

di Peppe Papa
Molte chiacchiere e tanto clamore mediatico, ma zero risultati per l’annunciata riforma della Giustizia del Ministro Carlo Nordio che per il momento segna il passo in attesa del via libera del Quirinale e l’approdo definitivo in parlamento. Dove sarà battaglia con l’opposizione e una parte della stessa maggioranza che ha finora cercato di addomesticare le pulsioni identitarie manettare della sua storia passata e recente.
Pronte sfilze di emendamenti che serviranno a rimandare alle calende greche il provvedimento, facendo strame dell’intento garantista cui è ispirata e al quale, lo stesso Ministro, non sembra credere fino in fondo così come quando da magistrato tuonava contro i suoi colleghi accusati di giustizialismo e difesa proditoria della ‘casta’.
Una situazione ideale per il Terzo Polo che, su questo fronte, ha condotto la propria campagna elettorale e conta di stanare le contraddizioni degli opposti schieramenti intenti ad alimentare uno scontro senza né vinti né vincitori, interessati solo a difendere lo status quo facendo finta di farsi la guerra.
Per questo motivo è partita l’offensiva con la discesa in campo diretta di Matteo Renzi, che ha fiutato l’odore del sangue.
Ha deciso di traslocare in commissione Giustizia al Senato, scambiandosi il posto con Ivan Scalfarotto che andrà a sostituirlo a quella delle Finanze e Tesoro, per seguire di persona la riforma presentata dal titolare del dicastero di via Arenula e, in accordo con Enrico Costa presente nella omonima commissione alla Camera, dare battaglia “presentando emendamenti e giocando di sponda”.
Insomma, fare gioco di squadra sperando di stanare gli avversari.
“Ho accolto una bella idea di Enrico (Costa) – ha raccontato il leader di Italia Viva nella sua e-news giornaliera – e grazie alla disponibilità di Ivan (Scalfarotto) e Lella Paita abbiamo deciso che nelle discussioni sulla riforma Nordio io mi trasferirò in commissione Giustizia, di cui seguirò personalmente i lavori, e con Costa collaboreremo gomito a gomito io al Senato, lui alla Camera. Insieme ci proveremo. Sarebbe utile recuperare lucidità e fare una riforma vera, che serve a tutti”.
Di sicuro saranno fuochi d’artificio, la materia è tra le più divisive e coinvolge la cultura valoriale e l’idea di Paese rappresentate dalle diverse forze politiche del panorama politico nazionale, verranno fuori inevitabilmente limiti e incoerenze difficili da continuare a mascherare, tutti saranno chiamati a prendere posizione senza infingimenti. O almeno si spera. Vedremo.