papa

Anche per Elly Schlein, neo eletta segretaria del Pd, il destino di essere risucchiata nel ‘buco nero’ del partito che ha inghiottito tutti i suoi predecessori, sembra segnato. Nonostante il piglio combattivo e la sferzata di novità che ha portato la sua elezione, conquistata a furor di popolo, alle primarie di fine febbraio.

Aveva promesso in campagna elettorale lotta senza quartiere ai “vecchi cacicchi” e invece questi non hanno mollato di un centimetro. La direzione monstre, dove ha prevalso come sempre la logica della spartizione, ne è un esempio. Non manca nessuno, ci sono persino i reduci della diaspora di Articolo 1 tornati a casa perché si è finalmente compiuta la “de-renzizzazione” del partito.

C’è la dalemiana storica, Livia Turco, l’immarcescibile Goffredo Bettini, la bersaniana ex leader della Cgil, Susanna Camusso fatta eleggere da Letta in Campania e la sua ex collega della Cisl in quota cattolici, la senatrice Annamaria Furlan. Ovviamente non mancano quelli della sinistra zingarettiana e orlandiana, presenti con i due capi e una miriade di giovani emergenti, si fa per dire, tipo Emanuele Felice o Peppe Provenzano.

Un gruppone largamente maggioritario che avrà gioco facile a inquadrare nei suoi ranghi la folta rappresentanza di millennials che la giovane segretaria si è tirata dietro e con la quale spera di innervare di modernità il partito. Impresa improba vista la piega che ha preso.

Spostare l’asse a sinistra le garantirà sì di conservare una certa pace interna, riprendersi i consensi finiti ai Cinquestelle e tranquillizzare gli odiati capibastone, ma anche doversi misurare con una realtà complessa in cui la radicalità è solo una fastidiosa, inconcludente e inutile retorica che non interessa alla maggioranza della società.

Senza contare che se è vero che i renziani, se mai fossero esistiti, hanno tolto il disturbo, resta un’ampia area riformista, in direzione rappresentata dal solo Giorgio Gori, che certo non rinuncerà a chiedere conto su quale spazio avranno quelle idee in politica estera, economia, ambiente che si rifanno alle politiche degli anni migliori dei governi Matteo Renzi e Mario Draghi.

Per Schlein dunque la strada è tutt’altro che in discesa come gli ultimi sondaggi sembrano suggerire, per il momento a premiarla è il senso della novità percepita, che tanto piace agli italiani, e il lavoro dei media intenti a costruire il personaggio per vendere il prodotto. Una luna di miele per il momento, come quando tutti gli astri si allineano. Ma dura poco.

1 Comment

  1. Anselmo Bovenzi ha detto:

    Il commento di Papa è quasi una profezia che lui stesso forse si augura si avveri! Per adesso prevalgono solo valutazioni positive sulla Sclein ma i gufi e gli sciacalli sono pronti a dire “l’avevo detto”!

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